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venerdì 24 luglio 2009

Comuni inadempienti

La panacea mattone.
Speciale - Parte seconda.

Confartigianato ottimista. Adriana Boaretto, titolare di Impredil e referente di 526 aziende lodigiane del settore: «Gli enti locali ristrutturino proprietà fatiscenti».
Rassegna stampa - Il Giorno di giovedì 23 luglio.

«Il piano casa? Sono ottimista sulle ricadute che può avere. Mi auguro solo che i Comuni lo adottino e lo mettano subito in pratica». Adriana Boaretto, titolare della ditta Impredil di Mulazzano, è referente delle 526 imprese edili lodigiane associate a Confartigianato.
Signora Boaretto, perché un giudizio tanto positivo sul piano?
«Ricordo che, sempre il Governo Berlusconi, aveva introdotto alcuni anni fa la Dia (Denuncia di inizio attività, ndr), che sostituì la concessione edilizia: un provvedimento che di fatto ha smaltito tante carte. Mi auguro che anche il Piano casa sblocchi il mercato edilizio. Sono in tanti a beneficiarne. Non solo i muratori ma anche i falegnami, gli idraulici: la filiera è ampia».
Teme però che i Comuni non rispondano con prontezza. Perché?
«Come Confartigianato abbiamo lavorato un anno con la Provincia di Lodi per redigere le linee-guida riguardanti le nuove costruzioni. Oggi, a un anno dalla pubblicazione di tali linee, non c’è ancora un Comune che le abbia adottate. Venivano proposti, anticipando un po’ quello che è oggi il piano casa, incentivi sulle nuove costruzioni rivolte al risparmio energetico, con bonus negli oneri o nella riduzione dell’Ici: spettava al Comune scegliere la formula che riteneva più idonea, e applicarla. Ci sarebbero stati benefici per l’economia del territorio e per l’ambiente. Ma nessuno lo ha fatto, nemmeno Lodi».
Eppure il capoluogo ha disposto un nuovo regolamento improntato alla bioedilizia. Non è così?
«Sì. Ma ha introdotto solo obblighi, senza alcun incentivo. Non appena gli tocchi le casse, i comuni cominciano a piangere».
Appunto, c’è il problema dei soldi, sia per i comuni che per i privati. Ritiene che ce ne siano da investire?
«Sono convinta che di liquidità ce n’è. Il Piano casa riconosce anche aumenti di volumetria che premiano chi investe nell’ambiente. È molto positivo».
Quali invece gli elementi potenzialmente negativi?
«La nostra preoccupazione è che il piano non porti a degli obbrobri. Inoltre ha un validità limitata, la deroga è per soli 18 mesi. In Lombardia entrerà in vigore il 16 settembre, con una Denuncia di inizio attività dopo 30 giorni si può iniziare subito a lavorare. Tanto più che si tratta di ristrutturazioni interne alle abitazioni, che si possono avviare anche col freddo. Il vero limite è quello dato alle imprese. L’agenzia delle entrate finora non ha mai riconosciuto il risparmio del 55 per cento sulle ristrutturazione di immobili di proprietà delle imprese, anche se poi gli effetti positivi ricadrebbero sull’utenza. È una grave limitazione. Ci auguriamo che almeno gli enti locali intervengano sulle case sociali. Non serve costruirne di nuove, basta che ristrutturino quelle fatiscenti, dando il buon esempio. Cosa che invece di norma non fanno. Ancora oggi costruiscono case con la vecchia concezione “popolare”, al massimo risparmio. Mentre anche per un capannone industriale viene richiesto, come minimo, l’isolamento dei muri».
(2 - continua)

Case, l'invenduto è molto

Abbiamo pubblicato numerosi articoli riguardanti la costruzione di nuove case, il mercato edilizio ed i piani casa del governo e regionale. Stimolati dalle previsioni di espansione abitativa contenute nel Piano di Governo del Territorio (PGT), abbiamo voluto renderci conto di quella che oggi è la situazione del mercato, del reale fabbisogno e della filosofia che affascina molti amministratori col miraggio di denaro fresco proveniente dagli oneri di urbanizzazione e dall'Ici sui terreni edificabili. Abbiamo raccolto e quotidianamente raccogliamo materiale sotto forma di articoli di stampa ed altro, che abbiamo pensato di mettere a disposizione per una riflessione collettiva sul fenomeno con la realizzazione di uno speciale ad hoc. Qui pubblichiamo un primo articolo tratto da Il Giorno di giovedì 23 luglio.
La panacea mattone.
Speciale - Parte prima.


