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venerdì 7 agosto 2009

L'occhio della protezione civile lombarda sull'esodo

Esodo, in allerta la Protezione Civile per interventi su strade e autostrade.

Anche quest'anno la Sala operativa della Protezione civile della Regione prosegue la sua attività di monitoraggio dei flussi di traffico sulle strade e autostrade lombarde in occasione dell'esodo verso le località di mare e montagna. In collaborazione con tutti gli organismi addetti alla sicurezza stradale e al controllo della viabilità (Prefetture, Forze dell'Ordine, Vigili del Fuoco), la Protezione civile si occuperà per quanto di sua competenza di rendere il più scorrevole possibile il traffico e alleviare disagi che gli automobilisti potranno subire anche a causa di lavori in corso sulle arterie stradali e autostradali.
In base al calendario dell'Anas i giorni da "bollino rosso" sono quelli che vanno dal 6 al 10 agosto con giornate critiche da "bollino nero" l'8, il 16 e il 17 agosto e i restanti week end del mese. La Sala operativa segnala soprattutto flussi importanti a partire dalle ore 03.00 fino alle ore 15.00 di domani 8 agosto soprattutto per le tratte autostradali A8 (MI-VA), A9 (MI-CO), A1 (MI-PC), A4 (MI-BS).
L'attività della Protezione civile si articola sul territorio con collaborazioni operative, tramite convenzioni dirette, con organizzazioni di volontariato locale; procedure operative per fornitura di generi alimentari di prima necessità (es. acqua minerale, ecc.), anche tramite la società Autogrill; collaborazione con le strutture presenti presso la dogana con la Svizzera per risolvere criticità possibili legate al rientro e alle lunghe procedure doganali. In attesa di definire il protocollo d'intesa con la società Autostrade per l'Italia, la Protezione civile della Lombardia ha già posto in essere una fattiva collaborazione tesa a mettere a sistema la raccolta dati e meteo, informazioni relative a eventuali emergenze sulle autostrade e volontari ad ausilio degli automobilisti e del personale di Autostrade per l'Italia in caso di incidenti gravi o emergenze.
"Il sistema regionale di Protezione civile mette a disposizione la sua professionalità ed capacità operativa per assicurare nel mese di agosto, il periodo di maggiore affluenza di veicoli sulle autostrade lombarde, una viabilità scorrevole e senza disagi agli automobilisti lombardi", spiega l'assessore alla Protezione civile, Prevenzione e Polizia locale, Stefano Maullu.

L'età dell'oro e la banalità del presente

Guido Bandera su Il Giorno di oggi ci parla del passato.
Quel tempo lontano in cui Psi, Dc e Pci si dividevano i seggi.
Rassegna stampa.

C’è stato un passato, neppure troppo lontano, nel quale Lodi, non ancora provincia, era in grado di esprimere, contemporaneamente, almeno due parlamentari. Fra gli «storici» esponenti della Dc, ad esempio, si ricordano Giuseppe Arcaini, sottosegretario democristiano a fine Anni Cinquanta, ma anche Duccio Castellotti, attuale presidente della Fondazione Bipielle, che condivise la brevissima e travagliata legislatura del 1992 con il compagno di partito Angelo Mazzola, per una vita sindaco di Graffignana e nel 2004 sfidante alla provincia di Osvaldo Felissari. Non va dimenticato poi il peso politico di Enrico Perotti e dell’ormai famoso Patrizio Sguazzi. Felissari, a sua volta, fu deputato per il Partito comunista dal 1987 al 1992. Altrettanto prestigiosa la presenza di Francesco Zoppetti, sempre per il Pci, che oggi è il custode dell’eredità immobiliare del vecchio partito all’interno del Pd. Prestigiosa fu la parentesi della giunta di sinistra in Comune a Lodi retta da Edgardo Alboni, partigiano che fu anche deputato a Montecitorio. Non va poi trascurata l’esperienza del vecchio Partito socialista italiano, negli Anni ’80. Mentre Zoppetti era a Montecitorio, nel gruppo che sosteneva il Governo Craxi c’era anche Oreste Lodigiani, che visse in quegli anni la stagione brillante della leadership socialista in una coalizione del pentapartito Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli. Stessa coalizione che resse anche il Comune di Lodi, sotto la guida del sindaco Andrea Cancellato. Nel 1992, i primi scricchiolii e poi il crollo di un sistema che ha comunque lasciato i suoi figli ed epigoni anche nei partiti della cosiddetta seconda repubblica.

