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martedì 15 settembre 2009

Gli spot negati di Annozero

Da Annozero.
VideoPost.
Sovrapposizione di programmi.

Giusto per amore di precisione giornalistica, vogliamo ricordare che non è vero che la sovrapposizione tra programmi giornalistici in Rai non è “data in natura”. È infatti già accaduto in passato. A questo proposito riportiamo il testo dell’agenzia Ansa dell’8 ottobre 2001, ore 17.60: “ATTACCO A KABUL: STASERA SFIDA IN TV TRA VESPA E SANTORO. L’emergenza internazionale vede scontrarsi stasera in tv Bruno Vespa e Michele Santoro: entrambi andranno in onda in diretta in prima serata, rispettivamente su Raiuno e Raidue, per approfondire gli sviluppo dell’attacco anglo americano all’Afghanistan. Vespa avra’ in studio Stefano Silvestri, padre Jean Marie Benjamin e ospiti politici ancora da confermare. Anche lo staff di Santoro e’ in riunione per definire scaletta e interventi”.

Gli spot di Annozero.
«Cari amici, sono Michele Santoro. Voglio ringraziare tutti voi per aver fatto circolare su Internet gli spot che annunciano il ritorno di Annozero. Grazie a voi questi spot sono diventati un vero e proprio caso mediatico su Youtube e su Facebook con quasi 130mila viste. E le statistiche sono in continua crescita.
Ciò nonostante la Rai insiste a non volerli mandare in onda. Continuate ad aiutare me e il mio gruppo a diffondere il nostro messaggio!».





L’appuntamento con Annozero rimane comunque per Giovedì 24 Settembre alle 21.00 su Rai Due.

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Non è l'ultimo romanzo di Dan Brown

Guanti, grembiule e tessera n. 1816 per Silvio torna il fantasma della P2.
A Gubbio l'allusione di Fini al passato massonico del premier. "Io invece non me ne diletto".

Rassegna stampa - La Repubblica, Filippo Ceccarelli, 15 settembre 2009.

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Il capocomico

Terremoto Abruzzo, consegnate le prime case.
A cinque mesi dal sisma che ha sconvolto l'Aquila e provincia, sono state oggi consegnate le prime case a Onna. Breve contestazione contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi da parte dei terremotati di altre frazioni.
VideoPost - SkyTg24, 15 settembre 2009.



Sono una giovane coppia con due figli i primi terremotati che entrano nelle nuove case del villaggio di Onna. È stato lo stesso presidente del Consiglio a consegnare le chiavi dicendo: "Vi auguro di poter ritrovare serenità, anche se non è la vostra casa". Attualmente sono 48 le villette bifamiliari, che ospiteranno oltre 300 persone, costruite dal provincia autonoma di Trento e costate 5,2milioni di euro. Alcuni terremotati hanno contestato il presidente del Consiglio, perché nonostante i risultati ottenuti a Onna, resta estremamente precaria la situazione delle altre frazioni.

Tam tam via sms: "Stasera non guardare Porta a Porta".
Rassegna stampa - l'Unità.it, 15 settembre 2009.

Tutto è pronto per lo show televisivo della sera, Porta a Porta su Rai Uno, l'unica trasmissione informativa autorizzata ad andare in onda. Il set, a Onna, il paese che non c'è più, l'ha apparecchiato il premier. Al centro le casette, pagate con i soldi della Croce Rossa e della Provincia di Trento, realizzate dalla stessa Provincia di Trento e urbanizzate dal Comune de l'Aquila. Ma consegnate direttamente dal premier. Con tanto di biglietto di auguri su carta intestata della Presidenza del Consiglio e firmato da Silvio Berlusconi. Recita: «I più affettuosi auguri di salute e di serenità nella nuova casa».
È il premier stesso a consegnare le chiavi delle prime tre case delle 94 allestite. Mentre alcuni manifestanti sfuggiti ai controlli riesce a raggiungere il luogo della cerimonia e a srotolare un paio di striscioni. Sono abitati di Tempera, un comune vicino, che chiedono: «Tempera, dove andremo a settembre? No alle deportazioni». Oppure quelli di Castel Nuovo, che domandano: «Belle le case di Onna, ma le nostre?».
«Le case consegnate non sono niente rispetto alle migliaia di sfollati», si fa portavoce delle proteste la presidente della Provincia de l'Aquila Stefania Pezzopane, che ricorda, oltretutto, che «le case che vengono consegnate sono quelle realizzate dalla Provincia di Trento».
Un elemento su cui richiama l'attenzione anche Sabina Guzzanti, a Onna per le riprese del suo documentario sulla ricostruzione. Ma Vespa lo racconterà questo? Domanda sul suo blog l'attrice-regista, lanciando un ammonimento alla redazione di Porta a Porta: «Se non dite le cose come stanno vi sbugiarderemo».
Ma la parola d'ordine ormai è già diventata: boicotta Porta a Porta. Il tam tam è partito dalla Rete. «Boicottiamo Porta a Porta», recita l'appello che viaggia da un sito all'altro, in posta elettronica, su facebook. E via sms si sta diffondendo anche attraverso i telefonini.
E, in qualche modo, si può dire che abbia idealmente aderito anche Dario Franceschini. Prima ancora che partisse il tam-tam, a dire il vero, il segretario del Pd ha fatto sapere che questa sera non vedrà Porta a Porta. E in una lettera inviata a Vespa e alla sua redazione spiega che dà forfait e declina l'invito a partecipare alla trasmissione del 23 settembre a cui era stato invitato.
Lo sciopero dell'audience nasce su un blog (Little Mary Street, the Italian Blog Village). Scrive il blog Little Mary Street. «Spostano Ballarò per dare spazio alla puntata di Vespa sulla consegna delle nuove case ai terremotati abruzzesi. Cancellano Matrix per motivi tecnici. Incredibile. Propaganda politica, la situazione è talmente imbarazzante che è difficile da commentare».
Che i terremotati ricevano finalmente una casa «è una cosa normale, la consegna delle chiavi non deve essere né celebrata né strumentalizzata. Il governo deve fare il suo mestiere, senza utilizzare il servizio pubblico come fosse un palcoscenico per i propri teatrini». Da questa premessa nasce la protesta: «Voi spostate le trasmissioni Rai a vostro piacimento con la scusa di 'evitare sovrapposizioni' e noi non le guardiamo. Nessuno questa sera guardi Porta a Porta su Rai Uno». Più sintetico, appena 105 battute, il testo dell'sms: «Un gesto concreto per la libertà d'informazione. Stasera non accendere Rai1, non guardare Porta a Porta».

Pronto il set di Onna, le casette non sono quelle del governo.
Rassegna stampa - l'Unità.it, Marco Bucciantini, 15 settembre 2009.

