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mercoledì 21 ottobre 2009

La retorica dell'ò fai bèl

La società si impegna per oneri di urbanizzazione, contributi, risarcimenti e opere di mitigazione. Da Sorgenia 45 milioni di euro. Firmata la convenzione tra l’azienda e gli enti locali.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 21 ottobre 2009.

Quarantacinque milioni di euro. È questo l’impegno complessivo assunto da Sorgenia nei confronti della Provincia di Lodi e degli otto comuni interessati dalla costruzione della centrale di Turano e Bertonico, l’impianto a turbogas incassato suo malgrado dal Lodigiano e oggetto da ieri della nuova convenzione attraverso la quale il gruppo De Benedetti ha promesso massicci e più ricchi investimenti per risarcire il territorio. Sul piatto, Sorgenia metterà circa 25 milioni di euro tra interventi di mitigazione ambientale, riduzione delle emissioni e smaltimento reflui zootecnici, oltre a 12 milioni di oneri di urbanizzazione tra Turano e Bertonico, incentivi energetici per favorire l’arrivo di altre aziende e 7,3 milioni di euro di contributi da dividersi tra i comuni ospitanti l’impianto, la Provincia di Lodi e le amministrazioni di Casale, Castiglione, Cavenago, Mairago, Secugnago e Terranova dei Passerini, che beneficeranno di quasi il doppio di quanto previsto nella precedente bozza di accordo tra i proprietari della centrale e l’allora giunta provinciale guidata da Lino Osvaldo Felissari. La convenzione è già stata accettata da tutti con l’eccezione di Turano, impegnato in una battaglia privata con Sorgenia che ha portato quest’ultima a fare ricorso al Tar contro la richiesta di 22 milioni di euro di compensazioni; comunque vada, però, l’amministrazione Ciampetti potrà contare sulla sua quota di contributi, pari a quella che spetterà a Bertonico. «Non è tutta farina del nostro sacco - ha spiegato soddisfatto il presidente della Provincia, Pietro Foroni -, c’era una bozza precedente che avevamo deciso di revocare per vari motivi ma senza stravolgerla, visto che era ottima per gli interventi di natura ambientale, che non abbiamo ridotto cercano di fare qualcosina in più». Il riferimento è soprattutto al raddoppio dei contributi ai comuni e ai possibili riflessi occupazionali legati al rilancio dell’area ex Gulf: «La convenzione prevede una serie di punti di grande valore sul tema “lavoro”, dal coinvolgimento di artigiani e imprese locali per quel che riguarda l’indotto all’assunzione diretta di personale da parte di Sorgenia e alla massima attenzione verso chi si trova ad aver perso il lavoro. Soprattutto abbiamo concordato l’urbanizzazione dell’intera area a carico di Sorgenia e la fornitura per tutte le aziende che vorranno insediarsi nella zona e fino a circa un chilometro di distanza, di caldo/freddo a costo di produzione. Questo aspetto dovrebbe attirare le imprese, perché consentirà loro di avviare attività partendo da un notevole risparmio sui costi energetici». Anche i comuni presenti esprimono piena soddisfazione: «È una convenzione ben strutturata, con un buon “quid” aggiuntivo sulla Marzano - commenta Umberto Daccò, sindaco di Castiglione -. L’impianto del testo è buonissimo, salvaguarda il territorio, abbatte le emissioni e le pone sotto costante controllo». «Come portavoce del mio sindaco siamo molto soddisfatti, per i contenuti della convenzione e per l’attenzione rivolta agli enti interessati», gli fa eco Maria Cristina Ragazzi, assessore ai rapporti con gli enti del comune di Mairago; «La tutela dell’ambiente e dalla salute sono sempre di difficilissima gestione - chiosa il sindaco di Secugnago, Mauro Salvalaglio -, ma questa convenzione è ottima e ben studiata: il presidente Foroni ha ottenuto il massimo che si potesse».



Bigi non ha dubbi: «Un accordo irripetibile per un impianto unico».
Rassegna stampa - Il Cittadino, 21 ottobre 2009.

