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martedì 4 agosto 2009

«Giù le mani dalla Innse»

Innse, operai lodigiani da un anno sulle barricate.
Rassegna stampa - Il Cittadino di oggi.

Con la loro resistenza che dura da più di un anno sono diventati il simbolo della lotta sindacale. Cinque dei 49 operai della Innse, la ex Innocenti di Milano Lambrate, arrivano anche da Lodigiano e Sudmilano (Lodi, Tavazzano, Quartiano, Melegnano e Cerro). Da maggio del 2008, quando hanno ricevuto la lettera di cessazione dell’attività, sono sulle barricate. Fino a settembre gli operai hanno fatto funzionare la fabbrica, giorno e notte, consegnando i pezzi e facendone entrare di nuovi. Senza stipendio. A settembre, quando la magistratura ha messo i sigilli alla fabbrica, hanno dato il via al presidio permanente, mantenendo gli stessi turni di lavoro. Fino a domenica scorsa quando, nelle prime ore della mattina, la fabbrica è stata presa d’assalto dalle squadre di tecnici incaricati dalle ditte che nel frattempo hanno acquistato parte dei macchinari, di smontarli e smantellare l’officina. A scortarli, circa 400 uomini tra agenti della polizia e carabinieri. Si è trattato di una brutta sorpresa per chi aveva appena ottenuto la promessa da Provincia e Regione che l’attività produttiva sarebbe stata salvaguardata. In solidarietà ai metalmeccanici della Innse, tra domenica e ieri sono arrivati al presidio anche rappresentanti del territorio, l’ex assessore provinciale Antonio Bagnaschi e Michela Sfondrini, esponente del Laboratorio per la città, insieme al consigliere della provincia di Milano Massimo Gatti. Espressioni di affetto sono arrivate anche dall’assessore comunale di Lodi Silvana Cesani, dal consulente del lavoro Sergio Cusani e da Franco Tonon del direttivo lodigiano di Rifondazione. Da mesi un compratore ha manifestato interesse ad acquisire l’attività produttiva, anche se il padrone Silvano Genta ha gettato acqua sul fuoco, dicendo che la fabbrica è in crisi da anni. «Le commesse di lavoro c’erano - commenta Massimo, di Lodi -, ci sono le carte che lo dimostrano. E poi deve spiegarci come mai, se era sempre in crisi, l’ha comprata e adesso vende le macchine. Oggi qua davanti, anche se è lunedì, ci sono 100 persone che sono venute a darci solidarietà». Lui non ha nessuna intenzione di cercarsi un altro lavoro. Il punto è salvare la fabbrica, le condizioni ci sono. Da mesi l’esperienza di lotta della Innse è stata raccontata dagli stessi lavoratori, con diversi mezzi, in Italia, ma anche negli altri paesi europei. Manifestazioni di affetto, ieri, sono arrivate anche dai lavoratori di Basilea. Sulle mura del consolato italiano è comparsa la scritta “Giù le mani dalla Innse”, la stessa incisa all’esterno dei capannoni di via Rubattino.

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