I tempi del duo Castellotti-Mazzola, deputati Dc di Lodi, è tramontato da anni. Lodi oggi ha un solo deputato eletto in Parlamento: il leghista Andrea Gibelli. Da qualche mese la sua presenza sul territorio si è fatta sentire in modo molto più forte, complice anche la regia dell’operazione che ha portato prima alla candidatura e poi all’elezione di Pietro Foroni alla guida della Provincia. A Montecitorio, l’onorevole Gibelli presiede la decima commissione, quella dedicata alle Attività produttive. Competenze pesanti, che vanno dall’industria grande e piccola, in una stagione di grave crisi, al rinnovato sogno del nucleare italiano. Ma Gibelli, nonostante l’onere della presidenza di commissione, i viaggi nel suo collegio, qualche tour fra le centrali nucleari italo-francesi in Bretagna, non trascura quello che è il vero lavoro di un deputato, proporre leggi e farle votare. E da questo punto di vista il 42enne onorevole non si è affatto risparmiato.
Al suo attivo, dal 2008, anno della sua rielezione alla Camera, ha dieci proposte di legge presentate come primo firmatario, mentre ha messo la sua firma su sedici provvedimenti avanzati da colleghi. Fra questi provvedimenti, spiccano alcuni testi di impronta tipicamente leghista. Qualche esempio: la proposta per «la selezione dei docenti su base regionale», un disegno di legge costituzionale per modificare «la disciplina della cittadinanza», la «modifica dell’articolo 11 della Costituzione in materia di partecipazione dell’Italia all’Unione europea». Quest’ultimo, fa parte di quella serie di provvedimenti che hanno fatto definire la Lega come un partito di «euroscettici». Gibelli poi ha anche appoggiato una proposta per «sottoporre a referendum il trattato di Lisbona», ovvero quel trattato internazionale che comprende l’ultima versione della «Costituzione europea». Qui, se si vuole fare un referendum, bisogna cambiare la legge, perché consultazioni popolari sulle scelte di politica estera non se ne possono celebrare. Non manca qualche disegno di legge in linea con la «difesa dell’identità cattolica». Ecco gli esempi: una proposta di riforma della Costituzione per inserire «l’ispirazione alle radici giudaico-cristiane» e un provvedimento per «la difesa della vita». Ma un deputato legato al territorio non poteva dimenticarsi della sua terra. Ecco allora spuntare la proposta di una legge per velocizzare la procedura di ricostruzione del ponte sulla via Emilia fra San Rocco al Porto e Piacenza, crollato miseramente il 30 aprile, fra polemiche, feriti e inchieste della magistratura. Siccome Gibelli ha poi una passione per le città murate e, peraltro, Cittadella, in provincia di Padova, oltre ad essere cinta da mura è amministrata da un rampante sindaco leghista, sulla legge per valorizzare «il turismo attorno alle Mura castellane di Cittadella» non poteva certo mancare la sua firma.
Chi conosce Andrea Gibelli sa anche di una sua radicata e antica passione per le auto d’epoca. Nel suo garage anche una vecchia Fiat Topolino. Ecco allora che la mano dell’esperto traccia la sua firma sotto la proposta di legge per «la tutela e la valorizzazione dei veicoli storici». Ma non basta. La sua firma compare anche sotto le diverse proposte presentate da colleghi sullo stesso tema. Non si sa se l’onorevole sia un patito del «tuning», ovvero l’intrattenimento di quanti modificano assetto e colori delle vetture trasformando utilitarie in sgargianti fuoriserie, ma anche lui appoggia la proposta di «modifica del codice della strada per la semplificazione delle procedure relative alla modifica delle caratteristiche costruttive dei veicoli a motore». Un presidente della commissione attività produttive, poi, non poteva dimenticarsi della grave crisi che attanaglia il settore automobilistico. Ed ecco spuntare la firma sotto la proposta di «modifiche al testo unico delle imposte sui redditi concernenti misure fiscali per fronteggiare la crisi del settore automobilistico».

E se il centro islamico si trasferisse a Brembio?

Casale, il sindaco: «a giorni lo sfratto».
Il centro islamico traslocherà in un altro comune della Bassa.
Rassegna stampa - Il Giorno di oggi, Mario Borra.

