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sabato 12 settembre 2009

Alla Taverna del Lupo il crepuscolo degli dei

Nel suo intervento a Gubbio Fini ha parlato di "grembiulini e compassi".
L`ira di Berlusconi.
E nello scontro tra 1 due leader ora rispunta lo spettro della P2.

Rassegna stampa - La Repubblica, Francesco Bei, 12 settembre 2009.

Nonostante le smentite, resta molto alta la tensione tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. I due si vedranno stasera alla cena offerta a villa Madama da Fini agli altri presidenti dei parlamenti del G8, ma è improbabile che in quella cornice così ingessata ci sia spazio per un incontro di chiarimento. «Anche perché», ha ripetuto ieri Fini a Gianni Letta, che lo ha chiamato varie volte per implorare un riavvicinamento con il Cavaliere, «quello che ho detto a Gubbio è solo una parte dei problemi che abbiamo sul tavolo». E dunque servirà tempo per un faccia a faccia che, allo stato, dovrebbe tenersi a metà della prossima settimana. Ma c`è anche da tener conto della forte irritazione del Cavaliere nei confronti del suo antagonista.
Raccontano che Berlusconi sia uscito dai gangheri ascoltando un passaggio in particolare dell`intervento pronunciato da Fini alla scuola quadri del Pdl a Gubbio (organizzata per 8 anni da Bondi come scuola di Forza Italia e che il premier considera quindi come casa sua). È stato quando Fini, respingendo lo «stillicidio» di attacchi contro di lui, ha buttato lì una frase sibillina: «A differenza di altri, io non mi diletto con grembiulini e compassi». Con chi ce l`aveva? Tutti hanno guardato immediatamente i forzisti sotto al palco, dove sedevano alcuni nomi in odore di massoneria. Ma il Cavaliere ne ha dato un`altra interpretazione (quella autentica a sentire i fíniani) e ai suoi ha consegnato questo sfogo: «Ma Fini è impazzito? Le procure mi accusano di essere il mandante delle stragi e adesso lui rispolvera di nuovo questa storia della P2?». Insomma, il clima è ancora questo.
Berlusconi si sente sotto assedio - tanto che oggi ha annullato la visita alla Fiera del Levante appena gli è stato riferito che Patrizia D`Addario avrebbe provato ad intrufolarsi - e ha individuato proprio in Fini uno di quelli che provano ad abbattere con l`ariete il portone del fortilizio.
Nell`ambiente che ruota attorno al della Camera si ascoltano infatti questi ragionamenti: «L`affondo sulle stragi è stato il primo segnale, quello sulla P2 il secondo. Se Feltri e gli altri pretoriani di Berlusconi continueranno ad attaccare Fini, arriveranno altri contraccolpi». A Gubbio del resto l`umore prevalente è tutto contro il presidente della Camera, persino tra gli uomini che provengono dalle file di An, passati armi e bagagli tra i berluscones. Se ne è avuto un assaggio alla cena dei parlamentari del Pdl alla "Taverna del lupo", riservata e chiusa ai giornalisti.
Alla presenza di Renato Schifani è andato in scena un vero processo corale a Fini, ovviamente in contumacia. «Adesso è arrivato persino ad accusare Berlusconi di essere il capo della mafia», ha tuonato un forzista.
Mentre un senatore proveniente da via della Scrofa ha ironizzato: «Si lamenta della mancanza di democrazia del Pdl, ma fatevelo dire da chi c`era: quando stavamo in An la linea politica di Fini l`apprendevamo sempre dai giornali». Tutti contro Fini appassionatamente. Con tanta foga che Fabrizio Cicchitto, dopo l`accorato intervento dal palco contro le tesi del presidente della Camera, pare abbia dovuto farsi misurare la pressione.
La sostanza del problema è che Fini e Berlusconi hanno in mente due partiti radicalmente diversi. Il Cavaliere pensa a un movimento che ne assecondi le intuizioni e faccia la "ola", l`ex leader di An ha in mente un partito di iscritti, che discute. «Il Pdl è importante - ragiona Denis Verdini, uno dei tre coordinatori nazionali - ma la leadership lo è di più. Oggi ho fatto un esperimento andando a spasso per Gubbio con mia moglie. Su 12 persone che mi hanno salutato, tutte e dodici mi hanno detto di averci votato perché c`era Berlusconi. Votano lui, non il Pdl, chiaro?».
Le ostilità tra Fini e Berlusconi sono così profonde, i caratteri così diversi, che molti dubitano ormai che i due possano resistere a lungo sotto lo stesso tetto. Non è sfuggito l`appello fatto ieri dal palco di Gubbio da un applauditissimo Renato Brunetta: «Gianfranco, stai con noi». Già, fino a quando?

