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martedì 8 settembre 2009

Lodigiano sempre più pattumiera di altri?

Cavenago. Ma i dati ufficiali confermano che da tempo il territorio importa scarti di ogni tipo di cui poi si perdono le tracce.
«La discarica si esaurirà solo nel 2011».
Quasi tutti i rifiuti lodigiani vengono però bruciati a Bergamo.

Rassegna stampa - Il Cittadino di oggi - Carlo Catena.

Cavenago «Ai ritmi attuali, la discarica Ecoadda di Cavenago potrà continuare a ricevere rifiuti fino al 2011»: l'assicurazione arriva da autorevoli fonti vicine alla Eal, l’azienda pubblica lodigiana che è socia di Waste Italia nell’impianto. Ecoadda è attualmente impegnata nella conferenza dei servizi per un ulteriore ampliamento da un milione di metri cubi, mentre è da circa 1,6 milioni di metri cubi, per una sessantina di “codici cer”, cioè di tipologie di scarti, il progetto per la nuova discarica di Senna Lodigiana, per il quale la conferenza dei servizi si era aperta negli ultimi mesi del mandato provinciale di Osvaldo Felissari ma subito la Provincia aveva sospeso la discussione rilevando la mancanza di elementi ritenuti fondamentali per valutare il progetto.
La preoccupazione, che nelle dichiarazioni è comune a centrosinistra e centrodestra, è quella che il Lodigiano diventi sempre più la pattumiera di altri. I numeri forniti da una cinquantina di aziende che lavorano con i rifiuti all’Osservatorio provinciale Eal (l'ultimo rapporto disponibile ha le cifre del 2007, si sta lavorando a quelle del 2008) parlano chiaro: si comincia dai rifiuti urbani non differenziati, che comprendono anche la “frazione secca”: il 33 per cento arriva da fuori provincia. Le oltre 55mila tonnellate annue complessive, per un incasso di oltre 6 milioni di euro (stima sul dato del 2007) che vanno all’impianto Bellisolina di Montanaso Lombardo vengono però a loro volta per metà “esportate”, a Bergamo, nel termovalorizzatore della Bas. Il 25 per cento è costituito da acqua, che viene fatta evaporare, il 5 per cento, costituito da metalli, viene recuperato, il 50 per cento si trasforma in biocubi, quelli che vengono appunto bruciati, e il 20 per cento va in discarica, a Cavenago: sono i “sovvalli”, quelli non recuperabili. «Può capitare che per qualche giorno di fermo impianto del termovalorizzatore i biocubi vadano in discarica - spiega ancora l’esperto -, ma il ciclo è perfezionato. E nei prossimi mesi la discarica di Cavenago comincerà, finalmente, anche a produrre energia elettrica da biogas: «Manca solo un’autorizzazione». Circa il 25 per cento di quanto arriva, mediamente ogni anno, a Cavenago, proviene però da fuori provincia. «Non si tratta in ogni caso né di rifiuti tali e quali né pericolosi». C’è poi la “frazione umida”: qui addirittura il 75 per cento dei rifiuti vengono importati da fuori provincia. Gli operatori, attraverso impianti di compostaggio, sono tanti, e tra i maggiori, con 26mila tonnellate annue, c’è la Eal Compost. L’impianto di Terranova, con un processo aperto per molestie olfattive, sarà modificato per eliminare alla radice il problema e, anche in questo caso, produrre energia elettrica. In presenza di molti operatori, però, diventa difficile capire se questo 75 per cento di umido importato, una volta inertizzato come compost, finisce nei campi lodigiani o se invece viene esportato altrove, come avviene per i biocubi. Ancora più inquietante lo scenario dei fanghi da depurazione: solamente alla Cre di Maccastorna ne arrivano 116mila tonnellate all’anno, per il 98 per cento da fuori provincia. Il 2 per cento lodigiano potrebbe essere eliminato: «Può essere essiccato e poi incenerito altrove - ricorda l'ex assessore provinciale all'ambiente Antonio Bagnaschi - la Regione Lombardia è pronta a finanziare il 30 per cento di questo progetto. Continuare a spargere questo materiale nei campi è problematico per molti aspetti». L’import di rifiuti riguarda anche gli oli minerali, al 99,9 per cento in arrivo da fuori provincia, ma in questo caso la Viscolube li rigenera e resta ben poco da smaltire. Anche le macerie da cantiere arrivano al 50 per cento da fuori provincia, ma, tolti gli scarti che vanno in discarica, vengono poi reimpiegate in edilizia al posto della ghiaia. Dire che nel Lodigiano si ricevono rifiuti prodotti altrove non equivale quindi a sostenere che il Lodigiano è una pattumiera. Anzi, gli scarti creano posti di lavoro. Ma resta da capire perché in Svizzera e in Olanda non finisce quasi nulla in discarica mentre in Italia impianti di questo tipo sono ancora oggi un business al punto che nel Lodigiano c’è chi vuole aprirne una nuova: a mandare più scarti di noi in discarica, in tutta Europa, c’è solamente la Grecia.
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