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sabato 1 agosto 2009

Lodigiano in crisi

Secondo la Cisl la crisi ha toccato 82 aziende.
Lavoro nel Lodigiano, è un “semestre nero”.
Rassegna stampa - Greta Boni, Il Cittadino di oggi.

La crisi si fa sempre più dura, su tutto il territorio lombardo. In provincia di Lodi, nel primo semestre 2009, si contano quasi duemila lavoratori in cassa integrazione ordinaria, 95 in cassa integrazione straordinaria, mentre 87 sono quelli in cassa integrazione in deroga; 20, infine, si trovano in mobilità. Le aziende coinvolte dalle difficoltà economiche sono 82, per un totale di 2.596 dipendenti, fra questi 2.105 sono interessati dai provvedimenti di cassa integrazione e mobilità.
Anche le altre province non se la passano bene, zone fortemente industrializzate come Bergamo, Brescia, Brianza, Varese, Lecco e Milano devono fare i conti con i problemi.
Il quadro emerge dal rapporto semestrale realizzato dall’Osservatorio regionale della crisi e occupazione, un documento stilato dalla Fim-Cisl per valutare l’andamento del settore metalmeccanico. Il comparto continua a registrare situazioni molto preoccupanti di fermo produttivo, di utilizzo diffuso della cassa integrazione e di accentuazione del rischio occupazione per migliaia di lavoratori.
L’Osservatorio rileva sistematicamente la situazione nelle 5.700 aziende industriali della Lombardia, che occupano 550.000 lavoratori. Nel periodo che va dal 1 gennaio al 30 giugno 2009 sono state interessate dalle crisi 4.412 imprese, contro le 971 del secondo semestre 2008, per un totale di 174.605 addetti (80.082 in precedenza); i lavoratori direttamente colpiti dalla crisi ammontano a 137.989 (49.033 in precedenza), quasi 90.000 in più in soli sei mesi, con una ulteriore impennata del 181 per cento.
Da sottolineare la costante crescita delle sospensioni congiunturali: la cassa integrazione ordinaria segna un più 338 per cento di aziende e un più 175 per cento di lavoratori, accompagnata però dall’allarmante incremento della cassa integrazione straordinaria, che nell’arco di sei mesi ha registrato un più 967 per cento di aziende e un più 344 per cento di lavoratori sospesi. La Cisl ha da tempo proposto una strategia: «Occorre difendere il sistema industriale, con politiche adeguate a tutto campo - fa sapere la Fim-Cisl -. Vanno attuate politiche pubbliche di sostegno agli investimenti e all’accesso al credito, condizionate da programmi di consolidamento industriale e piani sociali per l’occupazione da parte delle imprese. Va tutelata l’occupazione, attraverso l’adozione generalizzata dei contratti di solidarietà alternativi ai licenziamenti e l’attuazione delle politiche attive del lavoro e della riqualificazione. Occorre quindi attivare i sistemi locali per l’analisi dei punti di criticità e l’individuazione di obiettivi di rafforzamento dei fattori di competitività, con la pianificazione dello sviluppo del territorio».

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