«Forza, forza». Quelli della protezione civile spronano gli operai, che hanno ancora mezza giornata di tempo per finire di costruire un paese. Turni da dodici ore di lavoro – dall’alba finché c’è luce – per allacciare i tubi dell’acqua, finire di asfaltare le strade, piantare il biancospino, l’alloro, l’acero. Oggi alle 15 arriverà Berlusconi e con lui le telecamere «e tutto dev’essere perfetto». Questo l’ordine. Sembra una scena del Truman show, ma è impossibile negare la giovialità e la speranza che infondono le nuove casette, 94 abitazioni raggruppate in 47 bifamiliari di varie metrature, 40 mq per chi vive solo, quasi il doppio (con tre camere) per le famiglie più numerose. Qui stanotte dormiranno 200 abruzzesi, quelli di Onna, che era un paese vero e non c’è più: resta un cumulo di pietre, appena di là dalla strada e una lapide struggente che elenca 41 nomi. Arrivano i mobilidall’Emilia, il via vai di camion e mezzi da lavoro è incessante. Quello che oggi il presidente del Consiglio venderà come un miracolo del governo, del suo governo e della sua Protezione civile è in realtà un lavoro ideato e concluso dai laboriosi trentini e finanziato in parte dalla stessa provincia autonoma e in parte (maggiore) dalla Croce Rossa. Queste infatti non sono le abitazioni del progetto C.A.S.E, quello «ufficiale» che dovrà riaccasare gli sfollati e che viene sovrinteso – come tutto il resto – da Guido Bertolaso. Saranno invece consegnate le villette antisismiche con anima in legno e strato di coibentazione che gli italiani hanno già visto in tv dieci giorni fa, quando venne in visita il presidente della Repubblica. Questi Map (moduli abitativi provvisori) sono progettati dal Cnr di San Michele all’Adige: il Giappone ha già sperimentato la sapienza dei ricercatori trentini, anche su edifici di sette piani. «Avevamo bisogno di un mese in più per controllare bene tutti gli impianti e non rischiare di fare errori, ma ci hanno obbligato a finire tutto entro il 15 settembre. I materiali sono arrivati il 20 agosto...». Quindi tutto è stato edificato in meno di un mese. E la fretta di cui parla il geometra del Comune dell’Aquila, Renzo Parisse, che in quella lapide indica il nome del padre e dei due nipoti – figli del fratello e nostro collega Giustino – è quella che insospettisce il presidente della provincia Stefania Pezzopane: «Questa consegna non diventi uno spettacolo mediatico». Le case servivano subito, per distrarre l’opinione pubblica in un momento di grande difficoltà del premier. La consegna del 4 settembre del primo nucleo di abitazioni «ufficiali» è slittato a fine mese, c’è stata discussione sugli espropri con terreni edificati comprati al prezzo di terreni agricoli (per questo si sono risparmiati molti terreni della Curia...) e intorno il freddo comincia a mordere. Per nascondere il malumore, le tendopoli più vistose sono state evacuate, gli sfollati sistemati negli alberghi, anche questo verrà detto oggi: ma di 171 campi ne sono stati chiusi 59 e «ci sono ancora 16mila persone nelle tende», ricorda la Pezzopane. Ci sono 30mila aquilani sulla costa (questo complica l’avvio della scuola). Poche – meno del previsto – le persone che sono rientrate nelle case. C’è confusione nei parametri di ricostruzione, l’ordine degli architetti ha chiesto «regole certe, perché il rischio è di assumersi responsabilità enormi». Le case dei trentini verranno replicate in altre due aree del cratere, per altri 100 moduli abitativi. Parallelo, anche se in ritardo sui tempi promessi, corre il progetto ufficiale. Quello che non vedrete in televisione, perché meno grazioso: sono palazzi a ridosso della statale che collega il capoluogo a Pescara. Il prefetto Franco Gabrielli ha annunciato per venerdì la «chiamata» dei primi cittadini che possiederanno queste case. Ha anche ricordato la revoca antimafia a due ditte impegnate nella ricostruzione (una del posto, l’altra campana): «Non andrà un centesimo agli imprenditori collusi». In tv si vedrà invece Berlusconi consegnare le chiavi di casa ad una famiglia, e tagliare il nastro dell’asilo nido, realizzato sull’idea di Giulia, studentessa di ingegneria vittima del terremoto. Ogni onnese troverà poi nella nuova casa un messaggio di benvenuto scritto dallo stesso invadente premier. Ci saranno anche le autorità locali, che però non seguiranno Berlusconi nella registrazione romana dello speciale di Porta a Porta. Lì si sentirà una sola voce, e solo quella.



Guzzanti a Vespa: Attenti, vi sbugiarderemo.
Rassegna stampa - l'Unità.it, 15 settembre 2009.

Un avvertimento a Vespa e alla redazione di Porta a Porta: «Caro Bruno Vespa e redazione e ordine dei giornalisti, voi che avete bloccato altri programmi tv perchè l'Italia tutta sia davanti a 'Porta a porta' questa sera per ammirare la prontezza dell'intervento del governo sulla consegna delle case sappiate che se manipolerete la notizia sarete sbugiardati». Lo scrive Sabina Guzzanti sul suo blog, prima di partire per Onna per essere presente alla cerimonia di consegna dei primi moduli abitativi. L'attrice-regista sta girando da due mesi un documentario sulla ricostruzione e sulla gestione del post-sisma con testimonianze, video e commenti dei principali protagonisti dei mesi della ricostruzione. E la consegna delle casette è un capitolo importante della storia. A patto che venga raccontata in modo corretto.
Sul suo blog Sabina Guzzanti lo fa. E, come ha scritto l'Unità, spiega che le «case le ha fatte il Trentino non il governo, pur essendo solide e durature e antisismiche costano un terzo delle case della protezione civile e sono pure pronte per tempo a differenza di quelle della protezione civile».
«Qualsiasi affermazione trionfalistica ed elogio dell'operato di Berlusconi e Bertolaso- avverte perciò l'attrice-regista nella sua lettera aperta a Porta a Porta - sarebbe propaganda e uso del servizio pubblico a scopo privato. Le case fatte ad Onna sarebbero state, come ormai si rende conto anche buona parte della popolazione aquilana, l'unica soluzione razionale. 1-2 mesi massimo nelle tende e poi moduli abitativi fino alla ricostruzione. La consegna delle case di Onna prova solo che il governo e la protezione civile hanno sbagliato tutto».
Arrivata ad Onna, le prime persone che ha intervistato sono i rappresentanti dei comitati spontanei che hanno attivato un sit-in all'arrivo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Anche se ai manifestanti è stato impedito l'accesso all'abitato di Onna. «Una prevaricazione così come l'impossibilità di distribuire volantini di alcun tipo all'interno delle tendopoli».
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L'ennesimo spettacolare sfruttamento del dolore

Il commento. La strategia del ragno.
Rassegna stampa - Repubblica.it, Curzio Maltese, 15 settembre 2009.

C'è qualcosa che gli italiani non sanno, ma soprattutto non debbono sapere, dietro la violenza dell'assalto finale di Silvio Berlusconi al valore di cui s'è sempre orwellianamente riempito la bocca, la libertà.
La libertà d'informazione e di critica del giornalismo, perfino la semplice libertà di scelta degli spettatori televisivi. C'è, deve esserci una disperata ragione se il premier, già osservato speciale delle opinioni pubbliche di mezzo mondo, invece di rientrare (lui sì) nei ranghi del gioco democratico, continua a sparare bordate contro le riserve indiane che ancora sfuggono al suo controllo.
L'ultimo episodio, l'oscuramento di Ballarò su Raitre, e ora anche di Matrix su Canale 5, per concentrare tutta l'audience di oggi sulla puntata celebrativa di Porta a Porta per la consegna alle vittime del terremoto abruzzese delle prime case, aggiunge un ulteriore tocco "coreano" al disegno dell'egemone. Volenti o nolenti, milioni di spettatori sono chiamati stasera all'appello, da bravi soldatini, per plaudire al "miglior presidente del Consiglio in 150 anni", che si esibisce nell'ennesimo spettacolare sfruttamento del dolore, fra le lodi dei ciambellani. Si ha un bel dire che ci vuole prudenza nell'adoperare certe parole, ma queste cose si vedono soltanto nei regimi. Più spesso, alla fine dei regimi, quando l'egemone è parecchio in là con gli anni e con l'incontinenza egolatrica.
La vicenda è grave in sé, come ha subito commentato Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare di vigilanza e memoria storica della Rai. E lascia perplessi che invece il presidente di garanzia della Rai la riduca a scompenso organizzativo. Si tratta quantomeno di un eufemismo. Ma l'affare Ballarò diventa ancora più inquietante perché s'inserisce in una strategia del ragno governativa per intimidire o tappare direttamente la bocca all'informazione critica.
Le denunce e le minacce contro Repubblica e Unità e perfino la stampa estera, il pestaggio mediatico di questo o quel giornalista, gli avvertimenti mafiosi a questo o quel conduttore perché si pieghino alle censure o dicano addio ai loro programmi, questi sono i metodi. Non si può neppure dire che si tratti di una trama occulta. Gli obiettivi sono palesi, dichiarati, in qualche caso rivendicati. Berlusconi sta usando tutto il suo potere di premier, primo editore e uomo più ricco d'Italia, per strangolare economicamente la stampa d'opposizione, epurare i pochi programmi d'informazione degna di un servizio pubblico, a cominciare da Annozero di Santoro, Report di Gabanelli e Che tempo che fa di Fazio, infine destituire l'unico direttore di rete televisiva, Paolo Ruffini di RaiTre, che non obbedisce agli ordini.
Non sappiamo se tutto questo si possa definire "l'agonia di una democrazia", come ha scritto Le Monde. Ma certo gli assomiglia moltissimo. Del quotidiano francese si può condividere anche il conciso titolo del commento: "Basta!". Nella speranza che siano in molti ormai in Italia a voler dire "basta!", non tanto, non più per convinzione politica, ma per buon senso, decenza e amor di patria. Lo si vedrà anche alla manifestazione di piazza del Popolo il prossimo sabato.
Al giornalismo libero rimane il compito di chiarire il mistero dietro l'offensiva finale di Berlusconi contro la libertà d'informazione. Oltre a quanto già gli italiani sanno, o almeno la minoranza che non si limita a bersi i telegiornali. E cioè il terrore governativo per il calo (reale) di consensi, l'incombere degli effetti autunnali della crisi sempre negata, il dilatarsi dei noti scandali di escort e minorenni, l'avvicinarsi di una sentenza della Consulta che potrebbe restituire Berlusconi alle proprie responsabilità davanti alla legge. E poi forse ci sarà dell'altro da nascondere, che all'informazione indipendente spetta d'indagare. Salvo che il potere impedisca ai giornalisti di fare il proprio lavoro. Come sta accadendo in Italia, con questa guerra preventiva, sotto gli occhi di tutto il mondo.

