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venerdì 21 agosto 2009

Un servizio da salvaguardare soprattutto dall'intolleranza

Andrea Bagatta su Il Cittadino di oggi ci informa che è stata chiesta maggiore «collegialità» al sindaco di Casale che ribadisce la disponibilità a individuare alternative.
Lavoratori credenti, l’Udc alza la voce.
«Sulla chiusura del capannone non siamo stati informati».

Rassegna stampa.

Massima disponibilità nei confronti dei Lavoratori credenti, ma impossibilità a proseguire l’attività nel capannone di Zorlesco per motivi tecnici e di sicurezza. Questa è la posizione dell’amministrazione comunale in merito all’addio programmato del servizio di consegna mobili e arredamento usato ai poveri da parte dei Lavoratori credenti di don Peppino Barbesta, che entro l’anno lasceranno lo stabile dove operavano da 15 anni. L’Udc, però, per bocca dell’assessore Pietro Pea, si lamenta perché la situazione non è stata affrontata in modo collegiale. A luglio era stato l’assessore Luca Peviani a prendere contatto con don Peppino Barbesta dopo un sopralluogo nel capannone comunale dove si svolge il servizio. «Abbiamo contattato don Peppino Barbesta e gli abbiamo dato la massima disponibilità per arrivare a una soluzione - dice l’assessore -. I problemi di sicurezza erano evidenti anche a lui, che infatti ha concordato sull’impossibilità di continuare a usare il capannone. Purtroppo per noi è impossibile in questa fase pensare di poter sistemare a nostre spese il deposito, ma abbiamo dato la nostra disponibilità per una convenzione qualora l’associazione avesse potuto metterlo in sicurezza. Di fronte alla cifra necessaria, 170 mila euro, i Lavoratori credenti ci hanno spiegato che avrebbero valutato altre possibilità, chiedendo solo la cortesia di dare loro il tempo necessario a sistemarsi». Analoga disponibilità viene manifestata anche oggi dall’amministrazione, che per bocca del sindaco Flavio Parmesani si dice pronto a collaborare con l’associazione. «Se si tratta di sistemare il capannone o di trovare un’altra sede nel comune di Casale, siamo in difficoltà - spiega il primo cittadino -. Da parte di tutti però c’è piena disponibilità a collaborare con l’associazione per trovare una sistemazione adeguata nei paesi vicini o comunque nella Bassa». Il fronte dell’amministrazione è compatto su questa linea, in particolare nel rispetto delle condizioni di sicurezza, anche se l’Udc rimarca qualche differenza più di metodo che di sostanza sulla conduzione della vicenda. «Io non voglio pronunciarmi prima di aver affrontato la questione in giunta - afferma l’assessore Pietro Pea segretario cittadino Udc -. Infatti, di fronte a problemi di sicurezza e di salute non resta altra possibilità che la chiusura del capannone. Tuttavia il servizio dei Lavoratori credenti a favore dei poveri è da salvaguardare, e per questo c’è differenza tra indicare la sola chiusura o proporre delle soluzioni alternative. Vista la delicatezza della vicenda, spero che la giunta possa esprimersi collegialmente e non solo per bocca del sindaco o di un singolo assessore».
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