Stragi, P2, il catafalco per il funerale del Pdl ormai è apparecchiato. sentiamo la campana di Libero.
Il retroscena.
Furia Silvio su Fini: «Mi dà del piduista».
Cori da stadio per Schifani dei forzisti che non perdonano a Gianfranco i riferimenti alla massoneria diretti al premier.
Libero, Salvatore Dama, 12 settembre 2009.

«Un presidente! C`è solo un presidente... un presidenteeeee!». A un certo punto della serata il ristorante Taverna del Lupo sembra diventare la Curva B. Ha fatto il suo ingresso Renato Schifani e un gruppetto di senatori campani lo accoglie con un coro da stadio. È giovedì sera. Brucia ancora l`affondo pomeridiano di Gianfranco Fini sul partito e il suo leader. Come reazione, i parlamentari attovagliati per cena mollano le pappardelle al tartufo bianco e si mettono a inneggiare "l`altro", il presidente del Senato. «Meglio lui, tutta la vita».
È finita la prima giornata della Scuola di formazione del Popolo della Libertà. E i capigruppo hanno deciso di offrire il pasto serale agli onorevoli sbarcati a Gubbio in giornata. Siedono separati: i deputati, una cinquantina, in una sala grande; i senatori, di meno, in una stanzetta più piccola. Chiedono a Fabrizio Cicchitto di fare un discorso. Ma il presidente dei deputati del partito unico è con la moglie e non ne ha voglia. Allora si cimenta Simone Baldelli.
Intrattenitore nato, l`azzurro si esibisce nell`imitazione del capogruppo. E sono ricche risate, forse le uniche della serata. Il tema dominante, tra i commensali gomito a gomito, manco a dirlo: la dura invettiva finiana. C`è preoccupazione e arrabbiatura. La prima più sul versante An, la seconda appannaggio dei forzisti. Hanno assistito alla filippica finiana sulla giustizia, bocca aperta e occhi spalancati. E adesso, a tavola, c`è chi ha voglia di sfogarsi: «Roba da matti», si agita un azzurro indignato, «ma Fini pensa che Berlusconi sia il capo della mafia?». Le sensibilità aennine, invece, sono state più toccate dai passaggi dell`ex leader sulla democrazia di partito. Ricorda uno: «Ma se quando c`era An scoprivamo la linea politica dai giornali...» Berlusconi? È un`altra, ha confessato a suoi, la frase che più l`ha ferito. Il riferimento alla massoneria. «Non ho frequentazioni con compassi e grembiulini», giura Gianfranco in uno dei passaggi più caustici. Poi quella precisazione: «A differenza di altri». Chi? Secondo il presidente del Consiglio, «Fini si riferiva a un dirigente di partito». Ma non uno a caso, «ce l`aveva proprio con me»: il Cavaliere ha delle certezze. Ed è furioso. Farsi dare del piduista da Antonio Di Pietro è spiacevole, ma oramai Silvio c`ha fatto il callo. Da Gianfranco no, è inaccettabile.
Il reciproco risentimento personale rende ancora più complicato il lavoro delle diplomazie. Il sottosegretario Gianni Letta ieri ha speso più di una telefonata, componendo a ripetizione l`interno di Montecitorio. L`uomo dell`armonia ha informato la terza carica dello Stato della rabbia di Berlusconi e del motivo («Compasso e grembiulino»). Ciononostante lavora ugualmente a un incontro tra i due. Da tenersi magari la prossima settimana.
Stasera intanto Berlusconi e Fini si sfioreranno alla cena offerta per il G8 dei presidenti delle Camere. Difficile che 1`Auditorium, luogo della serata ufficiale, possa essere il teatro della pace.
Sul fronte opposto si muovono i buoni uffici di Ignazio La Russa e Italo Bocchino. Ci riusciranno? Chi lo sa. La tensione è alle stelle. Berlusconi non ha risposto subito alle polemiche finiane.
Peggio, secondo quelli di An. Meglio «uno scontro verbale che una reazione del premier a freddo». Oggi il capo del governo non sarà a Gubbio, gli organizzatori aspettano una telefonata.
Fini, invece, è atteso alla convention dell`Udc. E saranno altre botte a distanza. Intanto, per capire le vere intenzioni di Gianfranco, Silvio lavora di sponda. Ieri ha visto Luca Cordero di Montezemolo. L`uomo della presunta cospirazione con Fini e Casini giura: «Nessuna discesa in politica». E Silvio ha ritrovato il sorriso: un nemico in meno. «Il PdL sta con me», ne è sicuro. Ha il polso dei numeri. E se, come dice Umberto Bossi, Fini «ha deciso di suicidarsi», fatti suoi.
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