FATTI E PAROLE

Foglio virtuale quotidiano di Brembio e del suo territorio

http://www.fattieparole.info

Si può leggere l'ultimo numero cliccando sopra, sull'immagine della testata o sul link diretto, oppure cliccando qui.
Ogni nuovo numero esce nelle ore serali, ma dopo le 12.00 puoi già leggerlo mentre viene costruito cliccando qui.

FATTI E PAROLE - ARCHIVIO
www.fattieparole.eu

La parola al lettore

Le tue idee, opinioni, suggerimenti e segnalazioni, i tuoi commenti, le tue proposte: aiutaci ad essere un servizio sempre migliore per il nostro paese.

Puoi collaborare attivamente con noi attraverso questo spazio appositamente predisposto - per accedere clicca qui - o anche puoi scriverci cliccando qui.

venerdì 13 novembre 2009

Scomunichiamo le mafie nei nostri cuori

C’è bisogno di comunità vive e consapevoli. E di valori puri e forti. Intelligenza e cuore contro la mafia (e la lotta sia palmo a palmo).
Rassegna stampa - Avvenire, Domenico Delle Foglie, 13 novembre 2009.

Scomunichiamo le mafie nei nostri cuori. Se, come è vero, i malavitosi che militano nelle organizzazioni criminali che soffocano il Sud e hanno esteso le loro radici grondanti sangue in ogni angolo d’Italia, sono fuori dalla comunione ecclesiale, allora il problema è tutto nostro. Di noi cristiani e cittadini italiani. Anche noi, forse, ci siamo adagiati sull’idea che la lotta alla mafia, persino nella Chiesa, sia opera di santi e figure eroiche. Il nostro pensiero corre a don Pino Puglisi o a don Giuseppe Diana, a chi è morto in prima linea perché si è permesso di contrastare il potere della mafia sul territorio. Ecco, appunto il territorio. Ovvero il controllo delle coscienze. Chi è meridionale sa bene che le mafie, soprattutto nella versione delle 'cosche' o delle 'famiglie', non esisterebbero se non avessero il controllo del territorio. Ecco dunque la sfida dell’ordinarietà per i cristiani: contendere il territorio alle mafie. Non abbiamo bisogno di martiri, che pure fanno grande la Chiesa, ma di comunità vive, capaci di contendere lo spazio urbano delle coscienze e di sottrarle, soprattutto nel nostro Sud, al controllo del crimine operato attraverso l’elemosina della mafia. Quel surrogato di assistenzialismo che la pone in concorrenza sleale con lo Stato. Ma va detto che oggi le mafie hanno strategie sempre più sofisticate. Nei giorni in cui si scopre che l’Italia è tra i primi cinque Paesi in Europa per consumo pro capite di cocaina, non si può far finta di non sapere che tutto il mercato delle droghe è nelle mani della criminalità organizzata e che dal Sud al Nord è in atto un continuo trasferimento di fiumi di droga che vengono riversati sui mercati più ricchi del Paese. Intere generazioni sono già in balìa delle mafie, perché consumatori o spacciatori.
Tante categorie professionali a rischio sono sotto la lente d’ingrandimento. Un numero sempre crescente di incidenti stradali sono causati dall’uso di stupefacenti. E addirittura si arriva a ipotizzare, sul quotidiano della Confindustria, che anche una parte delle responsabilità della crisi finanziaria che ha scosso il mondo, sia da attribuire alla cocaina che circola fra gli operatori del settore, in particolare giovani fra i venticinque e i quarant’anni. Vittime dello stress, sarebbero facili prede delle droghe, e il loro stato di sovraeccitazione li spingerebbe a scelte finanziarie rischiose e sbagliate che tutti noi stiamo pagando. Dinanzi a tutto questo è necessaria un’analisi più affinata di che cosa sono le mafie oggi. Spesso i nostri parroci e le nostre comunità incrociano la manovalanza delle mafie. Ed è inevitabile, trattandosi né più né meno che dei sottoproletari di cui ha scritto Roberto Saviano nel suo Gomorra. A questa gente, sospesa fra il crimine e l’indigenza sociale, si fa davvero fatica a chiudere le porte delle nostre comunità o negare i sacramenti. Ma è ai custodi delle 'strutture di peccato' che va rivolto lo sguardo, per carpirne i segreti e svelarne i progetti egemonici, se non addirittura 'politici', come spesso ci capita di verificare. Dunque è assolutamente necessario, per i credenti, una doppia azione. Innanzitutto presidiare il territorio e mettere in competizione i nostri luoghi con quella terra di nessuno che le mafie prediligono per i propri affari. Facendo esattamente quello che spetta alla comunità cr istiana, dalla catechesi alla liturgia e alla carità. Nulla di più. E poi non farsi sviare lo sguardo. Guai a immaginare la mafia con la coppola e la lupara, o anche con il kalashnikov nella recente versione di Saviano. La mafia è quella, ma non è solo quella. Bisogna piuttosto temere l’intelligenza mafiosa che conosce le nostre debolezze e su quelle si arricchisce. Sulla nostra debole antropologia sta costruendo le sue fortune. Ecco perché frenare il fiume di droga che sta invadendo il Nord del Paese (a Milano si consumano ogni giorno una media di 9,1 dosi di cocaina per mille abitanti, contro le 6,9 di Londra) è oggi una scelta strategica per assestare un colpo gravissimo alle mafie. Pensare di poter continuare a convivere con chi fa ingrassare il mercato delle droghe è il più grave peccato di omissione nei confronti delle future generazioni e ci condanna a essere tutti sudditi delle mafie. Per dirla tutta, forse ai mafiosi la scorza della religione che spregiudicatamente usano presto non servirà più, perché la globalizzazione e la secolarizzazione hanno già fatto breccia anche nella criminalità organizzata. Non avranno più bisogno della festa del santo patrono per far capire chi comanda veramente.
Condividi su Facebook

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.