Il centro islamico di via Fugazza smobilita. È solo una questione di tempo visto che l’ordinanza di chiusura non è ancora stata firmata, ma i responsabili della struttura stanno già pensando seriamente di trasferirsi altrove. Dove? Sembra che per loro a Casale non ci sia più posto. Molto probabilmente sceglieranno un paese della Bassa. Qualcuno sussurra che si sposteranno in un comune verso Lodi. Il provvedimento di chiusura del centro islamico, a firma del sindaco Flavio Parmesani, si attende a giorni. Dopo che il sopralluogo dell’ufficio tecnico del comune casalese ha riscontrato alcune irregolarità sotto il profilo amministrativo (la struttura risulta ancora essere a destinazione d’uso di officina meccanica), il primo cittadino ha fretta di emanare l’ordinanza. Dopo che però sono terminati i primi sette giorni in cui gli affittuari hanno presentato le osservazioni, ora scattano altri sette giorni per le controdeduzioni. «Ma lo scenario non è sostanzialmente cambiato. Risponderemo e respingeremo le osservazioni — spiega il primo cittadino —. Quindi firmerò il provvedimento di chiusura».

Quando i problemi di una logistica sono logistici

Lorenzo Rinaldi ci racconta su Il Cittadino che a Livraga il cavaliere Chiapparoli minaccia di portare 300 dipendenti in municipio.
Grecchi: «Sono tranquillo». Voragini nella strada, la logistica va ko.
Chiapparoli scatenato contro il comune: «Sindaco in silenzio».

Rassegna stampa.

Livraga - Un fiume in piena. Il cavalier Silvano Chiapparoli non si trattiene e va all’attacco del sindaco di Livraga, Ettore Grecchi, minacciando di portare in comune stamattina, per protesta, i suoi 300 dipendenti dei poli logistici di “Livraga 1” e “Livraga 2”. Per contro, il primo cittadino di Livraga assicura di aver già allertato i propri avvocati e si dice tranquillo. Oggetto del contendere è una strada comunale, via Cascina nuova: «Una via - dicono gli avvocati di Chiapparoli - posta nella zona industriale di Livraga, inserita in un piano per gli insediamenti produttivi (Pip, ndr) e ceduta al comune nel 2001 dal lottizzante». La strada conduce ai capannoni refrigerati del polo “Livraga 2” della logistica Chiapparoli. Ogni giorno per via Cascina nuova transitano almeno 25 tir colmi di medicinali («tra cui molti considerati salvavita», precisa Chiapparoli) destinati al nord Italia. Transitano, o meglio, transitavano, perché nella notte fra il 26 e il 27 luglio si sono aperte due grandi voragini, che hanno impedito l’accesso ai capannoni. Non solo, le voragini hanno anche danneggiato le reti tecnologiche della Logistica Chiapparoli, come i cavi elettrici, i tubi del gas e le condotte fognarie. Così il cavalier Chiapparoli è dovuto correre ai ripari in tutta fretta, come ha spiegato lui stesso ieri pomeriggio, sostenuto dal pool dei propri avvocati e dai suoi ingegneri di fiducia. «Abbiamo dovuto creare una strada alternativa per far passare i tir - ha detto Chiapparoli -, abbiamo cioè dovuto chiedere al Pio Albergo Trivulzio il permesso di tracciare sui propri terreni che sorgono accanto ai nostri capannoni una nuova strada, il tutto a nostre spese. Ma non solo, abbiamo dovuto eseguire dei by-pass delle reti tecnologiche, facendo collegamenti provvisori per non fermare le lavorazioni. Il tutto, ovviamente, a nostre spese. Se poi consideriamo che per le reti fognarie siamo ancora bloccati, lascio immaginare i disagi che deve sopportare da giorni la nostra logistica, che è all’avanguardia, ha impianti tecnologici per trattare medicinali ed è sottoposta a rigorosi controlli dell’Agenzia del farmaco». Al di là della reali responsabilità per il cedimento della strada («non si sa ancora bene cosa ci sia sotto l’asfalto, non ci si può fidare» sbotta Chiapparoli), il cavaliere della logistica denuncia «il silenzio del sindaco di Livraga nei confronti di un’azienda che nel suo paese offre 300 posti di lavoro». Gli avvocati di Chiapparoli parlano di due diffide già inviate al comune affinché intervenga e annunciano per questa mattina la consegna di un ricorso al tribunale di Lodi per chiedere un accertamento tecnico preventivo finalizzato a verificare le cause del problema. Sempre ieri il sindaco Grecchi ha fornito la propria versione: «La vicenda è riconducibile al cedimento strutturale contestuale alla tombinatura di un canale - ha detto -: l’origine del cedimento è in un’area privata, questo è quanto mi hanno riferito i tecnici. Il comune si è già rivolto a un legale, come pure il Consorzio Muzza: entrambi gli avvocati ci hanno tranquillizzato»