Il segretario del Pd rinuncia alla trasmissione del 23 settembre.
"Terremotati strumentalizzati, non mi presto a questa operazione".
Franceschini dice no a Vespa "Non vengo a Porta a Porta".
Il conduttore Rai replica: "Sono motivazioni pretestuose".

Di Pietro attacca il giornalista. E Lui: "O si scusa o non lo invito più".
Repubblica.it, 15 settembre 2009.

Roma - "Non vengo a Porta a Porta". Dopo le polemiche per la cancellazione della puntata di Ballarò, Dario Franceschini rinuncia all'invito di Bruno Vespa che aveva programmato una trasmissione con il segretario del Pd per il 23 settembre. "Leggo ora - dice il leader Pd - alcune dichiarazioni di Vespa secondo le quali la mia presenza sarebbe da intendere come una sorta di par condicio per coprire l'incredibile scelta della Rai di stravolgere i palinsesti dell'azienda allo scopo di garantire al premier una vetrina strumentalizzando e spettacolarizzando il dramma dei terremotati d'Abruzzo. È un'operazione grave di cui non posso e non voglio rendermi complice in nessun modo". Secca la replica di Vespa ("motivazioni pretestuose") che attacca il segretario del Pd: "Non le consento di definire una nostra trasmissione come una vetrina al servizio del presidente del Consiglio. Esigo lo stesso rispetto rivolto ad altre trasmissioni che dal pluralismo di Porta a Porta hanno tutto da imparare". Franceschini rilancia: "La logica della puntata di questa sera è di trasformare il dolore in spettacolo''. Ma è tutto il Pd che attacca la scelta di viale Mazzini. "Stasera si dovrebbe festeggiare il dono dei prefabbricati costruiti dalla provincia di Trento, cui siamo grati", dice Massimo D'Alema. Per questo il protagonista, chiosa l'ex ministro degli Esteri, dovrebbe essere il presidente della provincia di Trento, Lorenzo Dellai, anche perché "le villette che erano state promesse da Berlusconi non sono ancora pronte". "Spero intanto - ironizza D'Alema - che il presidente del Consiglio comunichi la lista dei terremotati ospitati a casa sua visto che aveva preso questo nobile impegno".
Ma non è solo il Pd a entrare in rotta di collisione con Vespa. Basta leggere le parole di Antonio Di Pietro: "La Rai promuove l'informazione faziosa di soggetti come Minzolini o Vespa, che stanno al giornalismo come la sedia elettrica alla vita umana". Vespa risponde con un aut aut: "Eviteremo di invitarlo a sedersi sulla "sedia elettrica" della nostra trasmissione. A meno che, naturalmente, non si scusi". E anche dall'interno del cda della Rai si levano nuove voci critiche. "L'episodio di Ballarò - dice il consigliere Nino Rizzo Nervo - è grave in sé, e denuncia senza mezzi termini che si vuole non solo compiacere e non disturbare il manovratore ma anche attuare un preciso disegno per anestetizzare le ultime diversità che resistono nel servizio pubblico radiotelevisivo". Severa poi la condanna del cardinale Ersilio Tonini che critica il rinvio di 'Ballarò'. "Chiunque ami un il giornalismo - dice l'arcivescovo emerito di Ravenna - non può far festa. Non è una conquista, è un segno che i pezzi grossi contano di più. Che senza i grandi protettori, non si fa niente".
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La decadenza d'un leader che non accetta il fallimento

Il commento. Il coltello del potere.
Rassegna stampa - La Repubblica, Giuseppe D'Avanzo, 15 settembre 2009.

Ora che si annuncia il character assassination di Gianfranco Fini, come per la brutale liquidazione del direttore dell'Avvenire, non tiene conto discutere di chi preme il grilletto.
Quel che conta è mettersi dinanzi la figura del mandante, le ragioni della sua mossa intimidatoria per fermare l'immagine della scena distruttiva in cui siamo precipitati. Quel che accade, non c'è altro modo per dirlo: Silvio Berlusconi, con il suo giornale, avverte il partner che, en passant, è anche la terza carica della Repubblica. Lo minaccia con formule che fanno venire il freddo alla nuca: "Ultima chiamata per Fini... Fini ha l'esigenza immediata di trovare una ricollocazione: o di qua o di là. Non gli è permesso... Deve risolversi subito... E ricordi che, bocciato un Lodo Alfano, se ne approva un altro". E infine, lo scintillio del coltello: "Ricordi che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. E' sufficiente - per dire - ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme".
Nella "strategia della tensione" (le Monde), inaugurata per l'autunno dal capo del governo, il giornalismo diventa strumento di intimidazione e minaccia. Ce ne possiamo meravigliare? L'avevamo già visto all'opera contro Dino Boffo, quel giornalismo assassino. Quel che conta è scorgere dietro quell'alterazione dell'informazione, la manovra politica, seguire i passi del manovratore. Anche quel dispositivo si era avvistato per tempo. Dopo il rimescolamento nell'informazione controllata direttamente o indirettamente dall'Egoarca, era già chiaro in luglio che sarebbe cominciato il tempo dell'aggressività. Non era difficile prevedere che una stagione di prepotenza avrebbe demolito deliberatamente i non-conformi, degradato i perplessi, umiliato gli antagonisti. Dentro la maggioranza o nell'opposizione. Dentro la politica o fuori della politica. Nel mondo dell'impresa, della società, della cultura, dell'informazione. Nessuno oggi - si deve aggiungere - può dirsi al sicuro dalle ritorsioni dell'Egoarca. Non lo è stata la moglie del premier, la madre dei suoi figli, che per prima ha subito un mortificante rito di degradazione. Non lo è stata la Chiesa dei vescovi italiani, umiliata con le accuse taroccate al direttore dell'Avvenire. Ora tocca al presidente della Camera al quale viene interdetto, con la minaccia di "uno scandalo", di manifestare il proprio pensiero, che poi dovrebbe essere un suo diritto costituzionale. Vale la pena di parlare di Costituzione. Nel lavoro assegnato dal capo del governo al suo giornale, c'è innanzitutto la distruzione dei principi della Carta. L'Egoarca sa che la Corte costituzionale potrebbe cancellare la legge che lo rende immune e fa sapere che se ne impiperà. Farà approvare una nuova legge. Disporrà che sia "immediatamente in vigore". I giudici sono avvisati. Del Parlamento l'Egoarca non se ne cura, è un trascurabile accidente. Se il presidente della Camera ritiene di doversi mettere di traverso, magari rispettando i regolamenti, sappia che finirà nel tritacarne di uno scandalo che non c'è, ma che i media controllati faranno credere vero e infamante. Fini è anche co-fondatore del partito del presidente del Consiglio, è un uomo libero che liberamente - anche se in contrasto con il partner politico - esprime le sue convinzioni su temi (immigrazione, fine-vita) sensibili e controversi. Il presidente del Consiglio gli fa sapere che deve tacere, adeguarsi, rendere le sue idee conformi. In caso contrario, la "macchina della calunnia", che ha organizzato in Sardegna e ad Arcore quest'estate, lo stritolerà.
Il paradigma che informa, in questa stagione, l'Egoarca è soltanto un fragoroso, orientale abuso del potere. Berlusconi ha rinunciato anche all'obiettivo dichiarato di ridurre i poteri plurali e diffusi a vantaggio di una forma politico-istituzionale accentrata nella sua figura di premier cancellando il quadro politico dove competono le forze sociali e politiche, rivendicando le sue decisioni direttamente in televisione in nome della legittimità conquistata con il voto. Oggi, Berlusconi non reclama più nemmeno la legittimità di quel potere. Preferisce mostrarne, senza alcuna finzione ideologica, con immediata concretezza, soltanto la violenza pura. Gli interessa soltanto alimentare l'efficienza di una macchina di potere che non vive di idee, progetti, discussioni, riforme, alterità, ma di brutalità, imperio, conformismo e terrore. Quel che si intravede è un uomo solo, circondato da cattivi consiglieri, prigioniero di una sindrome narcisistica, incapace di fare i conti con una realtà che non controlla più, che non riesce più annullare. Illiberale fino alle midolla, avverte il declino e vede ovunque oscuri pericoli. Nella stampa estera, nelle cancellerie europee, nell'Ue, tra i suoi alleati di governo e di partito, nelle gerarchie ecclesiastiche, nella magistratura, nell'informazione pubblica. Ogni dissenso - anche il più motivato e amichevole - gli appare un atto persecutorio cui replicare "colpo su colpo". Questa deriva rende oggi Silvio Berlusconi un uomo violento e pericoloso. Nella sua crisi trascinerà lo Stato che rappresenta. Lo abbiamo già detto e ogni giorno diventa più vero. La scena in cui siamo precipitati è la decadenza di un leader che non accetta e non accetterà il suo fallimento. Trascinerà il Paese nella sua sconfitta, dividendolo con l'odio.
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Sozzi presenta il piano per il diritto allo studio

