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martedì 8 settembre 2009

Quale la vera destra

Le tre mosse di Fini per riconquistare An.
Così Gianfranco punta a tornare interlocutore cruciale del premier.

Rassegna stampa - La Stampa di ieri, 7 settembre 2009, Fabio Martini.

Da qualche tempo non si limitano più ad attaccarlo con epiteti taglienti, ora hanno iniziato a prenderlo in giro. Un intellettuale di destra come Marcello Veneziani è arrivato a definire il percorso di Gianfranco Fini «un lifting mentale», «il lungo viaggio da Almirante a Et». Sfottò che fanno male. Dopo averci rimuginato per qualche giorno, Fini ha deciso di reagire.
Con una linea ben compendiata dal titolo della prima pagina del Secolo d`Italia di ieri: «E se la vera destra fosse questa qui?». Si spiega nel sommario: «Chiamano Fini traditore, ma la sua politica guarda alla tradizione italiana ed europea».
A prima vista slogan da prima pagina, ma la sorpresa sta nello sfoglio del giornale: ben sette pagine sono dedicate al tentativo di dimostrare che la cultura di destra e i momenti migliori dell'Msi sono stati segnati dall'eresia, dall'anticonformismo, dalla lotta alle due chiese, Dc-Pci, e non certo dal tradizionalismo e dal clericalismo. Alla fine chiedendosi se «a tradire la destra non siano proprio quelli che chiamano Fini traditore». Con allusione neanche tanto velata ai Veneziani, ai Gasparri, ai tanti che si sono ribellati alla deriva «progressista» di Fini.
Per il momento si tratta di arginare la campagna sul «compagno Fini», facendo passare invece il contro-messaggio: Gianfranco è più di destra dei suoi detrattori. Non sarà facile, così come complicato è l`altro obiettivo che ha in mente Fini: riconquistare Alleanza nazionale.
Lui non lo ammetterà mai in pubblico, ma da quando An non c'è più e da quando i suoi ex colonnelli si sono presi la loro autonomia, il presidente della Camera fatica ad essere riconosciuto da Berlusconi come l'interlocutore che parla a nome di tutta l'area ex missina. Tanto è vero che Fini e Berlusconi hanno discusso anche di questo in un colloquio riservato che si è svolto poco prima delle vacanze estive.
Ma il presidente della Camera sa che non basta una chiacchierata con il premier per riconquistare il ruolo che aveva, quando trascorreva ore e ore - per tanti anni - nei vertici di Palazzo Grazioli assieme a Bossi, a Pierferdinando Casini e al Cavaliere. E proprio per questo, assieme alle continue esternazioni sui grandi temi politici, Fini ha messo in cantiere un'altra operazione: trasformare la Fondazione Alleanza nazionale nella «cassaforte» della sua galassia.
Nata inizialmente per gestire l'ingente patrimonio immobiliare di sedi ex missine (valore circa 350 milioni di euro), la Fondazione può continuare a contare sullo stesso ingente finanziamento (circa 12 milioni di euro l'anno) che spettava ad An come rimborso per le Politiche 2006 e per le Regionali 2005. Finanziamenti che alcuni ex colonnelli di Alleanza nazionale avrebbero volentieri fatto confluire nella cassa unica del Pdl, ma che grazie a un intervento personale di Fini alimentano la Fondazione An. Struttura molto florida (la presiede un finiano doc come Donato Lamorte), che può diventare una casa nella quale tornare in caso di crisi del Pdl e alla quale non a caso - possono iscriversi gli ex tesserati di An.
E che - guarda un po' - ha in cantiere per l'autunno un'operazione sul filo della nostalgia: istituire 1'« Archivio nazionale», una sorta di «Istituto Gramsci» della destra nel quale far confluire carte, documenti, giornali, manifesti dell'Msi e di An. E alla galassia-Fini appartiene anche Il Secolo d'Italia, diretto da Flavia Perina, che ieri ha pubblicato un numero speciale nel quale erano contenute tra l'altro un'intervista a un intellettuale di sinistra come Michele Serra («Ma quale compagno Fini! Lui è l`erede della destra repubblicana e unitaria») e a un giornalista di destra come Filippo Facci, secondo il quale «sbaglia la sinistra che strumentalmente applaude Fini: quello che lui dice fa parte del patrimonio della destra europea da un sacco di tempo».
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