Nell'inferno dei pendolari mancava il fuoco

San Rocco - Ritardi e preoccupazione per i pendolari in viaggio, per il momento si esclude l’ipotesi dell’incendio doloso.
Fiamme lungo i binari, treni nel caos.
Pomeriggio di fuoco: convogli in transito bloccati per due ore.
Rassegna stampa - Paola Arensi, Il Cittadino di oggi.

San Rocco - Incendio sterpi lungo i binari, fermati i treni per circa due ore. È accaduto ieri pomeriggio, intorno alle 14, a San Rocco al Porto, e precisamente a lato della vecchia linea ferroviaria Milano - Piacenza, tutt’oggi in funzione. Il tratto interessato dal rogo si raggiunge in auto entrando nel parcheggio dell’ipermercato Auchan e imboccando una via retrostante la struttura. Sono stati alcuni residenti di passaggio a notare l’incendio e a dare l’allarme al servizio di emergenza dei vigili del fuoco “115”. A fuoco sono andati circa 4mila metri quadrati di sterpaglie che, accendendosi rapidamente a causa della secchezza dell’area, hanno formato una vera e propria “lingua di fuoco” parallela alla ferrovia e piuttosto estesa. Per evitare problemi ai convogli e far lavorare in sicurezza i vigili del fuoco in entrambi i lati dei binari, è immediatamente intervenuta una pattuglia della polizia ferroviaria. Quest’ultima, analizzata la situazione, ha richiesto il fermo immediato della circolazione dei treni. Procedura che ha permesso ai vigili del fuoco di oltrepassare i binari per arginare le fiamme su più fronti. Il blocco dei convogli è stato disposto per il tempo necessario allo spegnimento dell’incendio e alla bonifica delle rive vicine alla ferrovia. Questo per evitare si accendessero nuovi focolai. Le fiamme sono state domate dai vigili del fuoco del distaccamento volontari di Casale. Sul posto un modulo antincendio, un’autobotte e un’autopompa. Le operazioni di spegnimento sono durate circa tre ore e hanno coinvolto una decina di pompieri. Al momento le cause della combustione restano sconosciute, ma non è stato trovato nulla che lasciasse ipotizzare il dolo. Tuttavia l’incendio ha provocato disagi soprattutto ai pendolari che, oltre al notevole ritardo accumulato per raggiungere le destinazioni prefissate, hanno dovuto sopportare la calura di agosto. Fastidi accettabili però, perché fortunatamente il pronto intervento delle squadre d’emergenza ha evitato problemi ben maggiori.

Fin che la barca va

Grazie a Alberto Belloni oggi su Il Cittadino vediamo Capezzera e Cominetti guidati da Peppo Boriani lungo il paradiso fluviale, l'Adda.
Gli assessori salgono sulla barca: «L’Adda è un fiume da valorizzare».
Rassegna stampa.

Immaginare un fiume “aperto”, conosciuto e fruibile a tutti coloro che, anche nel Lodigiano, ne ignorano la bellezza. È questo il sogno che l’Associazione barcaioli e lavandaie di Lodi intende realizzare con il sostegno di due “partner” indispensabili: il comune di Lodi e la provincia. “Perché in Lombardia abbiamo i fiumi più belli d’Italia, e l’Adda è uno di questi”, spiega Giuseppe Boriani, presidente della Barcaioli; lui che, “lupo di fiume” da sempre, vorrebbe condividere e valorizzare quei “tesori azzurri” che attraversano la provincia, e dei quali conosce ogni segreto. Sul barcone dell’associazione, affidato il timone al fido Luigi, Boriani ha portato “in gita” sull’Adda tra Casellario, Lodi e Cavenago due ospiti particolari: Giuliana Cominetti, assessore alle pari opportunità e ai gemellaggi del comune di Lodi, e Nancy Capezzera, assessore tra le varie deleghe anche alla valorizzazione dei beni culturali per la provincia di Lodi.