Rassegna stampa.

Fra quanti conoscono la situazione del settore edile, nel territorio, sia nel settore delle compravendite che in quello delle costruzioni, c’è senz’altro Gio Gozzi, architetto e imprenditore edile, attivo nel Lodigiano, nonché consigliere comunale Pdl. «Il piano casa della Regione non l’ho letto nel dettaglio — premette, — ho letto qualcosa sui giornali. Devo dire che al momento non mi sembra che in Italia esista un grande fabbisogno di nuove case. L’invenduto è molto, i prezzi stanno scendendo in modo forte e sta invece crescendo il prezzo dei terreni agricoli. Non si può più pensare all’edilizia come negli anni Sessanta e Settanta, quando da sola bastava a muovere l’economia», spiega Gozzi.
Ma un dato positivo, nel giudizio dell’architetto-imprenditore, arriva però su un altro pacchetto di misure, sempre previsto all’interno del piano di demolizioni, ampliamento e ristrutturazioni varato dalla Regione su indicazione del Governo: quello sulle politiche di incentivo del risparmio energetico. «In questo campo — spiega — incentivi per investimenti che riducano i consumi possono essere una politica corretta. La casa rappresenta un costo fisso: intervenire su impianti e, ad esempio, sull’isolamento degli infissi aiuta a ridurre questo costo, costituendo quindi un risparmio che produce reddito». Ma un’altra parte dei provvedimenti sulla casa assunti dallo Stato e dalle Regioni riguarda l’edilizia popolare. Altro punto che Gozzi giudica favorevolmente. «Incrementare gli investimenti sulle case popolari è in generale un fatto positivo — spiega l’architetto —. Questo consente infatti di calmierare i prezzi nei periodi in cui il mercato ha soglie d’accesso molto alte, come, ad esempio, è accaduto nel 2001. Naturalmente, bisogna tenere d’occhio la qualità degli investimenti. Perché, tradizionalmente, le case popolari sono costruite con criteri di impianti e isolamento di bassa qualità complessiva, che genera un aumento dei costi di gestione». Insomma, un giudizio non critico, ma attento agli aspetti in chiaroscuro del piano. «Le leggi di per sé sono solo uno strumento — conclude —. Bisogna capire come applicarle. Penso ad esempio alla norma sul recupero dei sottotetti in Lombardia. Poteva essere sensata, perché evitava il consumo di nuovo territorio, ma in alcuni immobili l’effetto estetico è stato spesso non all’altezza delle premesse».

(1 - continua)

Modi nuovi per vivere il tempo libero

Progetti educativi: 300.000 euro per campeggi e soggiorni didattici.

La Giunta regionale, su proposta dell'assessore a Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, Pier Gianni Prosperino, ha deciso di stanziare 300.000 euro per il 2009 per la realizzazione di progetti educativi e di utilità sociale, attraverso la partecipazione a campeggi e soggiorni didattici. Il provvedimento ha avuto anche il via libera dalla commissione consiliare.
Come ha spiegato Prosperini, "Già dal 2008 Regione Lombardia si è dotata di una legge (la 16/2008) che riconosce e tutela le attività educative, didattiche, sociali e religiose che enti, organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro realizzano tramite campeggi e soggiorni sul territorio lombardo. Credendo fortemente in questo tipo di attività, svolte da personale qualificato, abbiamo dunque approvato questo provvedimento convinti della necessità di sostenere progetti che siano importanti per la formazione dei nostri ragazzi".
Nello specifico il contributo, a fondo perduto e destinato a coprire fino al 45% del costo del progetto, non potrà essere superiore a 20.000 euro. Diverse sono le tipologie di intervento ammesse al finanziamento: dal miglioramento o acquisto di materiale e attrezzature (tende, cucine da campo), alla realizzazione di ciò che serve per adeguare gli impianti (ad esempio quello igienico-sanitario) alla normativa in vigore. Non sono invece ammissibili le spese per l'acquisto di terreni e immobili.
Come ha detto Prosperini, "La misura fa parte di un pacchetto più ampio di iniziative che Regione Lombardia sta promuovendo per proporre ai giovani un nuovo modo per vivere il tempo libero, che desideriamo diventi importante fattore per la crescita personale. Iniziative di questo tipo, a contatto diretto con la natura e fatte insieme ad amici ed educatori, non possono che aiutare questo percorso".

