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martedì 11 agosto 2009

531 ettari di pomodori lodigiani

Nel territorio le coltivazioni dell’“oro rosso” si estendono per più di 500 ettari.
Partito il raccolto del pomodoro: «Previsioni buone nel Lodigiano».

Rassegna stampa - Il Cittadino di oggi, Carlo Cerutti.

Finito luglio, è tempo di cogliere i pomodori maturati al sole, l’ortaggio più diffuso e consumato nelle tavole italiane. Nel Lodigiano, le operazioni sul campo hanno già preso avvio. L’area destinata a questa coltivazione, in provincia, è di 531 ettari: 37mila metri quadri coperti dal “pomodoro semplice”; 527,6 ettari per la varietà “tondo”. Secondo Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi, sarà una buona annata per il territorio nostrano: «Una primavera piovosa, seguita da un’estate calda, soleggiata, clemente, senza intemperie particolarmente violente, assicura la garanzia di un buon raccolto» afferma il responsabile di categoria, impegnato direttamente sul campo con 26 ettari seminati a pomodoro dalle sue due aziende agricole. Quantificando le parole di Franciosi, si intende «buon raccolto» una resa pari a 800-900 quintali per ettaro; a fronte di annate scarse, dove il terreno, ingeneroso, frutta solo 500-600 quintali a parità di superficie. Ecco nel dettaglio come avviene la (complessa) procedura di raccolta. I braccianti sono postati in una piattaforma mobile che si sposta nei solchi tra i filari delle piante, un metro e cinquanta tra filare e filare, misura standard. Un braccio meccanico solleva le piante, divide il corpo erbaceo dai pomi , quindi indirizza i frutti su un nastro trasportatore. Una fotocellula lungo il nastro è in grado di distinguere i pomodori acerbi e verdi, da quelli maturati anzitempo, dividendoli. Gli operatori sulla piattaforma raccolgono infine l’ortaggio, stipandolo nei cassoni dei camion. Le giornate si misurano in cassoni: a seconda della necessità, si procede finché non sono ricolmi due, tre, cinque, dieci piani di carico. I pomodori vengono raccolti non ancora maturi, per aumentarne la conservazione. Fossero infatti gli ortaggi tutti maturi, non ci sarebbe bisogno di lavorazione per ottenere una bella composta rossa e brodosa, marcita sotto il sole. «Poiché il trapianto degli arboscelli, in maggio, è volutamente scaglionato nel tempo, così a fine estate la raccolta non avviene in un periodo concentrato, ma procede, per turni, fino alla metà di settembre, al principio dell’autunno» spiega Fabio Bonaccorso, portavoce Coldiretti, che prosegue: «In questo modo le associazioni di produttori, intermediari nella catena di distribuzione tra il campo e i banchi degli ortofrutta, vengono rifornite continuativamente per due mesi». È ancora radicata la convinzione che la raccolta, in alcuni casi, avvenga a mani nude, la schiena dei lavoratori china sotto il sole a riempire ceste su ceste. Bonaccorso precisa: «Si tratta di persone, spesso pensionati, che di loro spontanea volontà vengono a “spigolare” le rimanenze tralasciate dalla macchina». Quelli fanno incetta di frutti rimasti incolti, riempiono le loro sporte, vanno dal padrone dei campi e, pesata la “giornata”, patteggiano un prezzo generoso per portare a casa i chilogrammi raccolti. Un bel modo di risparmiare, in previsione dell’inverno.

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