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martedì 4 agosto 2009

Referendum sul contratto dei metalmeccanici

Contratto metalmeccanici: la Fiom entra in 64 aziende.
Rassegna stampa - Lorenzo Rinaldi, Il Cittadino di oggi.

La Fiom Cgil ha concluso la maratona nelle fabbriche lodigiane per il referendum sul contratto dei metalmeccanici. Le aziende toccate sono state 64, per un totale di 3.906 addetti. I lavoratori realmente coinvolti dal referendum sono stati invece 2.502. I votanti sono stati 1.856 (74 per cento dei lavoratori coinvolti): la piattaforma di rinnovo presentata dalla Fiom ha raccolto 1.695 voti a favore (93,5 per cento), mentre i voti contrari sono stati 117 (6,5 per cento); 33 le schede bianche, 11 le nulle. Il referendum, che si è svolto lunedì, martedì e mercoledì della scorsa settimana, è stato anticipato dalle assemblee nelle fabbriche, durante le quali i sindacalisti della Fiom hanno illustrato ai lavoratori la proposta della Cgil per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. Proprio sul rinnovo del contratto 2010-2011 si sta consumando un braccio di ferro tra la Cgil da una parte e la Cisl e Uil dall’altra. I primi sono disponibili a trattare solamente la parte economica del contratto, i secondi invece hanno aperto la trattativa anche alla parte normativa e quindi alle regole. Il primo incontro con Confindustria si è tenuto il 24 luglio e il confronto è stato aggiornato a settembre. La Fiom chiede un adeguamento economico del salario dei metalmeccanici che di fatto si traduce in 130 euro in più al mese (cifra da raggiungere nel biennio) per i lavoratori di terzo, quarto e quinto livello, in pratica il 65 per cento circa dei metalmeccanici italiani. Tra le richieste della Fiom c’è poi quella di destinare gli aumenti anche ai lavoratori in cassa integrazione ordinaria. Nessuna disponibilità alla trattativa invece sulla parte normativa del contratto. «Non firmeremo la riforma delle regole - spiega Luca Magnani, segretario provinciale Fiom Cgil - perché a fronte della crisi, la Confindustria propone solo una riduzione dei salari e dei diritti dei lavoratori. Riteniamo invece innanzitutto che se si vuol far ripartire l’economia è necessario mettere più soldi nelle tasche delle famiglie. C’è il rischio poi che in futuro si arrivi a deroghe negative al contratto nazionale: noi diciamo invece che non è possibile nella contrattazione di secondo livello, in azienda o direttamente con i singoli lavoratori, trovare accordi che vadano al di sotto dei paletti fissati dal contratto nazionale collettivo. Il rischio è infatti che si apra una giungla delle regole, con la possibilità di contrattare al ribasso». Quanto all’esito del referendum nelle fabbriche lodigiane, la Fiom si dice «soddisfatta» perché «c’è stata partecipazione, siamo andati nelle grandi aziende ma anche in realtà di medio-piccole dimensioni: purtroppo nella maggior parte dei casi abbiamo riscontrato la realtà della cassa integrazione. Nonostante questo i lavoratori hanno dimostrato grande voglia di partecipazione e di democrazia, hanno detto chiaramente che il contratto è loro e non dei sindacati».

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