La Regione per il diritto allo studio

Scuola, 23 milioni di euro per aule, bus e diritto allo studio.

La Giunta regionale ha deciso, su proposta dell'assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro, Gianni Rossoni, di stanziare 13.150.000 euro per la ristrutturazione di edifici scolastici, 1 milione per l'acquisto di scuolabus e, con un altro provvedimento, 8,6 milioni a beneficio dei piccoli comuni per il diritto allo studio (spese di trasporto, sostegno handicappati, ecc.).
La quota più rilevante, 9.350.000 euro, è destinata alle scuole pubbliche (materne, elementari e medie): 8.350.000 per realizzare interventi di ristrutturazione, manutenzione straordinaria, messa a norma degli impianti negli istituti dei Comuni con meno di 10.000 abitanti; 1 milione per interventi urgenti. Alle scuole per l'infanzia di enti privati senza scopo di lucro ubicate sempre in Comuni con meno di 10.000 abitanti è stato destinato 1 milione: 800.000 euro per i lavori di ristrutturazione e 200.000 euro per gli interventi urgenti.
La Giunta ha quindi provveduto a suddividere le somme destinate alla ristrutturazione degli edifici (8.350.000 e 800.000) tra le Province lombarde in base alla popolazione residente nei Comuni con meno di 10.000 abitanti e in relazione al numero di questi stessi Comuni presenti nella provincia. Le Province elaboreranno ora le graduatorie che saranno inviate in Regione. In base a queste graduatorie la Regione provvederà poi ad assegnare i contributi.
Alla provincia di Lodi sono stati assegnati 312.667 per la ristrutturazione degli edifici pubblici, 29.956 per le scuole d'infanzia degli enti senza scopo di lucro.
Altri 2.300.000 euro sono stati destinati alla realizzazione di interventi in tre scuole che sono state oggetto di "programmazione negoziata". I lavori cioè verranno realizzati in base ad un Protocollo d'Intesa che la Regione ha sottoscritto con gli enti pubblici e privati interessati ai lavori di ristrutturazione.
Per interventi urgenti e straordinari su edifici scolastici sono stati previsti, infine, ulteriori 500.000 euro.
Un milione è stato destinato all'acquisto di scuolabus. Potranno richiederlo i Comuni con meno di 2.000 abitanti, e il contributo sarà pari al 50% del costo del mezzo.
È di 8,6 milioni la somma destinata ai comuni con meno di 7.000 abitanti (o con meno di 10.000 se situati in montagna), perché possano integrare le spese che sostengono per il diritto allo studio di bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni. I contributi riguardano in particolare le spese sostenute per il trasporto pubblico, l'assistenza agli alunni disabili, il servizio pre e post scuola e gli interventi per l'orientamento musicale. Questi contributi hanno anche lo scopo di ridurre, e se possibile azzerare, gli oneri finanziari eventualmente a carico dei genitori. La Giunta regionale ha stabilito i criteri con cui verranno ripartiti i fondi tra i Comuni stessi. La graduatoria terrà conto di vari elementi: dimensione del Comune, numero di studenti in età scolare, mancanza di scuola materna, primaria o secondaria nel territorio comunale, presenza di studenti disabili nelle scuole del Comune stesso.

Non si sbaglia a difendere l'agricoltura

Nessuno più dell'agricoltura ha il titolo per parlare di made in Italy: pieno sostegno dalla Provincia di Lodi, ce lo dice l'Ufficio Stampa e Comunicazione provinciale.

