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sabato 3 ottobre 2009

Restano solo le domande

L'editoriale.
Un'anomalia per l'Occidente.
Rassegna stampa - La Repubblica, Ezio Mauro, 3 ottobre 2009.

Se è ancora possibile, nel mezzo dello scontro politico che divide l'Italia, vorrei provare ad uscire dagli slogan per ragionare su qualcosa che non è di destra o di sinistra e fa parte dei fondamentali di ogni normale democrazia, così come tutti noi la intendiamo: il diritto dei cittadini di sapere, cui corrisponde il dovere dei giornali di informare. Questo diritto nella democrazia italiana di ogni giorno è a mio parere fortemente indebolito. Il controllo dell'intero universo televisivo da parte di un solo soggetto - che è anche capo di un partito, della maggioranza parlamentare e del governo - è un'anomalia in tutto l'Occidente.
Già questo dovrebbe farci riflettere come cittadini, così com'è anomalo il silenzio che ormai circonda il conflitto di interessi, quasi fosse un male incurabile, con cui convivere finché qualcuno inventerà il vaccino.
Stiamo parlando di lui, del cittadino. Non dei giornali o dei telegiornali, che sono soltanto strumenti della cittadinanza, in quanto libere imprese dell'informazione. Quel cittadino - in nome del quale si svolge oggi a Roma la manifestazione per la libertà di stampa - se esposto soltanto alla luce berlusconiana dei telegiornali pubblici e privati, sa solo ciò che vuole il potere.
Ad esempio, non sa nulla dello scandalo che da sei mesi circonda il Capo del governo, lo ossessiona portandolo ad insultare i giornali che ne parlano, e gli impedisce di far politica liberamente, ostaggio com'è delle sue contraddizioni e delle sue bugie. Qualunque medio lettore di qualsiasi giornale europeo ne sa molto di più. Soprattutto, essendo informato, è in condizione di formulare un'opinione consapevole sulla rilevanza o meno di questo scandalo, e di esprimere un giudizio avvertito e autonomo.
Nei grandi scandali sollevati dalla libera stampa in altri Paesi, infatti, il concerto spontaneo tra i giornali che indagavano e i grandi network televisivi che rilanciavano le notizie ha reso coscienti e partecipi i cittadini, finché i leader politici coinvolti nelle vicende - tra tutti, Richard Nixon - hanno dovuto rispondere e rendere conto non solo alle domande di un'inchiesta giornalistica permanente, ma alla pubblica opinione, il cui peso è stato determinante.
Da noi, è successo il contrario. Quando Repubblica ha notato contraddizioni e bugie nel racconto affannato e affannoso che Berlusconi ha via via fatto della vicenda, gli ha chiesto un'intervista e non avendola ottenuta gli ha rivolto in pubblico dieci domande, quelle bugie e quelle contraddizioni sono rimaste un problema di Repubblica e dei giornali stranieri. Eppure la menzogna del potere è un problema della democrazia, dunque di tutti e principalmente del cittadino elettore: oltre che uno spazio naturale e obbligatorio per ogni libero giornalismo.
Abbiamo dunque avuto di fronte - noi e i grandi giornali europei - una chiara e semplice questione di verità. Non so chiamarla altrimenti. Il silenzio del Premier, riempito da urla e insulti come non accade altrove, ingigantiva infatti un'ultima, definitiva domanda: signor Presidente, qual è la ragione oscura ma a lei ben nota, che le impedisce di dire la verità al suo stesso Paese, e la costringe a mentire ai suoi concittadini?
Sarebbe sufficiente tutto questo, e cioè l'incapacità-impossibilità del potere di spiegare i suoi abusi, per chiedere pubblicamente che il diritto-dovere d'informazione venga rispettato. Ma c'è molto di più. Costretto da se stesso al silenzio su ciò che non può chiarire, il Presidente del Consiglio ha cercato nel crescendo degli ultimi mesi di costringere al silenzio chi indaga su di lui.
Prima ha parlato di complotto della stampa, come se esistesse un'internazionale del giornalismo ispirata dalle cancellerie. Poi di una manovra eversiva per farlo cadere, come se le critiche fossero un golpe. Quindi ha insultato i giornalisti di Repubblica ("delinquenti") che tentavano di rivolgergli una domanda, le poche volte in cui non sfugge ai cronisti. Dalla tribuna di un convegno di Confindustria ha ufficialmente invitato gli imprenditori a non far pubblicità sui giornali che lo criticano e cioè ha tentato di sovvertire il libero mercato per soffocare economicamente Repubblica, come ha spiegato la sera stessa ai cronisti.
Al corrispondente del Paìs colpevole di chiedergli conto del danno provocato all'Italia da questi scandali ha augurato il fallimento del suo giornale. In tre occasioni ha invitato gli italiani a non leggere i quotidiani, denigrandoli, in una quarta ha spiegato che la televisione è la parte buona dell'informazione e la stampa quella cattiva. Sulla sua poltrona più comoda, quella di Porta a Porta, ha proclamato che ci sono troppi "farabutti" nei giornali e in televisione, ovviamente al riparo dalle querele grazie allo scudo che si è costruito con le sue mani.