Ospiti gradite, ma soprattutto “ambasciatrici” di due enti pronti a dimostrarsi qualcosa di più che dei semplici interlocutori. «Vogliamo fare conoscere questo territorio meraviglioso - spiega Boriani -, abbiamo tante belle piste ciclabili, con qualche ponticello in legno si potrebbero unire anche più punti. Eppure non capisco perché non si valorizzino i nostri fiumi. Ci siamo messi a disposizione anche delle scuole, ma se da fuori sono venuti, dal Lodigiano abbiamo portato solo una classe. L’acqua è più pulita di quanto si pensi, e valorizzando rive e fiume si potrebbe creare anche qualche posto di lavoro». Sì, lavoro. Perché di luoghi pronti a diventare spiagge balneabili, come Casellario stesso o le Due Acque, lungo l’Adda non ne mancano, e con un po’ di buona volontà il fiume potrebbe diventare un piccolo paradiso turistico, a due passi da casa. Trasportata da Corte Palasio fino alla Canottieri, Cominetti immerge le mani nell’acqua e si dice d’accordo: «Si dovrebbero verificare le condizioni di sicurezza, analizzare l’acqua e lo stato del fondo, ma creando una zona di sorveglianza si potrebbe fare - spiega -. In prospettiva si può pensare a una serie di percorsi e attrazioni che invoglino i turisti: ai tedeschi, per esempio, piace tantissimo, mentre noi non la valorizziamo a sufficienza». Il paesaggio, lungo il fiume, è bellissimo, anche se stringe il cuore vedere qua e là buste di plastica ed elettrodomestici abbandonati. La suggestione, scendendo verso Cavenago, affascina comunque anche Capezzera: «Dà emozioni, eppure è qui abbandonata, le sponde deturpate - commenta -. Noi ci crediamo, ci fa piacere che Lodi sia con noi, ma anche gli altri comuni rivieraschi dovrebbero vederlo come elemento da valorizzare, sia per il turismo che per la conservazione dell’ambiente. Proveremo a portarli attorno a un tavolo e a fare qualcosa, assieme alle associazioni: e cercheremo di entrare nel consorzio Navigare l’Adda, del quale dobbiamo fare parte».

L'eldorado consulenze

Ancora Greta Boni su Il Cittadino di oggi ci racconta che l’Azienda ospedaliera ha assegnato consulenze per 2 milioni e mezzo di euro, l’Asl per quasi 100mila.
Incarichi nel mirino di Brunetta.
On line tutti i nomi e le cifre dei collaboratori esterni.

Rassegna stampa.

L’Azienda ospedaliera lodigiana ha speso due milioni e mezzo di euro per consulenze esterne. Nel giro di un anno. L’Asl ne ha sborsati quasi 100mila. I dati sono stati pubblicati sul sito del ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, il quale già da tempo ha dato il via all’«operazione trasparenza», attraverso la pubblicazione on line delle spese degli enti pubblici.
Questa volta tocca alle consulenze esterne. Le cifre si riferiscono agli incarichi di consulenza e collaborazione esterna affidati dalle amministrazioni nel corso del 2008. Le informazioni pubblicate sono aggiornate al 2 luglio 2009. Gli elenchi, suddivisi per settore di appartenenza, contengono la descrizione e la durata dell’incarico, l’importo previsto da corrispondere e l’importo erogato nel periodo di riferimento.
All’Asl si contano soprattutto le prestazioni mediche o di assistenza sociale, con incarichi per liberi professionisti che arrivano anche a 38mila euro. Per quanto riguarda l’Azienda ospedaliera, le cifre più elevate riguardano le delibere per reclutare infermiere professionali o medici, in questo caso gli incarichi si aggirano intorno ai 30-40mila euro; spicca poi una consulenza economica, finanziaria e contabile da 60mila euro.
Il Parco Adda Sud ha sborsato 191.128 euro, in particolare 72mila euro sono finite nell’attività di ricerca, mentre la Camera di commercio ha impiegato 119.976 euro a favore di una serie di consulenze.
Una parte delle informazioni, invece, riguarda i comuni. Palazzo Broletto ha utilizzato 170.139 euro, 63mila per uno studio sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e nelle scuole e 73.440 per la realizzazione di due masterplan sull’ex Abb e sul Consorzio agrario. A Casale ne sono stati utilizzati 96.756, la somma più consistente (30mila euro) per una consulenza sul sistema informatico. Sant’Angelo ha speso 60.457 euro, mentre Codogno 79.036 euro. La casa di riposo Santa Chiara, a Lodi, ha speso 436.722 euro, la maggior parte dell’attività è stata destinata alle prestazioni di assistenza sociale, con incarichi per infermiere professionali che possono arrivare anche a quota 28mila euro; 46mila euro, invece, sono stati destinati all’incarico di guardia medica e medico generico.
Il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura-Centro di ricerca per le produzioni foraggere e lattiero-casearie ha utilizzato 413.387 euro per attività di studio e di ricerca e per consulenze tecniche. Il ministero dell’economia ha invece impiegato 1.651 euro per due soli incarichi, uno dei quali riguarda l’analisi tecnica legata alla gestione del sistema di sicurezza dei lavoratori. C’è poi la spesa del Miur, l’ufficio scolastico regionale, che ha messo in campo 404.267 per i diversi istituti del Lodigiano. Su tutto il territorio nazionale, gli elenchi relativi al 2008 coinvolgono 11.608 amministrazioni, che hanno comunicato 285.466 incarichi per un totale di compensi erogati pari a 1.449.411.992,27 euro.
Nel settembre dello scorso anno, le amministrazioni che avevano effettuato la comunicazione per l’anno 2007 erano 9.843 per 269.455 incarichi, la somma erogata era pari a 1.354.509.416,21 euro. Un buon numero di enti locali - poco meno del 50 per cento - non ha conferito incarichi, oppure non ha trasmesso, nei tempi e con le modalità previste, i dati sulle consulenze.

