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venerdì 28 agosto 2009

I soldi delle centrali meglio spenderli per i catalizzatori

Su Il Cittadino di oggi, Carlo catena ci dice che d’estate il sole trasforma ossidi di azoto e idrocarburi in polveri fini e micidiali sostanze ossidanti.
«L’ozono killer arriva dalle centrali».
Esperto del Cnr punta l’indice sugli inquinanti secondari.
Rassegna stampa.

Scomparso anche nel Lodigiano il “vecchio” inquinamento da biossido di zolfo, grazie alla riduzione del tenore di zolfo in gasoli e oli combustibili, ora l’emergenza per l’Unione europea e anche per le centraline Arpa che controllano la qualità dell’aria nella nostra provincia sono polveri fini e ultrafini, biossido di azoto e ozono al suolo: tutti inquinanti che le direttive comunitarie, ma anche gli studi più recenti dell’Isac-Cnr, legano ai combustibili fossili, metano e centrali a turbogas in prima fila, assieme agli autoveicoli. «L’ozono in particolare è un inquinante secondario e sappiamo che in Pianura Padana può arrivare quello prodotto in zone industriali transfrontaliere, così come vale anche il contrario – spiega Marco Cervino, uno dei ricercatori dell’Isac-Cnr che si occupano di modelli matematici di diffusione degli inquinanti -. Se non vi sono certezze sull’entità dell’impatto nelle immediate vicinanze dell’eliminazione di una fonte di inquinanti primari, è invece innegabile che una riduzione, ricorrendo a fonti di energia come il solare piuttosto che catalizzando le centrali termoelettriche, porti a un miglioramento generale della qualità dell’aria».
Un fenomeno storico è quello degli elevati livelli di ozono in estate: i dati Arpa (157 microgrammi metro cubo 48 ore fa Lodi e 145 ad Abbadia Cerreto) e Legambiente evidenziano come anche nel Lodigiano quest’anno si siano superati decine di volte i livelli di 120 microgrammi per metro cubo di ozono, situazione che se si ripeterà l’anno prossimo violerà le nuove regole europee. «Ossidi di azoto e composti organici volatili, dal metano agli idrocarburi, compresi i prodotti di combustione di centrali termoelettriche, inceneritori e impianti a biomasse, per effetto della radiazione solare si trasformano in ozono, una molecola di tre atomi di ossigeno che ha un potentissimo effetto ossidante – spiega Cervino -, e che causa danni alle mucose respiratorie oltre che alle foglie, con tanto di riduzione della produttività di colture agricole». Il legame tra emissioni delle centrali termoelettriche (e quella di Tavazzano, quasi del tutto metanizzata ma non catalizzata, è sopra vento rispetto a Lodi, con i suoi 45mila abitanti) e generazione dell’ozono è quindi assodato. Ma c’è poi una nuova ricerca dello stesso Isac, conclusa poche settimane fa, che riguarda gli aerosol che compongono le polveri fini: in Pianura Padana i picchi di questi aerosol sono tra le 4 e le 8 del mattino, quando lo spettrografo dell’Isac – Cnr li ha classificati come nitrati originati dall’ossido di azoto, e il secondo invece è tra mezzogiorno e il primo pomeriggio, e in questi casi sono i composti organici volatili che si convertono in particelle fini per effetto dei raggi del sole e dell’ozono. Inquinanti “terziari”, verrebbe da dire a questo punto. Ma anche in questo caso la combustione è la prima causa: «Se vogliamo respirare pulito dobbiamo rinunciare ai combustibili fossili - è la conclusione cui arriva Cervino – o almeno ripulire il più possibile i fumi». Se poi consideriamo che nel Lodigiano si produce almeno 15 volte l’elettricità che si consuma nel territorio (e con la nuova centrale di Turano – Bertonico saranno nuovi record) e che la mortalità per tumori è tra le più elevate d’Italia qualche interrogativo sarebbe il caso di porselo. Ad esempio se i soldi delle centrali, invece che per teatri e relative stagioni, municipi faraonici e rotonde lastricate in mattoncini, non sarebbe meglio spenderli per i catalizzatori, già obbligatori in molte Nazioni. Ma di queste cose si parla solo al Cnr o nelle aule di università. Nei palazzi del potere italiani e lodigiani gli argomenti sono ben altri.
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