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lunedì 10 agosto 2009

Casale e gli stranieri

In un articolo precedentemente riportato nella nostra quotidiana rassegna stampa si parlava delle dichiarazioni dell'Associazione "Dacia" di Casalpusterlengo. Il Cittadino di oggi nelle pagine di "Lettere & Opinioni" riporta una lettera di Marco Baratto vice presidente dell'Associazione “Dacia”.
Casale. Dopo il rigore attuare anche l’integrazione.
Rassegna stampa.

Con molto interesse ho appreso dell’atto d’indirizzo trasmesso agli uffici comunali da parte del signor Flavio Parmesani in merito all’iscrizione di cittadini stranieri nel comune di Casalpusterlengo. Non voglio soffermarmi sulla parte riguardante i cittadini extra Ue, per fare alcune precisazioni per quanto riguarda i cittadini comunitari.
Per prima cosa e per correttezza sia giusto precisare che i sindaci non hanno alcun potere in merito allo stato civile in quanto esso è per riserva costituzionale (art 117) espressamente demandato allo Stato. Inoltre nell’articolo si afferma che verrebbero «inaspriti i requisiti per la residenza ai cittadini dei paesi Ue», tale atto non sarebbe possibile in quanto per i comunitari vigono delle norme che neppure uno stato membro può modificare arbitrariamente in quanto la libera circolazione dei cittadini è uno dei pilastri fondanti dell’Ue, figuriamoci pertanto se un sindaco può intervenire nel cambiare delle regole che de iure e de facto rientrano nella sfera del diritto comunitario.
Infatti, se si legge correttamente il provvedimento (come pubblicato nel sito del Comune) non vi è nessun inasprimento e chi ha disposto l’ordinanza sindacale si è limitato a fare un “copia incolla” del D.Lgs 30/2007 che dà attuazione alla direttiva comunitaria 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Tali precisazioni servono essenzialmente a sgombrare il campo da ogni interpretazione maligna e anche ad essere accorti nel comunicare o prendere decisioni. Tale atto mi permette inoltre di invitare tutti i sindaci a rispondere positivamente all’appello del ministro Maroni che «è il momento di porre l’accento sulle politiche di massima integrazione per chi viene a lavorare onestamente nel nostro Paese». Politiche dell’integrazione che per quanto riguarda la comunità romena hanno dei buoni esempi nell’amministrazione leghista di Verona e Treviso dove i comuni hanno facilitato gli iter burocratici per la realizzazione di Chiese e centri culturali. Del resto questa comunità, come sostenuto dal Ministro Maroni «è una comunità ben integrata, è la più numerosa, porta grandi vantaggi all’economia e alla società italiana. Noi la riconosciamo come la comunità più importante presente in Italia », frasi che ogni amministratore locale dovrebbe tenere bene in considerazione e attuare dopo il rigore anche l’integrazione.

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