Che bel mestiere dirigente provinciale

Ancora Greta Boni su Il Cittadino di oggi, parlando dell'operazione trasparenza in Provincia, ci dice che il direttore generale, ora in pensione, aveva una retribuzione lorda di 187mila euro.
Provincia, gli stipendi sul web: somme da record per i dirigenti.
Rassegna stampa.

Stipendi da sogno, almeno per i cittadini “comuni”. Le retribuzioni dei dirigenti della provincia di Lodi viaggiano tutte tra le 40mila e le 90mila euro all’anno, le cifre sono state pubblicate in questi giorni sul sito di palazzo San Cristoforo, all’indirizzo www.provincia.lodi.it. Il Paperon de’ Paperoni è il direttore generale, Orazio Garofalo, con uno stipendio netto di 97.498 euro per un lordo di 187.602, un vero e proprio record. In questo momento, la provincia di Lodi guidata da Pietro Foroni non ha ancora nominato il suo direttore generale, il mandato di Garofalo è scaduto e presto dovrà essere “rimpiazzato”. Secondo alcune indiscrezioni, Garofalo si sarebbe offerto come consulente, non è detto però che la giunta prenda in considerazione questa ipotesi.
Sul podio dei manager più ricchi ci sono il vice direttore generale Francesco Rindone e il dirigente del settore edilizia Maurizio Pozzi, che però percepiscono una somma decisamente inferiore rispetto a quella del direttore generale: il primo ha uno stipendio netto di 59.190 euro, mentre il secondo scende leggermente a 53.356. Nella classifica seguono Savino Garilli (46.126), dirigente del settore urbanistica, Marco Vignati (45.740), dirigente per la programmazione finanziaria, Alberto Tenconi (44.109), dirigente del settore agricoltura e ambiente rurale, Maria Augusta Zaffignani (43.322), responsabile dei servizi alla persona e dei servizi educativi e culturali, Filippo Bongiovanni (42.756), dirigente del settore ambiente con delega alla polizia provinciale, Angelo Stroppa (37.346), responsabile del settore sistemi turistici. Marco Vignati attualmente lavora in Regione Lombardia ed è stato sostituito da Claudio Lombardelli, il quale si occupa di bilancio e di finanza insieme all’assessore Cristiano Devecchi. Inoltre, Maurizio Pozzi si è visto recentemente aumentare il numero delle deleghe di sua competenza, oltre all’edilizia dovrà seguire trasporti e viabilità. Il presidente di palazzo San Cristoforo, Pietro Foroni, ha prolungato gli incarichi dei dirigenti fino al prossimo 31 ottobre, poi la giunta distribuirà le nuove deleghe. Anche per questo motivo nei diversi uffici si respira un’atmosfera di curiosità, tutti si chiedono chi verrà riconfermato e chi invece non lo sarà. I “gossip” viaggiano da un settore all’altro, sembra infatti che il vice direttore generale Rindone abbia manifestato la sua disponibilità per continuare a gestire l’incarico che gli è stato affidato dalla precedente amministrazione. Bongiovanni godrebbe, invece, della stima del presidente, per questo dovrebbe rimanere al suo posto, anche se all’interno della coalizione c’è chi potrebbe mettersi “di traverso”.
Per sapere i nomi e i cognomi dei nuovi dirigenti bisognerà aspettare la fine dell’anno.

