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lunedì 10 agosto 2009

Quando il razzismo diventa politica amministrativa

Francesco Dionigi oggi su Il Cittadino ci dice che a Casale fanno discutere le norme sui bivacchi in centro e sulla residenza.
La città dei divieti non piace al Pd, critici anche i portavoce dei romeni.
Rassegna stampa.

Casale - Proseguono a Casalpusterlengo le proteste degli esponenti del centro sinistra sulle nuove ordinanze per la sicurezza e il decoro cittadino firmate dal sindaco Flavio Parmesani a metà luglio. Il punto del contendere è l’ordinanza relativa il divieto di bivacco nei luoghi pubblici e sui monumenti cittadini, la cui interpretazione è soggetta a dubbi attuativi. Proprio per questo una decina di esponenti del centro sinistra guidati dal segretario cittadino del Partito democratico Federico Moro e composta oltre che da simpatizzanti e iscritti dal consigliere comunali Pierangelo Ferrari e dall’ex consigliere comunale Giuseppe Riboni, oltre che dall’ex presidente del consiglio di circoscrizione di Zorlesco Ausonio Boriani, hanno effettuato nella mattinata di sabato un presidio di protesta e di sensibilizzazione dei cittadini sul tema nei pressi del sagrato della chiesa parrocchiale dei Santi Bartolomeo e Martino di piazza del Popolo, ripreso anche dalle telecamere di Rai 3.
«La giunta di centro destra - ha detto Riboni - invece di dare spazio alle persone sta limitando gli spazi quotidiani del vivere all’aperto in nome di una ipotetica sicurezza: parlare di bivacco all’aperto, sui gradini della chiesa o in piazza, non ha senso. Chiunque ha diritto di sedersi in luoghi pubblici e di riposarsi, conversare o mangiare un gelato sulle panchine, nel rispetto delle altre persone». Il segretario Pd Federico Moro ha aggiunto: «Sebbene possa essere presto per esprimere un giudizio su questa amministrazione comunale mi sembra che stia attuando una politica di divieti e di limitazioni che non può funzionare e non può essere accettata passivamente dai cittadini».
Sempre in merito alle ordinanze del sindaco Parmesani va registrata anche la protesta dell’associazione culturale italo-rumena Dacia per gli indirizzi trasmessi agli uffici comunali riguardo l’iscrizione di stranieri nel comune casalese, con particolare riferimento a un reddito minimo di 5mila euro se non si lavora o alla documentazione che attesti una occupazione. Da Dacia si precisa: «I sindaci non hanno alcun potere sullo stato civile che è costituzionalmente espressamente demandato allo stato. L’atto di inasprire i requisiti di residenza non è possibile per i cittadini comunitari in quanto vigono norme europee che neppure uno Stato membro può modificare».

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