Davanti alle telecamere della Rai ha definito "inaccettabile" che il servizio pubblico possa criticare il governo, indicando poi per nome le trasmissioni colpevoli. Ha annunciato che risponderà solo a domande di suo gradimento. E ha certificato, definitivamente, che chi lo critica è anti-italiano: come se fosse italiano, e patriottico, registrare in silenzio tutto questo, e far finta di niente.
Veniamo poi all'ultimo atto. Non potendo rispondere alle dieci domande di Repubblica, il Premier le ha portate in tribunale, chiedendo al giudice di farle tacere, cancellandole. Ha denunciato i grandi giornali europei e Repubblica per aver ripreso le loro inchieste, quasi fosse possibile alzare un muro alla libera circolazione in Europa delle idee, delle opinioni e del giornalismo, purché gli italiani non sappiano, rimangano all'oscuro e non possano giudicare. Ha querelato l'Unità per aver riportato sullo scandalo giudizi del senatore Guzzanti che invece non è mai stato querelato, forse perché ha annunciato di avere molte cose da raccontare ai magistrati.
Infine, il killeraggio attraverso i giornali. Ad agosto il direttore del Giornale - di proprietà della famiglia Berlusconi - viene licenziato e spiega nel suo ultimo articolo il perché: ha fatto tutte le battaglie, ma si è rifiutato di rovistare "nei letti di direttori ed editori" di altri quotidiani. Ecco la concezione della stampa e del giornalismo del Presidente editore ed imprenditore. Infatti, col nuovo corso quel giornale colpisce a tutte colonne il direttore di Avvenire (il giornale dei vescovi) colpevole di aver criticato il Premier, rilanciando una vecchia vicenda già pubblicata un anno prima e spacciando per documento paragiudiziario una velina anonima che parla di omosessualità, scritta nel linguaggio dei servizi.
È un ammonimento alla Chiesa, perché non dia giudizi sullo scandalo berlusconiano, e ai direttori di giornale, perché girino al largo, se non vogliono finire nel mirino. Poco dopo, lo stesso giornale lancia un avvertimento con minaccia preventiva a Fini, perché si rimetta in riga se non vuole che si ripeschino vecchie vicende che si fanno balenare con esplicite allusioni sessuali.
Fermiamoci un momento, visto che discutiamo di informazione. Tutti hanno parlato di character assassination, ma nessun giornale ha illuminato la figura gigantesca del mandante. Eppure in ogni criminal story che si rispetti chi preme il grilletto merita poche righe, conta l'ispiratore e il movente. Allora diciamo le cose come stanno. Si è cercato di coartare la libertà politica e personale della terza carica dello Stato, e lo si è fatto non solo per ciò che Fini ha detto fin qui, ma soprattutto per ciò che potrebbe dire e fare. Colpendo lui, si lavora già per l'agonia berlusconiana, sparando nel buio del futuro per spaventare tutti.
La questione di verità, così, è diventata per forza di cose una questione di libertà. Perché è un vero e proprio problema di libertà - anche se molti fingono di non accorgersene - doversi domandare se il Presidente del Consiglio stia usando i servizi e le polizie contro le ragazze che testimoniano dopo gli incontri con lui, i magistrati che indagano, i giornalisti che fanno le domande. È un problema di libertà il fatto che un gruppo di cittadini in questo Paese usi nelle telefonate, negli incontri, negli spostamenti le stesse cautele che si usavano in altri tempi e in altri Paesi non liberi. C'è un problema di libertà se i giornalisti intimiditi a mezzo stampa devono pensare alla loro sorte personale quando accendono il computer per scrivere un articolo che contenga qualche critica, magari timida, al Presidente del Consiglio.
In ogni Paese, un leader che si sente attaccato ha il diritto di difendersi. Negli altri Paesi, ci si difende usando le armi delle idee, della politica, del ruolo straordinario che una grande leadership ha davanti all'opinione pubblica quando si presenta a dire la sua verità su una questione controversa, e sa assumersene la responsabilità: come ha suggerito più volte a Berlusconi Giuliano Ferrara. In nessun Paese libero si colpisce personalmente o si minaccia esplicitamente di colpire chi critica il potere, riducendo la stampa di proprietà ad arma impropria: salvo dissociarsi alle cinque del pomeriggio, ad esequie della vittima avvenute.
Resta dunque l'ultima questione: si può governare una grande democrazia, nel cuore dell'Europa e del 2009, a colpi di dossier? Che immagine dà di sé un potere spaventato e spaventoso che sostituisce la leadership con l'intimidazione? Che futuro può avere un Premier che annulla la politica con le minacce? E fin dove arriverà, fin dove arriva già oggi, la rete dei ricatti e dei veleni che si allarga sotto il doppiopetto presidenziale?
Insomma, a furia di non rispondere restano solo le domande. E non finiscono mai.
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Tremila disoccupati a spasso