Lodi, scendere con i piedi per terra

Se Matteo Brunello ci ha raccontato dei sogni dei ludesan, Greta Boni su Il Cittadino di oggi, con l'occhio sulla realtà, ci informa che a San Grato, lungo la tangenziale di Lodi, la maggior parte delle costruzioni industriali resta ancora senza inquilini.
Capannoni deserti, mercato paralizzato.
Compravendite in calo da anni, anche con prezzi vantaggiosi.
Rassegna stampa.

Non c’è mercato per i capannoni lodigiani, anche quando i prezzi si rivelano vantaggiosi è difficilissimo trovare un acquirente. L’anno scorso le transazioni si sono fermate al 61,44 per cento, registrando un calo del 2,90 per cento rispetto al 2007. Allo stesso tempo, se si confronta il primo semestre del 2009 con il primo semestre del 2008, il costo degli immobili si è abbassato del 10,10 per cento. Alcuni operatori del settore su questo fronte non hanno dubbi: nella città del Barbarossa il mercato industriale si è fermato già da diversi anni, le associazioni che operano nel comparto spesso incontrano delle difficoltà persino nel fare delle rilevazioni attendibili. Leggermente diversa è la situazione al di fuori del capoluogo, negli edifici lungo le strade provinciali qualche capannone si riesce ancora a “piazzare”.
I dati emergono da una ricerca promossa dalla Camera di commercio di Monza e Brianza, in collaborazione con Fimaa Milano (Federazione italiana mediatori agenti d’affari) e Borsa Immobiliare.
Negli ultimi mesi, la crisi ha colpito anche il resto della Lombardia, l’anno scorso le compravendite si sono ridotte del 9 per cento in tutta la regione. Le province che possono vantare una “performance” positiva sono solo Bergamo (+1,5 per cento), Mantova (+3,8) e Sondrio (+12,8). Nel complesso, i prezzi di uno spazio destinato alle attività produttive è sceso del 4,8 per cento. A Lodi i clienti devono sborsare in media 560 euro al metro quadrato; A Monza e Brianza, con 935 euro al metro quadrato, si registra il costo più alto per un capannone ben localizzato, quasi il triplo di Cremona, dove - con 315 euro al metro quadrato - si trova il prezzo più “stracciato” della Lombardia. Seguono Milano, con 910 euro al metro quadrato, mentre Brescia, Lecco e Varese tutte ferme a 665. Che il mercato commerciale non vada a gonfie vele non è una novità, per accorgersene i lodigiani non devono fare altro che guardarsi in giro. Lungo la tangenziale, nella zona di San Grato, ormai da anni si nota una lunga schiera di capannoni vuoti, così come lungo viale Milano e in alcune zone della città molti uffici non hanno ancora trovato un proprietario. Il caso del polo industriale di San Grato ha sempre lasciato di stucco i cittadini, nonostante l’area sia considerata appetibile per la sua posizione è rimasta in parte deserta. Qui si trova il complesso “Le foglie 5”, realizzato dall’azienda lecchese Alessandro Tentori Spa, la maggior parte delle imprese che ha comprato in questa zona arriva da altre città. In via dell’Agricoltura svettano tre costruzioni ormai invase dall’erbaccia. Qualche incivile ha già colto l’occasione per abbandonare all’esterno materassi e rifiuti, mentre sui cancelli si mostrano in bella vista gli striscioni “affittasi” e “vendesi”. Solo qualche settimana fa, sulle colonne del «Cittadino», i titolari de “Le foglie 5” hanno proposto al Consorzio agrario di trasferirsi all’interno del complesso industriale, un’area di 100mila metri quadrati che secondo i proprietari avrebbe potuto rappresentare una soluzione ideale. Tentori ha sottolineato la vicinanza con il casello dell’A1, con il polo universitario e con il polo espositivo del Lodigiano, inoltre ha ribadito la possibilità di acquistare o affittare capannoni per circa 22mila metri quadri, su di una superficie totale di circa 40mila metri quadri. Il Consorzio agrario ha ringraziato la Tielle Costruzioni Srl per l’opportunità, ma ha anche risposto “picche”: il “trasloco” potrebbe avvenire più a sud.
In città non sono mai mancate le polemiche sulla cementificazione selvaggia del territorio, spesso ci si domanda perché costruire nuovi capannoni quando quelli esistenti sono deserti: un consumo di suolo considerato inutile. In passato le associazioni che fanno parte del mondo dell’artigianato hanno sottolineato l’esigenza di riqualificare l’area Pip (Piano insediamenti produttivi), rendendola più appetibile per le aziende del territorio. A quanto pare, però, l’obiettivo non è stato ancora raggiunto.