Una presa di posizione che va ben oltre la semplice “cortesia istituzionale”, quella che Pietro Foroni annuncia proprio nei giorni in cui Coldiretti sta battagliando in tutta Italia.
Il presidente della Provincia di Lodi entra infatti nel merito delle vicende: “il ragionamento è molto semplice. Un cittadino o un’istituzione che intendesse sostenere l’interesse nazionale in campo agroalimentare è sicuro di non sbagliarsi se prende le parti dell’agricoltura. Le richieste sempre più pressanti per etichettatura, rintracciabilità, difesa delle tipicità e mantenimento dei valori legati al mondo agricolo, sono da sostenere ad occhi chiusi”.
Sostegno che la Provincia, e qui sta la novità, è pronta a riconoscere anche nel caso in cui altri anelli di filiera si trovassero in posizioni discordanti. “Gli industriali del comparto sono una forza da tenere assolutamente in considerazione: oltre ai posti di lavoro che garantiscono, non manco di rilevare come il prestigio del Made in Italy si debba in ugual misura anche a loro, alla sapienza nel trasformare la materia prima in prodotti di eccellenza. E proprio per questo motivo non si capiscono le motivazioni che portano una parte dell’industria ad essere recalcitrante verso forme che identifichino e proteggano il reale Made in Italy”.
Foroni traccia la linea della Provincia di Lodi: “non ragioniamo in termini di lobby, ma sulla base di principi. Ed oggi i nostri principi convergono decisamente con quelli dell’agricoltura: in questo credo che la strada tracciata dal ministro Zaia sia illuminante e pienamente condiviso”.
L’appoggio della Provincia di Lodi ai temi dell’agroalimentare si è manifestato in modo diretto con l’invio prima al Brennero e poi al presidio presso il Carrefour di Assago di Davide Dornetti, coordinatore del tavolo provinciale agricolo: “sia chiaro, come istituzione non ci schieriamo con una sola sindacale ma tutto il comparto e con chiunque difenda gli interessi italiani”, afferma Dornetti. Ciò premesso, l’esperienza vissuta in questi giorni ha lasciato Dornetti quasi turbato: “vedere ciò che avviene in frontiera è istruttivo, invito i mass media a provare di persona e a mantenere viva l’attenzione su queste cose. La realtà è che il sistema Schengen mostra falle clamorose: da una parte si mortificano quegli stati che fanno dell’agroalimentare un loro punto di forza, impedendo loro di combattere pirateria e falsi alimentarti. Dall’altro viene da domandarsi quanto si abbia a cuore la tutela della salute pubblica, viste certe sconcerie che transitano ogni minuto dalle nostre frontiere”.

Crisi da bollette

Greta Boni ci racconta oggi su Il Cittadino che secondo un’indagine della Camera di commercio c’è più fiducia nel futuro, mentre un’impresa su cinque ha voglia di investire. Ma...
È sempre più dura pagare le bollette.
Le spese per la casa sono il vero cruccio delle famiglie in provincia.
Rassegna stampa.

Le bollette sono il vero incubo delle famiglie lodigiane. Il 25 per cento dei cittadini che vivono in provincia - secondo quanto viene messo in risalto da un’indagine firmata Camera di commercio di Lodi e Prometeia - sostiene di fare fatica a pagare elettricità, acqua e riscaldamento. Una percentuale in costante ascesa, passata dal 21,4 del dicembre 2008 al 27,7 del giugno 2009.
Allo stesso tempo, però, è calato il numero delle persone che non riesce a saldare in tempo l’affitto: se alla fine dell’anno scorso il 25 per cento degli intervistati dichiarava di non essere in grado di far fronte alle spese per la casa, adesso è il 14,3 per cento a trovarsi nei guai. C’è poi un gruppo di cittadini, l’11,9 per cento, che ha addirittura delle difficoltà nel fare la spesa, mentre il 14,5 per cento si trova nell’impossibilità di sostenere le necessità mediche. Infine, il 3,9 per cento non riesce a estinguere il mutuo. La ricerca ha preso in considerazione un campione d’indagine pari a 300 unità, a cui si sono aggiunte circa mille unità di riserva, alcune interviste non sono infatti andate a buon fine. Gli operatori hanno sottoposto ai lodigiani un questionario, per rispondere alle domande bastavano dieci minuti.
Oltre alle difficoltà riscontrate dalle famiglie, lo studio sottolinea però che la fiducia dei cittadini nei confronti del futuro è cresciuta rispetto al passato. L’indice che misura l’ottimismo è passato da 71,8 a 83,6. L’aspetto più importante, però, sembra essere legato al lavoro: sono sempre meno numerosi i lodigiani che si aspettano un forte aumento del livello di disoccupazione.Anche imprenditori e artigiani sembrano intravedere un barlume di speranza. «Secondo la rilevazione - afferma Enrico Perotti, presidente della Camera di commercio di Lodi -, diminuisce la sfiducia delle aziende in tutti i settori, ad eccezione delle costruzioni e dell’agricoltura. Inoltre, cresce il numero di imprese che vogliono investire, il 20 per cento pensa di rinnovare il parco mezzi o di fare importanti investimenti. Infine, è migliorato il rapporto con il credito».
Nella giornata di ieri, si è riunito per l’ennesima volta il tavolo anti-crisi, a cui hanno partecipato istituzioni, sindacati e associazioni per fare il punto della situazione. Il vicepresidente della Provincia di Lodi, Claudio Pedrazzini, ha ribadito la necessità di tenere alta l’attenzione su tre fronti: il credito per le aziende, l’occupazione e le famiglie. L’assessore del comune di Lodi, Roberto Getilli, invece, ha ricordato gli interventi messi in campo da palazzo Broletto insieme agli altri protagonisti del territorio. La giunta Guerini è disposta a continuare nella stessa direzione, soprattutto per far fronte alle esigenze delle persone in difficoltà, soprattutto gli anziani.

