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venerdì 9 ottobre 2009

Un settembre «bruttissimo»

Sono tremila i dipendenti che usufruiscono degli ammortizzatori sociali, mentre per almeno 1.300 si è aperta la mobilità. Lavoro, un autunno nero all’orizzonte. In scadenza molte casse integrazioni, i sindacati sono in allarme.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Lorenzo Rinaldi, 9 ottobre 2009.

Tremila lavoratori interessati dalla cassa integrazione e almeno 1300 in mobilità. Sono questi i numeri della crisi nel Lodigiano, secondo l’osservatorio della Cisl. Il sindacato cattolico parla di un settembre «bruttissimo», con un’ondata di casse integrazioni. Il quadro critico viene confermato anche dalla Cgil, secondo cui l’autunno lodigiano sarà «nerissimo». Già nelle prossime settimane, infatti, rischia di esplodere il problema delle tante ditte, soprattutto metalmeccaniche e chimiche, che non avranno più diritto alla cassa integrazione ordinaria. La legge prevede infatti un massimo di 52 settimane di cassa ordinaria in un biennio: nel Lodigiano ci sono aziende che hanno già sforato il tetto, e per questo hanno chiesto di accedere alla cassa straordinaria. «Ma ci sono altre realtà produttive che si apprestano a sforare il tetto massimo già nelle prossime settimane - avverte Mario Uccellini, segretario generale della Cisl di Lodi -, questo significa che per il futuro dovranno accedere alla cassa integrazione in deroga, finanziata da fondi stanziati da governo e regione Lombardia. Il rischio reale è che questi fondi finiscano molto presto, perché ci aspettiamo mesi difficili, in cui diverse aziende termineranno le 52 settimane di cassa a disposizione». I settori più a rischio, nel Lodigiano, sono il metalmeccanico e il chimico, con quest’ultimo che «già deve fare i conti con le riorganizzazioni aziendali delle multinazionali Lever e Akzo Nobel», ricorda Domenico Campagnoli, segretario generale Cgil Lodi. Proprio nel chimico, sono due le grandi aziende che hanno quasi finito la cassa ordinaria. La Pregis di Ossago è arrivata alla 45esima settimana nel biennio. La Poligof di Pieve Fissiraga, con la cassa in programma nel mese di ottobre, arriverà a 48 settimane e ha già aperto la procedura per la cassa straordinaria: la trattativa con i sindacati inizierà il 16 ottobre. «Altre aziende - osservano i sindacati - hanno invece usato meno giorni di cassa integrazione rispetto alle richieste iniziali. Inoltre, con la nuova normativa un giorno di cassa integrazione vale come tale, mentre in precedenza un giorno di cassa valeva come l’intera settimana». Nel settore metalmeccanico, non mancano le ditte che hanno già concluso le 52 settimane di cassa integrazione ordinaria nel biennio e sono dovute ricorrere alla cassa straordinaria. Ci sono ad esempio i casi della Scomes di Castiglione d’Adda e della Vebe di Borgo San Giovanni, come pure della Alusteel (ex Metecno) di Somaglia. Realtà come la Marcegaglia di Graffignana e la Beta Utensili di Castiglione, due dei “giganti” lodigiani, hanno invece ancora a disposizione un buon margine di settimane di cassa. Nell’edilizia, invece, i sindacati segnalano il caso della Delta Prefabbricati di San Martino in Strada, a cui mancano sette settimane di cassa per raggiungere il tetto massimo delle 52 nel biennio. «Il mese di settembre è stato bruttissimo - sintetizza Uccellini della Cisl -, abbiamo registrato un elevato ricorso alla cassa integrazione e una forte perdita di occupazione, con l’ultimo caso della Akzo Nobel di Fombio che ha annunciato la chiusura dello stabilimento». «Al di là della scadenza delle casse ordinarie - aggiunge Campagnoli - il problema di fondo è la mancanza di prospettive, la scarsità di lavoro. La ripresa economica tanto decantata, al momento non si vede, gli ordini nelle aziende non aumentano, a parte alcuni casi che purtroppo rappresentano delle eccezioni. Metalmeccanico e chimico nel Lodigiano sono in forte sofferenza e prevediamo un autunno nerissimo, aggravato dalle scelte di due multinazionali, Lever di Casale e Akzo di Fombio, che hanno deciso riorganizzazioni a livello internazionale, non direttamente collegate alla diminuzione degli ordini». E proprio la prospettiva di nuovi tagli motivati da riorganizzazioni aziendali preoccupa la Cisl. «Il rischio di ristrutturazioni aziendali, al termine della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, è reale - denuncia Uccellini -, la nostra sensazione è che alcuni imprenditori stiano “giocando” con gli ammortizzatori sociali, sfruttando l’estensione di questi ultimi per tagliare il personale oltremisura».
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