Anche Lodi ha il suo libro dei sogni

Matteo Brunello ci informa su Il Cittadino di oggi circa i contenuti del PGT del capoluogo.
Nel documento che verrà portato all’approvazione c’è anche l’ampliamento dell’area Pip.
Altre due stazioni e 2mila case in più.
La città del terzo millennio nel Piano di governo del territorio.

Rassegna stampa.

Altre due stazioni ferroviarie nel capoluogo, aree residenziali per quasi 2mila nuovi alloggi e l’ampliamento della zona degli insediamenti produttivi di San Grato. È questa la città del futuro che il comune di Lodi intende disegnare con l’approvazione del nuovo Piano di governo del territorio, lo strumento di pianificazione urbanistica che sostituirà l’attuale piano regolatore generale. Le linee guida presenti nel documento di sintesi del Pgt sono state approvate nei giorni scorsi dalla giunta comunale. Si tratta per ora di alcuni elementi di pianificazione, che sono stati inseriti nell’elaborazione del Piano di governo del territorio. L’amministrazione municipale di Lodi ha inoltre varato il provvedimento con cui si dà il via all’iter di predisposizione della Valutazione ambientale strategica (Vas) del Pgt. I tempi dell’iter del nuovo strumento di pianificazione sono stati dettati dall’assessore all’urbanistica, Leonardo Rudelli: «I prossimi passi saranno l’approvazione della Valutazione ambientale strategica entro ottobre e l’adozione in consiglio comunale del Piano di governo del territorio tra novembre e dicembre». Nello specifico, la struttura del testo sulle prospettive urbanistiche si distingue in sistema infrastrutturale, ambientale e insediativo. In primo luogo viene affrontato il tema, in una logica di lungo periodo e secondo diverse opzioni, di un terzo ponte sul fiume: questo per risolvere i problemi di collegamento tra l’Oltreadda e il settore nord-ovest della città. Poi è prevista una nuova fermata ferroviaria a nord, in corrispondenza del nuovo polo universitario, un’altra stazione ferroviaria sud, nei pressi del Business park, portando così a tre le fermate dei treni nel capoluogo. Inoltre in programma è indicato l’ampliamento del polo produttivo di San Grato e la delocalizzazione dello scalo merci dalla zona San Fereolo. Per quanto riguarda invece la valorizzazione ambientale, uno degli obiettivi segnalati è quello del rilancio dell’Oltreadda e del lungo fiume, che sono da riqualificare. E priorità evidenziata è quella della realizzazione del parco del Pulignano. Infine sul tema del sistema insediativo, grande attenzione viene posta al discorso dell’edilizia residenziale sociale, che rappresenta circa il 20 per cento dell’offerta complessiva (tra Pgt e documento di inquadramento). Gli ambiti di trasformazione urbanistica previsti dal documento di piano sono rappresentati da circa 15 aree per circa 600 nuovi alloggi, a cui vanno aggiunti quelli del piano delle regole (circa 50 alloggi), oltre agli ambiti di trasformazione del documento di inquadramento (900 alloggi) e le previsioni del Prg vigente (400 alloggi). «Tutti questi obiettivi - osserva il sindaco, Lorenzo Guerini - si collocano all’interno di una scelta precisa, quella volta a limitare il consumo del suolo, e anche per le trasformazioni residenziali verranno privilegiati ambiti relativi ad aree dismesse ed aree destinate a standard dal Prg vigente. Il documento evidenzia inoltre altre tematiche rilevanti, quali il «disegno» dell’Oltreadda e delle frazioni, il tema delle cascine dismesse e quello degli insediamenti commerciali, rispetto ai quali è in corso un lavoro di approfondimento puntuale».