Stasera in consiglio comunale il piano da 210mila euro.
“Pioggia” di contributi sulla scuola di Brembio.

Rassegna stampa - Il Cittadino, Andra Bagatta, 15 settembre 2009.

Brembio - Circa 70mila euro per le scuole che vanno ad aggiungersi ai 140 mila di spese correnti già destinate ai plessi scolastici: il consiglio comunale licenzierà stasera, il piano per il diritto allo studio. E a garanzia di un inizio dell’anno scolastico senza problemi, su richiesta della minoranza si è svolto sabato mattina un sopralluogo congiunto tra maggioranza e minoranza, «con lo scopo di valutare eventuali piccoli problemi non in modo strumentale, ma al contrario con l’intento di affrontarli e risolverli insieme per il bene dei bambini», come ha spiegato il sindaco Giuseppe Sozzi. Come consuetudine, la prima assemblea alla ripresa di settembre si riunirà nell’auditorium della scuola, e saranno premiate con le borse di studio tre ragazze meritevoli che hanno conseguito l’anno passato risultati scolastici di rilievo. «Due sono gli aspetti centrali di questo piano - dice l’assessore Giusy Ciserani -. Da una parte l’autonomia alle scuole nella scelta dei progetti extracurriculari, per i quali noi diamo soltanto i fondi, dall’altra il grande impegno a mantenere servizi e programmi come in passato nonostante le ristrettezze di bilancio e l’avvio della riforma Gelmini. E infine bisogna sottolineare le sinergie messe in atto con altre forze sane del paese, come il laboratorio musicale con la banda Cilea o il premio di poesia con la biblioteca o il servizio di nonno vigile con l’Auser nelle due piazze principali». Non è stato aumentato il costo della mensa per le famiglie e il servizio di bus è ancora gratuito, in più il comune si fa carico del tempo mensa delle scuole medie, pagando l’assistenza ai bambini durante i pasti che non era più garantita per i tagli della Gelmini, e versa 5 mila euro in più alla scuola materna parrocchiale parificata che ha subito una drastica riduzione dei contributi da parte della regione. E nonostante lo sforzo del comune e della parrocchia, la retta di frequenza è comunque aumentata. «Non è vero che i tagli non ci sono: la riforma Gelmini scarica sui comuni la decisione, e la spesa, per mantenere o meno determinati servizi che la scuola deve offrire - spiega il sindaco Giuseppe Sozzi. -Per noi la scuola rimane una priorità, e faremo di tutto per confermare sempre questo impegno, come sempre abbiamo fatto in passato, ma i bilanci dei comuni sono quelli che sono».
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Corso di primo soccorso

Croce casalese, il corso in trasferta a Secugnago.
Rassegna stampa - Il Cittadino, 15 settembre 2009.

Questa sera alle 21 la Croce casalese dedicata al primo soccorso inaugura il ventinovesimo Corso alla popolazione: 40 ore di formazione che quest’anno si svolgeranno all’interno della sala consiliare di Secugnago: «Nell’amministrazione di Secugnago abbiamo trovato persone squisite e disponibili - ha dichiarato il presidente della Croce casalese Angelo Caccialanza - riuscendo così a organizzare il corso 2009-10 in un paese diverso, nel tentativo di andare incontro alle esigenze di tutti e incontrare i cittadini di tutto il territorio dove la Croce casalese opera». Tenuto dalla dottoressa Maria Grazia De Bellis, responsabile della formazione sanitaria del personale, e dal gruppo istruttori della Croce, il corso comporterà due incontri a settimana (martedì e giovedì) per un totale di 12 lezioni. «Credo si tratti di una bella opportunità per imparare piccoli gesti che in momenti di difficoltà possono rivelarsi fondamentali per la salute», ha aggiunto quindi il presidente Caccialanza a capo di una realtà, la Croce casalese, che con 162 volontari ne avrebbe bisogno del doppio per far fronte davvero a tutte le richieste. «L’impegno dei ragazzi è straordinario - ha concluso Caccialanza - ma qualora fra i partecipanti dei corsi alla popolazione ci fosse qualcuno interessato ad iscriversi alla Croce casalese è il benvenuto e può farlo contattando lui uno di noi».
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Gli auguri di Napolitano al comandante Nemo

Tanti i messaggi per i 90 anni del sindaco e partigiano Alboni, spicca quello del presidente della Repubblica.
Napolitano onora il comandante Nemo.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Rossella Mungiello, 15 settembre 2009.

«Al combattente per la libertà, al sindaco della bella città di Lodi, al mio collega in Parlamento». Il messaggio è breve e diretto. Sotto c’è la firma di Giorgio Napolitano. È stata proprio la lettura delle parole del capo dello Stato per le 90 candeline di Edgardo Alboni, partigiano, ex parlamentare, ex sindaco della città, uno dei momenti più commuoventi della festa di sabato pomeriggio, nell’aula magna del liceo Verri, organizzata dai vertici dell’Anpi. Le parole erano annotate su un quaderno che è stato donato alla fine della cerimonia al presidente onorario dell’Anpi; pagine e pagine di tributi personali, firmati da uomini politici, militanti, cittadini comuni. Tra gli altri messaggi anche quello di Dario Franceschini, segretario nazionale del Partito democratico che ha ringraziato Alboni «per il lavoro prezioso per la democrazia e per noi tutti». A leggerlo pubblicamente, l’ex senatore Gianni Piatti, che ha aggiunto una riflessione sul discorso di Alboni in occasione della commemorazione dei morti del Poligono: «Una vera e propria battaglia di resistenza perché non è ammissibile che un assessore dica quello che ha detto (riferendosi all’invito dell’assessore provinciale Capezzera a ricordare anche «i martiri repubblichini», ndr) in una città che è stata medaglia d’oro al valore per la resistenza». A portare il tributo dell’Anpi, la presidente vicaria, Isabella Ottobelli. «Il presidente Alboni non si è messo da parte, non è andato in pensione - ha detto -: con la sua capacità di indignarsi e di combattere è ancora qui e noi siamo qui con lui a difendere quegli ideali di libertà, giustizia, solidarietà che sono alla base della nostra Costituzione, carta fondante della democrazia che sottilmente, ma inesorabilmente ci stanno togliendo». Ufficiale nella campagna di Russia e poi comandante partigiano con il nome di “Nemo” nella resistenza, sono tanti gli incarichi istituzionali ricoperti da Alboni nella sua lunga carriera politica. Dal consiglio provinciale di Milano al Consorzio del Lodigiano, all’incarico di deputato nel 1963 nelle file del Pci, per poi arrivare ad impegnarsi con forza per il futuro della sua Lodi diventando più volte consigliere fino all’elezione alla carica di sindaco nel 1975. A ricordare quei tempi in Broletto, il presidente del consiglio comunale di Lodi, Gianpaolo Colizzi, che ha portato in dono proprio la campanella con cui l’Alboni sindaco richiamava all’ordine i consiglieri più giovani, tra cui lo stesso Colizzi. È stato invece Lorenzo Guerini, primo cittadino di Lodi, a portare il tributo della città «con riconoscenza e affetto a un uomo che è esempio: perché la difesa della verità storica di quella lotta che non è stata uguale per tutti deve essere un dovere e perché un paese che non ha radici, non ha futuro». Commosso il messaggio degli iscritti all’Anpi provinciale, letto dalla voce incrinata di Francesco Cattaneo. Tra i ringraziamenti, anche l’augurio al «caro Edgardo, perché i tuoi novant’anni ti siano leggeri e felici».
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Vedo un paese senza prospettive

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
La lettera. Vedo molto male il futuro del paese.

