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giovedì 24 settembre 2009

Biotestamento e disarmo ideologico

Le critiche di Roccella, Binetti e Mantovano.
"Quella lettera è fuori tempo massimo, ora tocca al Parlamento decidere".
Rassegna stampa - Il Foglio, Nic.Tit., 24 settembre 2009.

Roma. La lettera dei venti deputati del Pdl a Silvio Berlusconi per un "disarmo ideologico" in tema di biotestamento "presenta argomentazioni superate dalla campagna giudiziaria e politica che è stata fatta attorno al caso di Eluana Englaro", dice al Foglio il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. La quale ricorda che "gran parte del mondo cattolico non voleva la legge. Riteneva che fosse sufficiente l'articolo 32 della Costituzione e che il resto andasse lasciato, più che a un'inesistente 'zona grigia', alle relazioni intime, private, amorose. Io stessa, sulla vicenda di Terri Schiavo, scrissi che la legge non poteva entrare così impudicamente in quelle relazioni. Credevo che in Italia non si sarebbe mai potuto verificare un caso analogo. Ma la morte di Eluana pesa: c'è una persona morta di disidratazione e di denutrizione, senza che nessuno possa dire se ha sofferto. Un giudice è entrato nella stanza di Terri Schiavo e ha tenuto lontani i genitori, che non la potevano baciare perché bisogna interromperle idratazione e alimentazione; altrettanto è accaduto con Eluana. Morta sola, lontana da coloro che l'hanno accudita per anni".
La lettera dei venti del Pdl chiede di fermarsi a riflettere per raggiungere soluzioni più condivise, "ma quale altro può essere il criterio, se non quello della decisione parlamentare a maggioranza? Le decisioni c'è già chi le prende: i giudici, l'Europa, l'Onu, i comuni di centrosinistra che aprono registri per il biotestamento, i notai e i fiduciari già all'opera, addirittura su Internet. C'è una campagna politica per creare situazioni di fatto che fatalmente porteranno a una legge. La dialettica parlamentare maggioranza-minoranza è il sistema più garantista". E, a proposito di libertà di coscienza, Roccella dice che "nel Pdl c'è sempre stata. Al Senato, i voti contrari al ddl Calabrò erano sempre gli stessi, a votazioni segrete e a votazioni palesi. È scontato che ci siano pareri diversi e si terrà conto di tutte le opinioni, ma poi c'è la logica parlamentare, l'unica che valga".
Per la cattolica del Pd Paola Binetti, "la lettera non considera le circostanze storiche che rendono necessaria la legge. Si è voluto cucirle addosso un abito negativo, che mette in ombra il suo aspetto di difesa della vita, di etica della cura, e che allude a un contenuto di sopraffazione dei diritti del paziente. Non è così, anche se nella stesura si possono mettere meglio in luce gli aspetti di garanzia contro l'accanimento terapeutico. Ma non si possono abbattere i due capisaldi: no all'eutanasia e sì alla vita. Dobbiamo cercare la maggior condivisione possibile? Ma condivisione non è unanimità. Condivisione deve esserci nel paese, nella classe medica, nelle associazioni dei malati. Ognuno può scrivere tutte le lettere che vuole. Ma ormai il treno ha raggiunto una sua velocità, bloccarlo sarebbe una manovra politica che può giovare soltanto a questo o quello nei due schieramenti. E un dibattito, sia pure con punte di forte contrasto, non deve far paura".
Il deputato Pdl Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno, ritiene che "fatte salve le buone intenzioni dei firmatari della lettera, va notato che stiamo discutendo di una materia in cui parte dell'autorità giudiziaria non ha interpretato le norme vigenti ma ha elaborato veri principi di diritto, che hanno assunto una loro autonomia e sono stati applicati in più di un caso concreto {l'ultimo del quali quello di Eluana Englaro). Quello del Parlamento, se così stanno le cose, è un atto di difesa dallo straripamento della magistratura. Ben venga il 'disarmo ideologico' e d'accordo per non iper-regolamentare la materia. Ma tocca al Parlamento, che al contrario della magistratura ha avuto un'investitura da parte del popolo italiano, intervenire in modo chiaro su questa materia". La lettera paventa, su un tema così delicato, un'approvazione della legge a maggioranza ristretta: "E allora? Ristretta o vasta, è maggioranza. Le regole fondamentali della democrazia impongono maggioranze qualificate per rarissimi casi, e questo non vi rientra".