Per Rifondazione il fondo provinciale non riuscirà a far fronte alle richieste: «Per il 2010 dovrà essere rafforzato». Cooperative, in tremila senza lavoro. «I soci non emergono dai dati ufficiali, ma la crisi li ha sommersi».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Greta Boni, 3 ottobre 2009.

Tremila disoccupati a spasso che però non figurano dai dati e dalle statistiche ufficiali. Ma che in questi mesi sono rimasti senza lavoro. Sono i soci delle cooperative di servizi, quelli che non danno le dimissioni ma semplicemente non hanno più un’attività a cui dedicarsi. Un universo che ruota attorno a servizi esternalizzati da enti e aziende: dalla pulizia alla manutenzione, passando per la gestione delle mense. La cifra è stata elaborata da Rifondazione comunista con l’aiuto dei sindacati, un numero che si aggiunge ai 5mila posti colpiti dall’ondata di crisi e ai 1500 che sono stati definitivamente spazzati via.
«Questa è una disoccupazione “occulta”, che non emerge cioè dalle normali valutazioni - spiega Andrea Viani, segretario provinciale di Rifondazione comunista -, la loro posizione emergerà prossimamente. Per il 2010 si prevede una crescita della disoccupazione a livello nazionale dal 7 al 10 per cento, questo significa che la crisi potrebbe coinvolgere sul nostro territorio 10mila persone, cancellando definitivamente più di 3mila posti. I soci delle cooperative, a quel punto, non avranno altra alternativa che dimettersi, altri diventeranno completamente inattivi».
Comuni e provincia saranno presto chiamati a fare il punto della situazione sul fondo di solidarietà. Silvana Cesani, assessore ai servizi sociali del comune di Lodi, sottolinea che in questo momento la somma a disposizione ammonta a 500mila euro, soldi che non sono ancora stati spesi ma solamente impegnati. Le richieste per ottenere un contributo hanno subito un’impennata, passando da 41 a 150 nel giro di pochi mesi: «In realtà, molte persone sono rimaste fuori perchè non avevano i criteri necessari - spiega l’assessore -, a Lodi un centinaio di cittadini si sono rivolti al Caaf, ma meno di dieci hanno poi ottenuto il sostegno. Il problema è riuscire a finanziare tutte le richieste, anche il prossimo anno, attualmente non c’è nessun impegno per il 2010, il fondo di solidarietà deve essere mantenuto e implementato».
Sul fronte politico, Rifondazione comunista farà circolare sul territorio e nei consigli comunali un ordine del giorno, affinché ogni realtà si impegni per il futuro, facendo la sua parte dal punto di vista economico. «Faremo pressione - aggiunge il segretario cittadino, Enrico Bosani -, affinché nascano dei comitati anticrisi capaci di monitorare i problemi. Inoltre, ci attiveremo per una proposta di legge di iniziativa comunale per far sì che anche la Regione istituisca un fondo».
Nel panorama delle cooperative, però, c’è anche chi fino a questo momento è riuscito a salvaguardare i posti di lavoro. Un esempio è dato dalla San Nabore, che ha alle spalle una storia molto particolare. «Certamente la crisi si tocca con mano - afferma il responsabile, Gianfranco Pedrazzini -, ogni giorno bussano alla nostra porta 4 o 5 persone in cerca di lavoro. Per quanto riguarda la nostra situazione, invece, la nostra cooperativa è un caso particolare: siamo nati nel 1998, abbiamo un passato più che decennale, e ci occupiamo dell’inserimento lavorativo. Con il tempo abbiamo diversificato le nostre attività, questo ci ha permesso di ridurre l’impatto della crisi e di poter continuare a lavorare con le persone, in tutto una sessantina. Non abbiamo lasciato a casa nessuno».
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Le api verso sonni tranquilli