Ho saputo le scelte dei nomi per le commissioni. A questo punto mi sono convinto che la miglior vittoria al sindaco non l'hanno data i 964 voti che ha preso. Erano scontati. La miglior vittoria è stato l'autogol dei tre che sono in comune di nominare i loro amici e lasciare fuori chi ha esperienza e conoscenza delle cose comunali. Non perchè quelli che sono stati messi in commissione non sono capaci. Impareranno se non si stancheranno prima e forse daranno una mano a fare qualcosa di buono. Si parte sempre pieni di buona volontà ma poi col tempo si perde la carica iniziale e si finisce col non partecipare più. E' sempre successo e succederà anche questa volta. Vi hanno tolto di mezzo stupidamente. Eravate gli unici che davano fastidio alla maggioranza e che avevano la capacità di dare loro fastidio. E i risultati finora si sono visti.
Vi scrivo perchè mi meraviglio che alcuni nella maggioranza che sono di buon senso hanno lasciato fare. Uno che ha a cuore il paese non può mettere da parte persone che possono aiutare. E' un grave errore. Sozzi in questo somiglia molto a Berlusconi. Vuole la clac ma con la sola clac non si va molto avanti. E' necessario un giusto e intelligente contraddittorio. Il vostro blog è una voce fuori dal coro che bastona a destra e a sinistra. Questo deve dare molto fastidio e per questo non vi vogliono. Non vi vogliono perchè sono degli stupidi. Il duce diceva molti nemici molto onore. Nessun nemico che onore è? Anche Stalin ogni tanto se ne procurava qualcuno per rinforzarsi. Io vedo molto male il futuro del paese. Lo vedo senza prospettive. Il sindaco userà questi cinque anni per la sua carriera politica perchè è un politico e vuole fare il politico. Vedremo mirabilie, sagre fiere luminarie feste, tutto quello che fa colpo crea consenso. Ma è roba da cicale. A Brembio rimarrà un pugno di mosche. Spero che gli altri i tanto vituperati personaggi che gli sono attorno continuino a portare avanti la baracca come hanno sempre fatto per il bene del paese. E anche voi continuate a dare fastidio a destra e a sinistra.
Alberto
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Coprifuoco

L'errore a reti unificate.
Rassegna stampa - Corriere della Sera, Paolo Conti, 15 settembre 2009.

Esponenti della maggioranza (e vertici Mediaset) protestano quando si parla di Raiset, l'immaginario mostro televisivo da sei reti, in cui le forze del servizio pubblico si sommerebbero a quelle del concorrente privato per evitare lotte fratricide nell'interesse di un unico referente, Silvio Berlusconi.
Ma il «Porta a porta» dedicato alla consegna delle case ai terremotati che stasera su Raiuno sostituisce il «Ballarò» su Raitre (che avrebbe affrontato lo stesso argomento) autorizza speculazioni, allarmi, dietrologie. Perché ieri sera si è aggiunto un ultimo, eloquente tassello: la scomparsa improvvisa dal palinsesto di Canale 5 dell'esordio di «Matrix», un tempo condotto da Enrico Mentana e ora affidato a Alessio Vinci. Era in programma una puntata sulla libertà d'informazione (Vittorio Feltri ospite con Concita De Gregorio, direttore de «l'Unità»). Tutto cancellato. L'avvio di «Matrix» è rinviato alla prossima settimana. Vinci, da buon soldato, si è preso ogni responsabilità («troppe difficoltà tecniche, la qualità non sarebbe stata all`altezza del marchio»). Ma anche qui il clima autorizza ogni retropensiero. Spinge ad avvalorare le voci di telefonate assai concitate partite da Cologno Monzese e arrivate a Vinci, preoccupate per l'esito della puntata.
Per farla breve: stasera Bruno Vespa (non lo avrà certo deciso lui) condurrà il suo «Porta a porta» in prima serata in un clima da reti unificate. Lui su Raiuno, «L'ispettore Coliandro» su Raidue, il film «La caduta - gli ultimi giorni di Hitler» su Raitre al posto di «Ballarò», telefilm o film secondari su Canale 5, Italia 1, Rete 4 e La7. Nessuna vera controprogrammazione e una evidente ansia di controllare tutto. Ha ragione Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza Rai: la situazione è «grave», «Porta a porta» e «Ballarò» hanno «sempre convissuto all'interno dei palinsesti delle rispettive reti, e la deroga, specie se perentoria, costituirebbe un problema da dover prontamente risolvere». E ora sono in tanti ad attendere un cenno visibile dal presidente della Rai, Paolo Garimberti, che della garanzia ha giustamente fatto il suo vessillo.
L'aspetto più paradossale è che l'indubbio traguardo raggiunto nella consegna delle case (94 villette pronte a Onna in appena 72 giorni di lavoro, e tra poco 70o appartamenti a Bazzano) rischia, nel frullatore mediatico, di cedere la scena allo scontro politico sulla Rai. L'errore mediatico sarebbe evidente. Roba da principianti. Altro che professionisti di Raiset.
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La Lega verso la battaglia finale

Bossi incubo del Grande Centro.
Casini annuncia la nascita di un nuovo partito centrista con l'obiettivo di neutralizzare la Lega. Ma l'appello a tutti gli anti-bossiani nasconde l'ultimo disperato tentativo di fermare il Federalismo.
Rassegna stampa - La Padania, Alessandro Montanari, 15 settembre 2009.