Per il ministro Sacconi un punto di larga intesa c'è.
Così si organizza il fronte della zona grigia sulla legge per il fine vita.
Il Foglio, pv, 24 settembre 2009.

Roma. L'appello al premier dei parlamentari del Pdl che chiedono un disarmo ideologico sul fine vita pubblicato ieri dal Foglio è stato accolto con favore dai componenti del cosiddetto "terzo partito", quello della "zona grigia", per cui se una legge sull'argomento deve esserci, è giusto che ponga dei confini ma non deve pretendere di regolare tutto. Finiani, berlusconiani, cattolici, laici e esponenti dell'opposizione, in tanti hanno apprezzato la richiesta di fermarsi e individuare "in Parlamento quei punti su cui si condensa un'amplissima maggioranza". Anche se, come spiega al Foglio il ministro dei Welfare Maurizio Sacconi, "un punto su cui si condensa un'amplissima maggioranza già c`è". È la cosiddetta "leggina Englaro", contenuta nel ddl Calabrò approvato dal Senato. Quella "leggina", dice Sacconi, è "il ddl che il Consiglio dei ministri approvò all'unanimità ai tempi del caso Englaro, frutto di una discussione intensa e positiva". Quel disegno di legge, figlio del "laicissimo criterio del dubbio e del laicissimo principio di precauzione per cui, nel dubbio, siamo per la vita", diceva che alimentazione e idratazione non costituiscono terapia e non possono perciò essere sottratte a una persona. Questo testo è entrato a far parte del più ampio ddl Calabrò sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, e nello specifico "è stato votato a larghissima maggioranza in Senato a scrutinio segreto". A questo punto, spiega Sacconi, le possibilità sono due: continuare la discussione sul ddl presentando emendamenti al testo, "ma sapendo che il governo è fermo sulla 'norma Englaro', oppure "far emergere l'idea di estrapolare quest'ultima", farla diventare legge e eventualmente rimandare il dibattito sul biotestamento a tempi più maturi. "D'altronde - conclude il ministro - la 'norma Englaro' non riguarda l'accanimento terapeutico perché idratazione e alimentazione non sono terapie, nemmeno per il Pd, e non si riferisce alla fine di vita perché, come Eluana Englaro, riguarda persone che potrebbero vivere decenni".
La posizione di Sacconi è sottolineata anche dal deputato pdl Antonio Mazzocchi, che "da cattolico" spiega al Foglio di essere "d'accordo con l'appello dei laici". Mazzocchi pensa sia però il caso prima di "approvare il 'lodo Sacconi' che ci farebbe uscire dalla fase di emergenza, poi si discuta pacatamente in Parlamento". Non la pensa così Benedetto Della Vedova, primo firmatario della lettera, convinto che puntare solo sul "lodo Sacconi" sia rischioso: "Vuol dire andare allo scontro su una cosa controversa anche dal punto di vista costituzionale". Intanto il deputato del Pdl registra attorno alla sua posizione "un consenso ampio, non solo nello spirito ma anche nel merito: quelli erano venti nomi, ma non sono gli unici che l'hanno firmato". Un'idea che "ha già un riscontro in termini di proposta di legge: è quasi pronto l'emendamento", su cui Della Vedova è convinto si troverà una maggioranza, "soprattutto se Berlusconi lascerà libertà di coscienza".
Che ci sia un partito trasversale lo pensa anche Lino Duilio, deputato del Pd che ha accolto con "piacevole sorpresa" la lettera dei venti, Contrario alla "disciplina di partito" su questo argomento, Duilio pensa che si possa arrivare a una "essenzializzazione" del testo: "No a eutanasia e accanimento terapeutico, con alcune evidenze formali per evitare casi di abusi". Stessi paletti che andrebbero messi per l'esponente del Pd in commissione Affari sociali della Camera, Livia Turco. L`ex ministro della Sanità dice: "Quella lettera ha tutto il mio apprezzamento per il metodo che suggerisce nell'affrontare il tema del fine vita, per la ricerca del dialogo con l'opposizione e, soprattutto, per il merito".
Apprezzamenti che arrivano, con distinguo, anche dal ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi: "Sul biotestamento il Pdl è unito e la stessa lettera di Benedetto Della Vedova marca l`esigenza di una sintesi tra laici e cattolici, con esiti magari più liberali, ma dentro lo schema valoriale del partito".
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