Mairago. I produttori di miele hanno avuto una buona annata: «Cerchiamo la collaborazione degli agricoltori». Le api adesso dormono sonni tranquilli. Nessuna morìa dopo la messa al bando degli insetticidi per il mais.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Greta Boni, 3 ottobre 2009.

Mairago - Le api possono dormire sonni tranquilli, la morìa che nell’ultimo anno ha dato del filo da torcere ai laboriosi insetti è finita. Gli apicoltori, però, si muovono con i piedi di piombo, senza esagerare: «Dopo anni di produzioni scarse - commenta Massimiliano Fasoli, celebre apicoltore di Mairago e consigliere della Fai, la Federazione apicoltori italiani -, questa è stata un’annata giusta».
Anche se le api sono in buona salute, gli agricoltori non potranno utilizzare i pesticidi del mais anche per il prossimo anno. Lo ha annunciato lo stesso ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, nel corso di un incontro che si è tenuto al Sana di Bologna, il quale ha escluso ogni collegamento tra lo stop agli insetticidi e la comparsa della diabrotica, il “virus” del mais: «Confermo ufficialmente che la commissione del ministero della Salute ha deciso che i neonicotinoidi saranno sospesi anche per la prossima annata agraria. Tecnicamente e scientificamente abbiamo avuto la dimostrazione che grazie alla sospensione dei concianti del mais quest’anno si sono registrate soltanto due segnalazioni di morìe di api contro le decine e decine di delle campagne precedenti. Dovremo ora avviare un percorso comune con l’industria chimica per individuare pratiche alternative visto che non possiamo rinunciare al milione e 200mila alveari che abbiamo in Italia. Appare inoltre chiaro, infine, che non c’è alcuna correlazione tra il non impiego dei neonicotinoidi e la comparsa della diabrotica, problema che stiamo comunque monitorando».
La notizia è stata accolta con soddisfazione dai produttori di miele, i quali sostengono da tempo la necessità di collaborare con il mondo agricolo, affinchè ognuno rispetti le regole, senza penalizzare i rispettivi prodotti. «Gli apicoltori italiani non possono che dirsi soddisfatti per questa notizia - afferma il presidente della Fai, Raffaele Cirone - che va nella direzione auspicata dal comparto apistico nazionale. Siamo pronti a sostenere l’azione del ministro per l’avvio di ogni forma di collaborazione stabile tra apicoltori, agricoltori, istituzioni e industria chimica, affinché l’indispensabile azione impollinatrice delle api sia tutelata in quanto primo fattore della produzione agricola nazionale. Per quanto ci riguarda, non esistono pregiudiziali ideologiche - prosegue il presidente Fai - che possano minare lo storico e felice rapporto di collaborazione tra mondo apistico e agricolo. Tanto che, a questo tema, intendiamo dedicare il Congresso mondiale di apicoltura del 2013, per la cui candidatura l’Italia si sta proponendo proprio in questi giorni».
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Muoversi senza colpi di testa sulla sicurezza

