FATTI E PAROLE

Foglio virtuale quotidiano di Brembio e del suo territorio

http://www.fattieparole.info

Si può leggere l'ultimo numero cliccando sopra, sull'immagine della testata o sul link diretto, oppure cliccando qui.
Ogni nuovo numero esce nelle ore serali, ma dopo le 12.00 puoi già leggerlo mentre viene costruito cliccando qui.

FATTI E PAROLE - ARCHIVIO
www.fattieparole.eu

La parola al lettore

Le tue idee, opinioni, suggerimenti e segnalazioni, i tuoi commenti, le tue proposte: aiutaci ad essere un servizio sempre migliore per il nostro paese.

Puoi collaborare attivamente con noi attraverso questo spazio appositamente predisposto - per accedere clicca qui - o anche puoi scriverci cliccando qui.

venerdì 13 novembre 2009

Una domanda che reclama una risposta intellettualmente onesta

Il potere corrotto che si autoassolve.
Rassegna stampa - Liberazione, Dino Greco, 13 novembre 2009.

C'è una domanda che reclama una risposta intellettualmente onesta: se la Corte costituzionale avesse dato via libera al lodo Alfano, Pdl e governo sarebbero oggi ugualmente impegnati nella spasmodica ricerca di soluzioni come la «prescrizione breve» (ipotesi solo formalmente tramontata), o come il «processo breve» (anzi, brevissimo, alla luce del ddl presentato ieri dal governo), frutto del neonato, fragilissimo compromesso fra Berlusconi e Fini? In altri termini, se il caudillo di Arcore avesse ottenuto dalla Consulta il salva condotto desiderato - per lui e per lui solo - saremmo qui a discutere, come invece sarebbe davvero necessario, dell'insopportabile lentezza della giustizia, dei processi che non giungono mai a conclusione o che - quando finalmente pervengono a sentenza - rischiano di procurare più danni di quanti torti riparino? Mi pare scontata la risposta. La possibilità di una giustizia "giusta", rapida, garantista dipende, in non piccola parte, da quanto si investe in una macchina ridotta ai minimi termini. Chi abbia prestato ascolto alle relazioni che i procuratori della Repubblica svolgono, da almeno un decennio, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, avrebbe compreso che l'esiguità delle risorse dedicate alla giustizia ne hanno messo in ginocchio l'amministrazione. Nessuno, nei governi, ha mai prestato ascolto all'abnormità di una situazione che - come sempre - fa pagare ai deboli.
Perché nei meandri della burocrazia e della farragine giudiziaria - come si sa - resta impigliato il povero e la fa franca, sempre o quasi, il ricco. La sola cura, ossessivamente somministrata dal governo di centro destra consiste nel tentativo di mettere sotto tutela (generoso eufemismo) la magistratura inquirente. Il resto è fumo. Come è fumo tutta la cultura pseudo-legalitaria che si infrange ogniqualvolta si tratta di incrociare seriamente i ferri con la mafia, con l'evasione fiscale o con chi compromette la sicurezza sul lavoro, mentre si accanisce - travestita da garanzia securitaria - contro migranti, lavavetri, graffitari, posteggiatori abusivi, clochard, per abbattersi con crudele, classista pervivacia contro tutto il mondo della marginalità, dei senza diritti, che tali devono rimanere. La faccenda è tutta qui: nella difesa pregiudiziale di Cosentino e nella presunzione di colpevolezza di Cucchi, giustiziato prima ancora di essere processato per la detenzione di 20 grammi di hashish. E nell'evocazione spregiudicata e sprezzante del responso della sovranità popolare per pretendere un'immunità ed un potere assoluti, sopra il diritto e sopra la legge.
In questi giorni, dicevamo, fra Fini e Berlusconi è intervenuto un compromesso. Che avrà tuttavia come prevedibile conseguenza la caduta in prescrizione dei processi Mills e Mediaset. Così, le prescrizioni vantate dal premier, tutt'ora incensurato (!), toccheranno la ragguardevole cifra di otto. Né ciò basta. Perché il caudillo "sente" che altre nubi si addensano sulla sua testa. E ne è visibilmente preoccupato. Il processo d'appello a Dell'Utri, le inchieste sugli attentati di mafia del '92, le rivelazioni di Massimo Ciancimino e di Tommaso Buscetta possono condurre lontano. E dirci molte cose sulla formazione del patrimonio dell'uomo più ricco d'Italia, sul blocco di interessi (anche innominabili) che sono stati agglutinati da Forza Italia e che si muovono sotto l'involucro protettivo del «partito del predellino». Ecco allora, ad abbundantiam , a lato del «processo breve», prendere corpo l'idea di resuscitare l'immunità parlamentare, cancellata dopo i processi a tangentopoli, e tagliare così di netto il nodo gordiano. Il Giornale e la minzoliniana tv di famiglia stanno, non a caso, sponsorizzando questa soluzione (alla quale lavora l'infaticabile Ghedini) che garantisce l'immunità non soltanto dai processi del presente, ma anche dalle inchieste del futuro. Quando si dice la cattiva coscienza! Ma poiché il diavolo fa le pentole, e non sempre i coperchi, ecco saltare fuori anche la Lega che, coerente con il proprio imprinting razzista, ha imposto di tener fuori dal «processo breve» gli immigrati mentre, per altro verso, qualcosa come 100mila procedimenti in corso andrebbero al macero. Insomma, un capolavoro!
Il rischio che questa ennesima fuga verso l'impunità si infranga nuovamente sugli scogli della Consulta è - fortunatamente - molto forte.
Un'ultima considerazione, di ordine prettamente politico. Ci si chiede se la ormai quotidiana, mediatica disfida fra il premier e il presidente della Camera sia "sostanza o accidente", se riveli un'inesorabile rotta di collisione fra i due oppure rappresenti un'articolazione opportunistica che consente al Pdl di tenere insieme, elettoralmente, impostazioni culturali e politiche altrimenti divaricanti. Ora, non vi è dubbio che fra la destra presidenzialista di impronta europea agognata da Fini e l'autoritarismo plebiscitario anticostituzionale perseguito da Berlusconi esista una evidente differenza. Ma è altrettanto chiaro che una rottura del Pdl, oggi, sarebbe catastrofica per Fini che, nel tempo, vorrebbe far sortire il cigno (si fa per dire) dal brutto anatroccolo. La corda tesa - in un gioco ad alto rischio, prima di tutto per il Paese - è destinata a durare. Non sembra che Berlusconi sia disponibile a spalancare le porte al suo alleato-rivale. Anzi: il combinato disposto dei provvedimenti in materia di giustizia è talmente impresentabile da cuocere a fuoco lento le velleità del traghettatore di An.
Resta, non ancora svolto, il tema di fondo: la necessità che l'opposizione parlamentare e la sinistra giochino in proprio, una partita che oggi hanno guardato dagli spalti. Vedremo se Bersani saprà battere un colpo. Intanto, vi sono segnali incoraggianti, dai territori, che la Federazione della Sinistra comincia ad ingranare, provando ad unire ciò che per troppo tempo ci si è esercitati a dividere.
Condividi su Facebook

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.