Dopo che Pier Ferdinando Casini ha chiamato tutti a convergere nel Grande Centro per combattere insieme la crociata anti-leghista è tutto più chiaro. È più chiaro a chi dia veramente fastidio questo Governo ed è più chiaro cosa dia veramente fastidio di questo Governo: il Carroccio e la sua determinazione nel portare a compimento la rivoluzione federalista che sradicherà, una volta per tutte, i parassitismi lasciatici in eredità da quel centralismo assistenzialista che fece tanto bene alla Dc ma tanto male al Paese. È quindi piuttosto naturale, in fin dei conti, che, ora che tutto sta per finire, il tentativo di organizzare un'ultima disperata resistenza al cambiamento arrivi proprio dai neo-democristiani dell'Udc.
Dopo essere stati gli unici in tutto il Parlamento a votare contro il Federalismo, provano adesso a impedirne l'applicazione con una precipitosa quanto confusa chiamata alle armi di tutti gli anti-bossiani sulla piazza. Questo, dice apertamente Casini, si candida ad essere il Grande Centro: un esercito anti-leghista.
Che contro la Lega si stessero coagulando insofferenze assai ben rappresentate in Parlamento e sulla carta stampata, del resto, lo si era capito dagli strani avvenimenti degli ultimi mesi. L'assalto a Berlusconi, quotidiano, progressivo e su più fronti, era già stato interpretato su queste colonne come l'assalto a un Governo colpevole di trascurare Poteri&Palazzi e di assecondare eccessivamente le richieste del Popolo. Colpa dell'asse Berlusconi-Bossi, non a caso tacciato a ogni pie' sospinto dell'accusa di populismo.
Poi, però, quando s'è visto che il patto non saltava, il fuoco ha cominciato a interessare più direttamente la Lega, messa alla gogna per tutto ciò che diceva o faceva: dai respingimenti al reato d'immigrazione clandestina ai salari differenziati passando persino per questioni obbiettivamente minori come le proposte su bandiere e dialetti.
Il tutto sembra assumere un senso politico, tuttavia, solo quando Casini mette le mani sul tavolo per incassare il bottino di tanto martellamento. Il leader dell'Udc annuncia la nascita di un nuovo partito orgogliosamente neo-democristiano, quindi orgogliosamente neocentralista, con la missione dichiarata di neutralizzare la Lega; e il primo invito, guarda caso, lo rivolge a Gianfranco Fini, che per differenziarsi dal pdl berlusconiano aveva puntato tutte le proprie fiches sull'anti-leghismo.
Le grandi manovre in atto, comunque, non spaventano il Carroccio e al contrario confermano quanto sia diffusa la sensazione che Bossi sia vicino alla realizzazione di quella rivoluzione della cui forza storica, già nel '93, individuava con chiarezza oggi impressionante le fondamenta politiche. Spiegando l'impostazione errata della sinistra, allora ancora ferma alla visione marxista della lotta di classe, nel libro "La rivoluzione" il leader del Carroccio affermava: «Borghesia e proletariato, come classi distinte, non esistono più. Ma i dogmi ideologici sono duri a morire». Sulle ceneri del mito della rivoluzione marxista, però, Bossi ne andava disegnando un'altra. «La rivoluzione della Lega scriveva - è cosa molto diversa e moderna, potremmo definirla l'unica rivoluzione socioeconomica in un sistema industriale avanzato: è l'avvento del liberismo federalista. Grazie ad esso, il blocco sociale dominante dei burocrati assistiti viene scalzato dal blocco sociale dei produttori: imprenditori e lavoratori dipendenti. Il vero spartiacque degli interessi non è quello indicato dal marxismo, ma quello che separa il blocco composto da grande industria sovvenzionata, enti e società pubbliche, categorie assistite, dal blocco antagonista: quello produttivo, composto da imprese private e concorrenziali, libere professioni, servizi funzionanti». La Lega, come tutti sanno, è già diventata la rappresentante di questa alleanza di interessi: prima era il partito dei piccoli imprenditori e ora ruba anche il voto operaio alla sinistra.
Quello che il Carroccio pone, in effetti, non è e non è mai stato un problema di Nord contro Sud. «Quando affermiamo che il Federalismo della Lega ha una forte base socioeconomica - scriveva Bossi non intendiamo dire, naturalmente, che i produttori stiano tutti nella Repubblica del Nord e i ceti parassitari al CentroSud. La tesi è semmai che la Padania ha bene o male trovato un equilibrio, sia pure insoddisfacente, tra le due classi in conflitto mentre nel Mezzogiorno i burocrati assistiti hanno imposto un assetto economico (...) dove il settore pubblico si è esteso in maniera abnorme, moltiplicando i posti di lavoro e riducendo la redditività cosicché oggi la Padania, che sciolta dai vincoli dello Stato centralista sarebbe in grado di competere con la Germania, si trova alle prese con un fardello più pesante da trainare, dell'ex Ddr». Questo, però, osservava il Segretario, «non deve spingere la Padania ad abbandonare il Mezzogiorno. Non è questo l'obiettivo della rivoluzione economica federalista. La locomotiva padana è pronta a tirare ancora, ma a patto che venga rivoluzionato il sistema economico complessivo secondo le regole del liberismo federalista».
E qui veniamo al punto essenziale, giacché è chiaro che «le regole del liberismo federalista» piacciono a chi vive del proprio lavoro mentre dispiacciono a chi vive sulle spalle altrui. In Parlamento Casini ha fatto una scelta di campo: ha scelto di ergersi a paladino di questa seconda categoria, in coerenza al vecchio centralismo democristiano. Ma per impedire che la porta girevole dell'eterno ritorno al passato venga chiusa per sempre ha capito di avere poco tempo. Comprendiamo quindi la concitazione che ha improvvisamente trasformato un moderato come lui in un guerriero che sfida il nemico a duello. La Lega, infatti, ha portato la sua rivoluzione alla fase decisiva. Dopo avere messo insieme imprenditori e operai, ha ottenuto il Federalismo fiscale e ora si appresta a produrre i decreti attuativi che lo renderanno effettivo. Manca solo un passo, l'ultimo. O si ferma la macchina adesso o non la si ferma più.
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Il terremoto del "premier muratore"

E Gianfranco sbottò «Siamo alla barbarie».
Rassegna stampa - La Stampa, Amedeo La Mattina, 15 settembre 2009.

Sfido Feltri a pubblicare il dossier. Gli estremi della querela ci sono già tutti. Io non ho nulla da temere, soprattutto scandali sessuali. Siamo alla barbarie, all'ordalia». Gianfranco Fini è veramente infuriato.
E quando lo è, non alza mai la voce, diventa gelido e impassibile. E la sua voce al telefono è arrivata glaciale a Gianni Letta, che ieri ha chiamato il presidente della Camera per dirgli che Berlusconi non ne sapeva niente di quell'articolo sul Giornale, che Silvio ha altro per la testa, si sente attaccato da tutte le parti, e «poi sai come è fatto Feltri...». «Già, lui non controlla Feltri - ha risposto Fini però ha ingaggiato un incontrollabile. Berlusconi non può pensare di tenere in piedi una maggioranza senza controllare uno che si alza la mattina e sputa in faccia al presidente della Camera e al co-fondatore del Pdl. È inaccettabile, inaccettabile».
La telefonata si è chiusa così. Poi Fini ha ricevuto nella sua stanza a Montecitorio l'avvocato Giulia Bongiorno, fedele deputata del Pdl, e hanno ragionato su come procedere contro Vittorio Feltri. La Bongiorno sta preparando una querela che verrà presentata oggi. Con l'avvocato la terza carica dello Stato ha ragionato se fare un'azione civile o penale: l'idea è di andare su quella penale, perché ritengono che non vi sia alcunché da nascondere. L'ex leader di An con la Bongiorno e i suoi collaboratori ha fatto una serie di considerazioni ben precise. Finché ci si ferma ad una critica, anche violenta, non si fanno mai querele, ma il fatto che in un articolo si facciano allusioni che colpiscono Fini, attribuendo anche a lui storie di escort, è inammissibile: va tutelata la reputazione di una carica istituzionale. La puoi criticare, attaccare, ma non puoi indurre il lettore a credere che Fini abbia a che vedere con prostitute e festini hard. «La critica politica non si querela - spiega Giulia Bongiorno - ma le allusioni minacciose quelle sì, perché non possono essere accettate. E l'ultima frase dell'articolo di Feltri è un'allusione minacciosa».
È un vero terremoto politico quello che si è aperto ieri. E dire che Alessandro Campi, ideologo della Fondazione finiana di FareFuturo aveva assicurato che il presidente della Camera non sarà un traditore, non pugnalerà Berlusconi alle spalle: rimarrà nel Pdl perché crede nel bipolarismo. E questo nonostante quello che scrive Feltri. Quasi un messaggio distensivo. Fini ha quindi aspettato tutta la giornata che arrivasse una presa di distanza - anche di circostanza - di Berlusconi nei confronti di Feltri, come quella che il premier aveva fatto per il caso del direttore di Avvenire Dino Boffo. Invece silenzio assoluto del presidente del Consiglio e dei vertici del Pdl. «Berlusconi - spiegavano i collaboratori del premier - è tutto concentrato su Onna, la consegna delle case ai terremotati, l`evento mediatico. Lui continua a dire che le chiacchiere non gli interessano: è un uomo del fare e gli italiani lo giudicano sull'azione del governo». È una versione che tende a dipingere il premier lontano dalle polemiche e inconsapevole degli articoli di Feltri.
Invece dei problemi che ha sul tavolo si è occupato a lungo. Per esempio ha discusso per ore con il governatore Galan sulla candidatura alla presidenza del Veneto. Una discussione durissima, con Galan che avrebbe addirittura minacciato di correre con una sua lista se il Veneto venisse affidato a un leghista. Il Cavaliere non ha nemmeno sottovalutato le indiscrezioni riportate dalla Stampa sul «Fronte di resistenza parlamentare» anti-Lega che potrebbe far mancare i voti alla maggioranza su alcuni provvedimenti. Lo ha fatto anche infuriare l'intervista del vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino sul Corriere della Sera, che oggi comincerà a raccogliere firme tra i deputati del Pdl da mettere in calce ad una lettera al premier. Una lettera in cui si chiedono consultazioni permanenti tra Berlusconi e Fini, vertici di maggioranza e decisioni con voto. «Perché non è tollerabile che Fini apprenda le candidature e le proposte di legge a cose fatte, dopo le cene del lunedì ad Arcore con Bossi. Ci potrà essere chi va in minoranza, anche se si tratta di posizioni che esprime Fini», spiega Bocchino. Il problema è che Berlusconi non accetterebbe mai di andare in minoranza nel suo partito con un voto su questo o quel tema. «La verità - osserva un ministro berlusconiano - è che Fini ha ancora un'idea novecentesca del Pdl, mente Berlusconi è avanti anni luce...».
Sta di fatto che oggi verrà fuori questa lettera che, assicura Flavia Perina, direttrice del Secolo d'Italia, «avrà più di 50 firme dopo quello che è successo con l'articolo dì Feltri».
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Faccia da Berlusconi

Case vere in Abruzzo. La sinistra sfotte i terremotati.
Oggi il governo mantiene una promessa che sembrava un azzardo. Parte la consegna degli alloggi a chi perse tutto nel sisma. Invece di festeggiare, l'opposizione definisce gli aquilani «comparse» e si occupa di Ballarò e Santoro.
Rassegna stampa - Il Giornale, Vittorio Feltri, 15 settembre 2009.