Alle prese col fango

Laura Gozzini ci parla della vicenda dell'impianto fanghi di Meleti su Il Cittadino di oggi, un altro terreno di confronto sulle questioni ambientali per la nuova giunta provinciale.
Meleti. Il tribunale aveva dato ragione a Lombardia Ambiente disponendo la riapertura dell’iter. Fanghi, nuovo ricorso contro il Tar. Comune e provincia non si rassegnano all’impianto.
Rassegna stampa.

Meleti - È in un ricorso congiunto di Provincia e comuni di Meleti e Corno Vecchio la possibilità di segnare una nuova battuta d’arresto all’insediamento di un impianto fanghi in territorio di Meleti. Dopo la ripartenza decisa due settimane fa dal tribunale amministrativo regionale, che ha rigettato la sospensione temporanea dell’iter disposta da palazzo San Cristoforo quando al governo della provincia sedeva ancora Lino Osvaldo Felissari, i tre enti hanno infatti indagato scrupolosamente le carte notificate loro nei giorni scorsi, scoprendo più di una motivazione a sostegno del provvedimento sospensivo.
Non solo, essendo la sentenza di accoglimento del ricorso presentato da Lombardia Ambiente, società interessata all’insediamento, solamente parziale, resta zona franca tutta la parte relativa al pgt deliberato dal comune di Meleti e che ad esso oppone una fascia di rispetto ambientale, oltre che l’incompatibilità dell’impianto con le scelte di valorizzazione della propria identità territoriale portate avanti da anni dal Basso Lodigiano. «Ero pressoché certo che Lombardia Ambiente avrebbe utilizzato le vie legali in seguito al provvedimento disposto dalla provincia di Lodi nei giorni immediatamente precedenti le consultazioni elettorali - commenta il sindaco di Meleti Emanuele Stefanoni -, e insieme all’assessore comunale Abele Trentarossi e al consigliere delegato Ivo Sgariboldi ho preso immediati contatti con il presidente Foroni, che ha espresso la sua contrarietà a qualsiasi tipo di insediamento dannoso per l’ambiente».
Ora, letta la motivazione della sentenza, le comuni riserve verranno scritte nero su bianco nel ricorso al Consiglio di Stato concertato congiuntamente all’assessore Maiocchi, agli uffici tecnici provinciali e al comune di Corno Vecchio. Quest’ultimo comune infatti si trova ad appena un chilometro dall’ipotetico impianto, una prossimità che «minaccia la vita stessa del paese», commenta il primo cittadino Giuseppe Bragalini. I legali sono già al lavoro per inanellare i motivi da far valere in sede amministrativa, anche se resta aperta a qualsiasi altra via ostativa: «Come amministrazione ribadiamo in maniera perentoria che siamo preparati a sostenere presso tutte le sedi istituzionalmente competenti e con ogni mezzo riconosciuto in ambito normativo e legale le scelte che abbiamo operato - chiosa Stefanoni -, le motivazioni a sostegno della nostra potestà decisionale non possono essere impunemente disattese in ragione di meri interessi privati».