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venerdì 13 novembre 2009

E poi sarebbe tanto di guadagnato per la scuola

La maternità e il lavoro. Signora ministro, si prenda il tempo più bello.
Rassegna stampa - Avvenire, Marina Corradi, 12 novembre 2009.

«Neppure un giorno a casa», pro­mette sorridendo il ministro Mariastella Gelmini, annunciando la sua prossima maternità. È la tendenza fra le nuove madri professioniste o dirigenti, superimpegnate in un lavoro che le ap­passiona, e in grado di pagare le miglio­ri tate: «Neppure un giorno a casa». Li­bere di fare come preferiscono. Tuttavia, però, vorremmo solo dire a queste don­ne, in amicizia, una cosa: vi perdete, in quest’ansia di tornare a 'produrre', qual­cosa di molto grande. Vi perdete le vostre ore più belle. È un privilegio ormai, in questi tempi di precariato, potersi con­cedere di fermarsi per un figlio. È quasi un lusso. Ma a mia figlia, quando sarà grande, direi: prenditi tutto il tempo che puoi, consuma questi giorni in pace. Guardati, abbracciati il tuo bambino. Queste ore non torneranno.
Prenditi il tempo di stringertelo addos­so: guarda come istintivamente ti si ran­nicchia fra le braccia, cercando ancora l’eco del battito del tuo cuore. Guardalo, e lasciati riempire di stupore: nove me­si fa non c’era, e ora è un uomo. Non è sbalorditivo? Germinato da un seme in­visibile. Perfetto, e sì che tu di lui non a­vresti saputo fare neanche un capello. Trattieni il fiato: quel tuo figlio fra le brac­cia, è un mistero. Annusalo: sa di latte, di cucciolo. Ma già fra pochi giorni il suo sguardo si illumi­nerà incontrando i tuoi occhi. Non la­sciarti rubare quello sguardo da nessu­no. Niente vale quel suo primo ricono­scerti, quel tacito dirti: eri tu, quel buio morbido che mi abbracciava.
Guardalo. Guardagli le mani, così incre­dibilmente piccole; e senti come afferra e stringe forte il tuo dito, come ci si av­vinghia. Impara come lo calma la tua vo­ce, e come la ninna nanna che ti canta­va tua madre, trent’anni dopo, natural­mente ti torna alla memoria.
Guardalo ancora. A chi somiglia? Ritro­vargli negli occhi lo stesso cipiglio di tuo padre, o nei capelli il rosso fulvo di un nonno che neanche hai conosciuto. I ge­ni che arcanamente si declinano, me­mori, nel tuo bambino. E lui, lui che – è straordinario – è te, e insieme l’uomo che ami.
Piange. Ha fame a tutte le ore. Ti avran­no detto: un figlio, che fatica. Ti avranno detto delle notti in bianco. Vero, ma non si parla mai del resto: di cos’è, di quan­to è grande stringersi addosso questo piccolo straniero. Se la fa addosso, urla, ha bisogno di tutto. Ma te ne innamore­rai pazzamente. Non perdere i primi giorni di un grande amore.
Succhia, avido, e poi crolla addormen­tato. Tientelo stretto ancora un momen­to. Fermati a scoprire con meraviglia che ogni uomo al mondo è stato, un giorno, come tuo figlio stanotte: un bambino i­nerme fra le braccia di una donna. O­gnuno, pensa: tutti i guerrieri e tutti i sol­dati, e gli assassini e gli eroi, tutti i mor­ti di tutte le guerre del mondo sono sta­ti, un giorno, uguali a tuo figlio stanotte: come lui innocenti, come lui abbando­nati. Se lo capisci, non guardi più agli al­tri come prima. Sei quasi sottilmente cambiata. È un’altra donna, quella che incroci allo specchio con quel neonato fra le braccia. Come avendo per un i­stante sperimentato cos’è, la misericor­dia; che vuol dire, in ebraico, 'amare con viscere materne'.
Gusta gli attimi, non avere fretta, con­templa ciò che ti è accaduto. Hai avuto un dono. Esserne felice è già il principio di una gratitudine. (E chi è grato, è lieto). Questo dirò a mia figlia, quando sarà grande. Le dirò che il lavoro è una cosa bellissima, è una cosa importante. Ma non lo è tanto da rinunciare ai primi me­si con tuo figlio. Sono tuoi, ti apparten­gono. Sono un privilegio – sì, privilegio, anche se oggi non si usa dirlo – delle don­ne: la straordinaria gioia di mettere al mondo, dalla propria carne, noi capaci di nulla, un uomo.
Signora ministro, auguri. Se lo goda al­meno un po’, il suo bambino. Tutto, di fronte a lui, può attendere. Non si perda l’inizio di un grande amore.
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