I sindaci di Brembio, Somaglia, Caselle Lurani, Pieve, Lodi Vecchio, Ossago, Turano, Bertonico e Castiglione a Lodi mercoledì. Nove comuni si alleano sulla sicurezza. Un incontro con il prefetto per concordare strategie e soluzioni.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Andrea Bagatta, 3 ottobre 2009.

Nove amministrazione della Bassa e del Centro Lodigiano chiedono al prefetto Peg Strano Materia un incontro per alcuni chiarimenti e un riscontro sulle iniziative in atto in termini di sicurezza. La riunione è già stata accordata e si terrà mercoledì a Lodi in prefettura. La richiesta è partita da Brembio e Somaglia e ha poi coinvolto direttamente le amministrazioni di Caselle Lurani, Pieve Fissiraga, Lodi Vecchio, Ossago, Turano, Bertonico e Castiglione d’Adda, «ma è aperta al contributo di tutti e auspichiamo che il prefetto voglia estendere poi le eventuali linee di indirizzo a tutti i comuni del Lodigiano», fanno sapere i promotori. L’iniziativa ha un duplice scopo, quello di portare avanti un confronto territoriale sulle politiche della sicurezza, in modo da muoversi con coesione rispetto alle problematiche comuni, e quello di ottenere dal prefetto delle indicazioni corrette e coerenti sull’utilizzo di alcuni strumenti come le ordinanze per la sicurezza o gli ordini di servizio per l’iscrizione in anagrafe dei cittadini stranieri solo con un reddito minimo. «Alcuni comuni hanno già intrapreso quella strada - dicono Giuseppe Sozzi sindaco di Brembio e Giuseppe Medaglia sindaco di Somaglia -. Aldilà delle valutazioni tecniche anche legislative, vorremmo che il prefetto esprimesse il suo punto di vista sull’applicazione di questi provvedimenti, dando un cappello sovra-comunale alle singole iniziative. Come organo di governo sul territorio il suo parere conforterebbe l’applicazione corretta di questi provvedimenti». Somaglia e Brembio avevano già partecipato la settimana scorsa al tavolo di confronto sovracomunale richiesto dall’amministrazione di Casale proprio sulle tematiche della sicurezza, e in quella sede avevano annunciato la loro volontà di confrontarsi anche con il prefetto. «Questo muoversi insieme permetterà anche di confrontare le operazioni messe in atto nei singoli comuni, e di conseguenza di avere più coesione territoriale - spiega Medaglia -. Poi auspichiamo che il prefetto possa estendere a tutti i comuni gli eventuali indirizzi che ne usciranno». Infine, la riunione potrebbe avere anche degli sbocchi pratici per almeno due versanti che riguardano la sicurezza: la collaborazione tra comuni vicini e la facilità d’accesso ai finanziamenti superiori. «Da questi confronti possono nascere anche iniziative comuni sul pattugliamento del territorio o sull’emanazione di provvedimenti - conclude Sozzi -. Infine, si potrebbero concordare dei percorsi per l’accesso ai finanziamenti sovracomunali per le iniziative nell’ambito della sicurezza, in modo da far arrivare i soldi per quelle attività effettivamente richieste dai singoli comuni».
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Gemellaggio. Oggi escursione a Milano

Raduno mattutino in Piazza Europa per la partenza.
FotoPost.



Questa mattina poco dopo le nove...












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Oggi e domani gli amici francesi a Brembio

Gemellaggio. L'arrivo ieri sera a mezzanotte e mezzo.
Fotopost.

L'attesa.



Il pullman in Piazza Europa.



Indicazioni contrastanti su dove parcheggiarlo. Alla fine si opta per il magazzino comunale.





I saluti di accoglienza.












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