Sembrava una delle tante boutade di Berlusconi e invece era una dichiarazione programmatica: entro l'autunno, i terremotati abruzzesi rientreranno nelle loro case o in case nuove, comunque potranno abbandonare le tendopoli. Il premier è stato di parola. Le operazioni in parte sono andate a termine e in parte sono a buon punto. Di lui si potrà dire tutto, e in effetti è stato detto e inventato anche l'inverosimile, tranne non sia all'altezza di affrontare l'emergenza e di mantenere gli impegni assunti con un ottimismo sconfinante nella temerarietà. Oggi novantaquattro alloggi saranno consegnati e altri, numerosi, sono in via di ultimazione e presto verranno destinati a chi ne ha maggior bisogno.
Questo avviene mentre i soliti detrattori, gente oppressa da pregiudizi e interessi di bassa bottega politica, stanno inscenando l'ennesima commedia dell'assurdo: il presidente del Consiglio si reca all'Aquila per dare concretamente sollievo ai cittadini sofferenti a causa del terremoto, e vari giornalisti amplificano la voce di faziosi dell'opposizione impegnati - nonostante l'evidenza dimostri il contrario - nella descrizione di un governo pasticcione, impreparato a realizzare il progetto annunciato subito dopo la sciagura.
C'è di più. Le anime progressiste protestano perché la trasmissione televisiva Ballarò, di cui conosciamo il padrinato politico, slitta per far posto a Porta a Porta, condotta da un fior di professionista come Bruno Vespa, dedicata appunto alla consegna delle nuove abitazioni. Secondo Raitre la cerimonia poteva essere trattata nel talk show di Giovanni Floris, che per l'intera stagione scorsa ha massacrato il governo con argomenti capziosi, presentando in studio personaggi inclini a recitare un solo copione, quello dell'antiberlusconismo. Un programma del genere quali garanzie di oggettività avrebbe potuto fornire nella circostanza di un evento come l'inaugurazione di edifici per i terremotati? Ovvio sia stato preferito il veterano Vespa al collega smaccatamente schierato. Ma è inutile discutere con chi non vuole ragionare ma aver ragione.
Torniamo a faccende più serie. L'Italia in caso di sismi devastanti non è mai riuscita a rimediarvi con tempestività. Basti ricordare il Belice; decenni e decenni trascorsi in attesa di una ricostruzione mai avvenuta completamente pur con stanziamenti da brividi. O il Friuli, che si è salvato perché la popolazione ha provveduto con le proprie forze. O l'Umbria e le Marche costrette dall'inefficienza degli apparati pubblici a disagi prolungati e disumani. Stavolta, invece, il governo più strapazzato della storia repubblicana, guarda un po', da aprile a oggi (a cinque mesi dalle scosse più violente) ha pressoché risolto la maggior quantità dei problemi.
Alcune cifre indicative. L'8 maggio scorso erano 32mila le persone in tenda; il 1° settembre erano scese a 16mila; e il 15 settembre se ne contano llmila 600. A fine mese altre 3mila avranno un tetto, e le restanti saranno sistemate entro il 2009. Vi par poco? Franceschini, segretario (precario) del Pd e i suoi compagni, inveleniti dal successo del Cavaliere, non si limitano a fare spallucce: sfottono dicendo che oggi gli aquilani, anche i più colpiti, faranno da comparse all'esibizione propagandistica del premier muratore.
Una domandina facile facile: se al governo ci fossero loro, i criticoni, quanti lustri dovrebbero aspettare gli aquilani per avere un appartamento decente? Difatti gli italiani hanno votato centrodestra: il motivo è sotto gli occhi di tutti.
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Berlusconi al lavoro sulle macerie del Pdl

Berlusconi: «Io lavoro». E ordina di smorzare i toni.
La strategia. Il premier oggi in Abruzzo per la consegna delle case. Intanto cerca una soluzione con l'alleato. Ancora nessuna data per l'incontro.

Rassegna stampa - Il Tempo, Giancarla Rondinelli, 15 settembre 2009.

Cucire, smorzare, lenire. Sono le parole che in questo momento rimbalzano da una parte all'altra del Pdl. Un invito che arriva innanzitutto dal premier, il quale, pur "infastidito" per tutte le chiacchiere del momento, cerca una via d'uscita. Punta sulla consegna odierna delle case in Abruzzo per riportare l'attenzione pubblica su quella «politica del fare» a lui tanto cara. Lavorando nel frattempo all'incontro con Gianfranco Fini, vero punto cardine di tutta la vicenda. Un faccia a faccia che però sembra allontanarsi di ora in ora. Stando ai rumors di Palazzo, le diplomazie del presidente del Consiglio avrebbero già tentato di ipotizzare con lo staff di Fini alcune date. Ma nulla di fatto, ancora nessuna data. Dalle parti della Camera assicurano che non c'è alcuna volontà da parte della terza carica dello Stato di evitare l'incontro con il Cavaliere. Di fatto, però, i sospetti sono quasi scontati.
Il tutto mentre la tensione nella maggioranza continua a salire, tra interviste, dichiarazioni, lettere, guerre sui palinsesti televisivi, ed editoriali. La lettera di 50 parlamentari annunciata ieri, sulle pagine del Corriere della Sera, dal vicecapogruppo Italo Bocchino, per sottolineare come Fini sia tutt'altro che isolato e per chiedere almeno una bozza di democrazia interna, ha portato parecchio scompiglio, soprattutto in casa Forza Italia. E poi la ciliegina sulla torta, l'ennesimo affondo di Vittorio Feltri su Il Giornate, un editoriale in cui si allude a vicende a luci rosse che avrebbero coinvolto anche uomini di An nel 2000. Altra benzina sul fuoco. Per Berlusconi altri nodi da sciogliere di una matassa già complicata.
Berlusconi oggi sarà all'Aquila per consegnare le prime case ai terremotati aquilani. Sarà una grande festa, con tanto di diretta televisiva. Uno spiraglio di luce per il presidente del Consiglio, che prova così ad esorcizzare i problemi della maggioranza. Ieri le linee telefoniche dei capigruppo Pdl sono state parecchio intasate. Numerosi parlamentari si sono chiesti la reale motivazione della lettera preannunciata da Bocchino, e soprattutto «come mai il vicecapogruppo dei Pdl» faccia ancora la distinzione tra Forza Italia e Alleanza nazionale. Una provocazione verso la quale, dopo un confronto incrociato tra Arcore, capigruppo e coordinatori nazionali, si è deciso di non replicare. «L'ordine di scuderia è di non dire nulla», rivela un forzista della maggioranza. «Avrei voluto farlo, ma non è proprio il momento».
Uno scenario difficile, in cuì Berlusconi lavora su più fronti. Innanzitutto, puntando sui risultati dei suo governo per presentarsi agli elettori con le carte in regola sul piano del programma. E qui rientra la visita aquilana di oggi, con la consegna delle case ad Onna (il paese più colpito dal terremoto), praticamente a tempo di record. Sul "dossier Gianfranco", c'è silenzio. Il Cavaliere cerca di trovare una soluzione, consapevole che il partito è con lui, non escludendo però possibili divisioni, magari una scissione.
Il fatto stesso di aver commissionato dei sondaggi sulla consistenza di un'eventuale area finiana che si staccasse dal Pdl, ne è dimostrazione. Per ora la carta che il premier sta tentando è quella della ricucitura (come lascia intendere Daniele Capezzone quando parla del ruolo «arbitrale» del premier). Arbitrato decisivo, per esempio, in vista delle regionali dell'anno prossimo. Già le regionali, una partita più che mai cruciale quanto complicata.
Ieri pomeriggio Berlusconi ha incontrato ad Arcore l'attuale governatore del Veneto Giancarlo Galan, sul tavolo la spinosa questione delle richieste della Lega. Il tutto, pare, sia tutto rinviato di qualche mese. Quando magari, il quadro delle alleanze, interne ed esterne, sarà più chiaro.
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Berlusconi Ceausescu? No, molto peggio

Vespa e la puntata sull'Aquila. Dopo Floris salta anche Matrix.
Il conduttore Vinci: cause tecniche. Il leader pd: il premier? Neanche Ceausescu.

