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venerdì 28 agosto 2009

Intolleranza produce intolleranza

Andrea Bagatta ci racconta su Il Cittadino di oggi che il comune di Casale è al lavoro per trasformare il magazzino in luogo di culto, ma la gente mugugna: «Ma perché il sindaco non se li porta a casa sua?».
I residenti contro la nuova moschea.
Ramadan, in via Adda primi mugugni per l’arrivo degli islamici.

Rassegna stampa.

Si fa bollente il clima attorno alla scelta dell’amministrazione comunale di assegnare alla comunità islamica un capannone di via Adda come moschea provvisoria: i residenti non ne vogliono sapere e minacciano azioni di protesta. Mercoledì era arrivata l’ufficialità della chiusura della moschea di via Fugazza per il mancato rispetto della destinazione d’uso dell’immobile e l’annuncio che per concludere il Ramadan i musulmani avrebbero potuto contare su uno spazio pubblico di via Adda 19. Lo stabile individuato dall’amministrazione comunale come moschea temporanea fino alla conclusione del Ramadan, il 21 settembre, è un magazzino posizionato proprio al centro di un’area residenziale, tra il distretto sanitario dell’Asl, una piccola palazzina privata e un complesso di palazzi. Due gli accessi: dalla parte del distretto dell’Asl, in fronte alla via Emilia, c’è un parcheggio con un grande giardino pubblico, sul retro, in via Adda 19, a pochi metri corre la ferrovia. Ancora non è stato comunicato quale accesso sarà utilizzato, né è stato specificato dove saranno posizionati i bagni chimici e i lavandini per le abluzioni. Questi sono i piccoli interventi promessi dal comune, insieme alla posa di alcune luci e allo spostamento del materiale depositato all’interno, prima di dare il via libera all’uso dello spazio pubblico. «Il costo sarà a carico del comune, anche perché le attrezzature poi resteranno nostre, ma anche se non sappiamo ancora la cifra precisa, stiamo parlando di cifre davvero basse - dice il sindaco Flavio Parmesani -. Nemmeno l’affitto sarà un problema: tutt’al più sarà una cifra simbolica necessaria per i passaggi burocratici». In attesa della sistemazione, che potrebbe costare alle casse comunali fino a qualche migliaio di euro, per pochi giorni ancora è stata concessa una proroga ai musulmani per restare in via Fugazza. E in via Fugazza i residenti di via Adda avrebbero voluto che la moschea restasse. «Ma come, la spostano da là a qui solo per tre settimane? - chiede tra l’incredulo e l’arrabbiato Pasquale, la cui abitazione confina con il capannone comunale -. Per così poco tempo potevano tenerla ancora in via Fugazza. Invece, una volta che saranno entrati qui dentro non vorranno più andarsene. Noi qui non li vogliamo, e ci faremo sentire». «Mi chiedo perché facciano le cose senza prima ascoltare il parere dei residenti - gli fa eco la signora Antonia, residente nel palazzo a fianco della nuova moschea temporanea -. Perché il sindaco e gli assessori non se li portano a casa propria? Se è solo per tre settimane, il comune poteva allestire un tendone dove farli pregare, senza rovinare il quartiere». «Dove arrivano, c’è sempre caos e sporcizia, e non li mandi più fuori - dice il signor Luigi -. Non li vogliamo, e magari faremo qualcosa tutti insieme per farlo capire al comune». I parcheggi, le preghiere rumorose, il caos del traffico, le famiglie e i bambini al seguito, il rispetto dell’igiene e del decoro della zona sono le principali preoccupazioni dei residenti che finora, nonostante le lamentele, non hanno ancora deciso manifestazioni di dissenso. D’altronde, in questi giorni alcuni sono ancora in ferie, e altri non hanno ancora appreso la notizia. Ma nei prossimi giorni la protesta potrebbe salire.
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