Rassegna stampa - Corriere della Sera, Paolo Conti, 15 settembre 2009.

Roma - La vicenda Ballarò-Porta a porta è «grave», dice Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai che annuncia di aver anticipato a domani, mercoledì, la riunione dell'ufficio di presidenza per decidere sulla riunione plenaria: «La decisione all'ultimo momento di bloccare Bal1arò su Raitre perché coincidente con Porta a Porta su Raiuno contraddice il criterio di un palinsesto differenziato. Segnala un disagio profondo ed esige un esame approfondito». Zavoli segnala anche «la pletorica invadenza di Miss Italia, che ha indotto alla cancellazione di un telegiornale». La Rai ha poi chiarito che si trattava di uno «slittamento» del Tgi della notte.
Piena conferma per il Porta a Porta in onda stasera alle 21 su Raiuno e che ha portato al rinvio dell'esordio di Ballarò su Raitre, con una puntata comunque dedicata alla consegna delle case ai terremotati a l'Aquila: lo stesso argomento di Vespa. Berlusconi sarà suo ospite in studio a Roma e sono previsti alcuni collegamenti con L'Aquila. Alle 15 Berlusconi presiederà la cerimonia di consegna delle abitazioni: Vespa sarà sul posto.
Il conduttore, di Porta a Porta chiarisce: «Berlusconi lo abbiamo invitato noi da otto-dieci giorni e il premier aveva già accettato di venire a Porta a Porta in seconda serata, non c'è stata una sola volta in cui Berlusconi abbia chiesto di venire ospite in trasmissione. Lo abbiamo sempre invitato noi». Circa le proteste di Giovanni Floris: «Capisco benissimo il suo malumore, anch'io al posto suo mi sarei seccato. Ma mi risulta che Ballarò possa andare in onda giovedì sera ed eventualmente parlare del terremoto in Abruzzo, come ha fatto ieri sera molto bene su Raitre anche Riccardo Iacona con Presa-diretta». Davanti ai cancelli di via Teulada, prima della diretta, l'Italia dei Valori organizzerà una manifestazione di protesta.
Oggi non andrà in onda nemmeno Matrix su Canale 5 alle 23.30, condotto da Alessio Vinci. Una puntata sulla libertà di informazione, immaginata come un Vittorio Feltri contro tutti (ospiti in studio il direttore de L'Unità, Concita De Gregorio, Maurizio Gasparri del Pdl e Paolo Serventi Longhi del Pd) è stata cancellata per «decisione personale» del conduttore: «Troppi problemi tecnici, non ero sicuro di offrire un prodotto realizzato al meglio, meglio slittare alla prossima settimana».
Durissimo Dario Franceschini, segretario del Pd (che sarà ospite di Vespa il 23 settembre): «Penso che anche Ceausescu avrebbe avuto un po' di orgoglio nel dire di no a una rappresentazione così. La trasmissione è un reality in cui i terremotati sono trasformati in comparse. Stiamo valutando, per rispetto istituzionale, se sospendere anche le trasmissioni di Youdem».



Floris andrà in onda giovedì sera in prima serata: «Non si sana l'errore, né quello che credo sia stato un danno a Ballarò e all'azienda, ma è comunque meglio che non andare ìn onda, siamo pronti a lavorare». Tema della puntata: le vicende estive di Berlusconi, servizi sui terremotati a L'Aquila, i rapporti interni alla maggioranza.
Michele Santoro affida ai legali un messaggio alla Rai: la mancata messa in onda degli spot e l'assenza di contratti firmati possono essere interpretati come «segni della volontà aziendale di sottrarsi all'esecuzione degli obblighi derivanti dalle sentenze che ordinano la messa in onda di Annozero».
Santoro avverte: «Sappia Berlusconi, che continua a agire vigliaccamente nell'ombra, che farò in modo che il pubblico di Annozero chieda con tutta la sua energia la messa in onda del programma».
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In edicola oggi

15 settembre 2009
Le prime pagine dei giornali.









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Difendere la residua democrazia

Riceviamo dal Circolo Arci "Corleone Dialogos" - Presidio LIBERA e volentieri pubblichiamo.
Informazione libera vuol dire rendere i cittadini consapevoli e avere uno strumento di controllo per chi governa.

La redazione di Corleone Dialogos aderisce in toto alla manifestazione del 19 settembre a Roma in difesa della libertà d'informazione. Perché uno Stato Democratico si regge su alcuni principi fondamentali che lo contraddistinguono. Il diritto al voto universale e di poter esser eletto, separazione dei poteri e alcuni diritti fondamentali tra cui il diritto di esprimere il proprio pensiero, il che significa avere un’informazione libera che può da un lato rendere i cittadini consapevoli e dall’altro avere uno strumento di controllo per chi governa. Bene con il governo Berlusconi stiamo assistendo al crollo di questi principi fondamentali. Infatti, l’esecutivo, cioè il Governo, attraverso l’utilizzo, incostituzionale, dei decreti esautora il Parlamento e quindi il potere legislativo, ma ha ormai da qualche tempo anche cercato di delegittimare la magistratura e di bloccare il lavoro dei magistrati con alcune norme, come quelle sulle intercettazioni. Infine in questi ultimi mesi e giorni assistiamo a un attacco continuo e palese contro l’informazione da parte del Presidente del Consiglio, cioè proprio da chi si trova in una posizione di confitto d’interessi che non ha eguali in nessun paese occidentale. Per questo siamo accanto alla federazione nazionale della stampa per difendere la residua democrazia che rimane in questo nostro paese.
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Una nuova stagione dell'Anpi

Riceviamo dall'Anpi provinciale e volentieri pubblichiamo.
L'Anpi alla manifestazione del 19 settembre a Roma per la libertà di stampa.

Roma, 9 settembre 2009
Cari amici,
come già sapete il 19 settembre si svolgerà a Roma una grande manifestazione a favore della libertà di stampa indetta dalla FNSI. L’ANPI Nazionale ha dato la sua piena adesione così come stanno facendo alcuni Comitati Provinciali e sezioni.
Si tratta, come potete immaginare, di un evento per cui è auspicabile una grande partecipazione, in gioco è il cardine fondamentale della democrazia, e allora siamo qui a chiedere la vostra presenza, la più larga possibile, anche perché è previsto - almeno ad oggi - l’intervento dal palco del Presidente Nazionale Ricci. È una scelta importante di forte valorizzazione nazionale e di chiaro riconoscimento della funzione decisiva della “nuova stagione dell’ANPI” per la democrazia e i diritti in Italia.
Sarà inoltre un’occasione per incontrarci e vivere insieme una calorosa esperienza di impegno civile.
Confidando nella vostra collaborazione, inviamo i nostri più cari saluti.
La Segreteria Nazionale
Marisa Ferro

Inoltre:
Organizzata dal Comitato provinciale di Milano domenica 20 settembre 2009, alle ore 18, nello spazio Coop della Festa del Partito Democratico (gentilmente concesso) Il prof. Valerio Onida Presidente emerito della Corte Costituzionale parlerà sul tema: "Legalità, Etica pubblica e Costituzione". Introdurrà il prof. Carlo Smuraglia, vicepresidente vicario del Comitato provinciale ANPI di Milano, su: "La nuova stagione dell’ANPI".
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare. La Festa si svolge al Palasharp di Milano (MM1 – fermata Lampugnano).
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In marcia per la Pace

Riceviamo da Rosaria Russo con l'invito alla partecipazione e alla diffusione e volentieri pubblichiamo.
Marcia per la pace Lodi - Ossago Lodigiano.
Domenica 4 ottobre 2009, ritrovo alle ore 8.30 in Piazza della Vittoria a Lodi.
Per l'affermazione di una nuova consapevolezza della pace e della non violenza.
Cliccare sull'immagine per ingrandirla in una nuova finestra.

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