Un accordo «irripetibile», per una centrale «unica» in Italia, se non anche in Europa. Così l’ingegner Alberto Bigi, il volto di Sorgenia alla presentazione della nuova convenzione, riassume il frutto del patto stretto tra la proprietà della centrale di Turano-Bertonico con gli enti interessati dalla partita. Sullo sfondo, in realtà, si agitano ancora un paio di incognite, dalla battaglia al Tar contro i 22 milioni di euro chiesti dal comune di Turano alle trattative, sempre riservatissime, con i misteriosi imprenditori dati in procinto di sbarcare nell’area ex Gulf. I lavori, però, proseguono. E alla soddisfazione del gruppo De Benedetti, adesso, si somma quella della Provincia di Lodi e degli comuni coinvolti nella convenzione, per accontentare i quali Sorgenia, assicura Bigi, ha fatto tutto il possibile: «Diciamo che siamo un po’... provati, ma soddisfatti - commenta l’ingegnere -. Il dato complessivo dice che investiremo circa 45 milioni, più del 10 per cento della spesa totale per la centrale: direi che è una cifra di tutto riguardo, irripetibile». Più che il “rilancio” sul fronte dei contributi della legge Marzano, praticamente raddoppiati, per Bigi le tre peculiarità da sottolineare sono quelle relative agli interventi ambientali, alla valorizzazione della realtà agricola e allo sviluppo industriale che caratterizzano la convenzione. Agli agricoltori, grazie a due biodigestori da 1 megawatt, Sorgenia restituirà biomasse con basso contenuto di azoto, venendo incontro ai sacrifici legati alle direttive nitrati ed eliminando gli odori degli spargimenti. Ma sotto il profilo ambientale, aspettando la nuova foresta da 50 ettari, il punto di forza saranno gli interventi sulle emissioni e sugli scarichi: «Abbiamo assunto impegni non all’avanguardia, ma addirittura unici, con limite alle emissioni di ossido di azoto che nessuno in Italia ha, una riduzione sostanziale del 90 per cento del monossido di carbonio e una ulteriore del 70 per cento sui prelievi idrici, con scarico “zero” dei reflui grazie a un riutilizzo molto spinto dell’acqua». Tutti (o quasi) da scoprire, invece, i risultati dell’impegno sui fronti occupazione-sviluppo dell’area ex Gulf, dove pure Bigi ricorda come a fronte delle 10-15 imprese locali già arruolate per i lavori di costruzione della centrale la volontà è di favorire la manovalanza lodigiana anche per quei 50 posti, tra assunzioni dirette e indotto, che Sorgenia effettuerà nei prossimi mesi. In sospeso, però, resta soprattutto l’identità della (o delle aziende) che Sorgenia e la Provincia vorrebbero incentivare a investire nell’area, anche grazie all’energia caldo/freddo prodotta dal vapore con la quale la centrale alimenterebbe a basso costo i processi produttivi delle ditte vicine. «Stiamo lavorando su più fronti», si limita a dire Bigi, senza scucire il minimo indizio agli interlocutori evocati anche recentemente dai nuovi e vecchi inquilini di palazzo San Cristoforo: la speranza, però, è che il rebus possa essere svelato già entro la fine del prossimo anno.

Sostegno anche a iniziative culturali e sportive. Preferiti gli operai della Bassa, riduzione dell’inquinamento e in arrivo una nuova foresta.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 21 ottobre 2009.

Una pioggia di soldi, e di interventi, per “ammorbidire” l’impatto della centrale attraverso opere e rimborsi di ogni ordine e grado. In linea con la precedente bozza sottoscritta il 4 giugno scorso tra l’allora giunta provinciale Felissari e Sorgenia, la nuova convenzione sulla centrale di Turano e Bertonico ripropone la maggioranza degli accordi già raggiunti a fine primavera, integrandola con ulteriori impegni da parte dell’azienda sul fronte della riduzione dell’inquinamento, della creazione di nuovi posti di lavoro e del maggiore risarcimento economico a favore del Lodigiano. Sul vasto capitolo delle tecnologie anti inquinanti e delle opere di mitigazione ambientale, Sorgenia investirà quasi 26 milioni di euro. Sulle emissioni di ossidi di azoto (abbattute dai 30 milligrammi a metro cubo già autorizzati a 25) verranno spesi 500mila euro annui oltre a 4 milioni, dopo un primo triennio, per adeguare le tecnologie di combustione alle migliori in circolazione: a tale impegno, già previsto nella vecchia bozza, si aggiungerà quello di Sorgenia a valutare ulteriori miglioramenti anche nel triennio successivo. L’altro gas di scarico principale, il monossido di carbonio, verrà abbattuto del 90 per cento con un catalizzatore dal costo di 2 milioni di euro, mentre le emissioni di anidride carbonica verranno sfruttate per alimentare la fornitura di caldo/freddo delle aziende intenzionate a insediarsi sull’area.
Circa 4 milioni di euro, inoltre, verranno spesi per il cristallizzatore e gli impianti necessari per ridurre del 70 per cento il prelievo di acqua, con relativo azzeramento di scarichi idrici; mentre ben 10 milioni verranno investiti per la realizzazione tra Bertonico e Brembio di due biodigestori, che raccogliendo le biomasse vegetali e le deiezioni di bovine e suini restituiranno agli agricoltori di Bertonico, Brembio, Camairago, Turano, Secugnago e Castiglione un prodotto “ripulito” dagli eccessi di azoto, e dunque utilissimo per rispettare i rigidi vincoli della direttiva sui nitrati. I controlli e il monitoraggio ambientale saranno affidati all’Arpa, e godranno di due novità: l’istituzione di un tavolo di coordinamento e di controllo e la pubblicazione costantemente aggiornata sul sito Internet della Provincia dei dati sulle emissioni.
A lenire la “ferita” sull’area provocata dalla costruzione della centrale, come detto, provvederanno anche altre opere: si tratta, in particolare, di 50 ettari di bosco (di cui 10 subito) da realizzarsi in 10 anni in una zona ancora da identificare (costo 1 milione di euro), di due piste ciclabili tra Bertonico-cascina Colombina e Turano-Melegnanello-Vittadone di Casalpusterlengo (5 chilometri in tutto, 474mila euro di spesa) e della riqualificazione del colatore Valguercia (300mila euro). Nel conto, con somme e finalità ancora da stabilire, Sorgenia garantirà contributi vari per iniziative culturali e sportive, mentre le opere di urbanizzazione dell’area (strade e riqualificazione) costeranno ben 12,5 milioni di euro; sempre a Bertonico e Turano, peraltro, Sorgenia spenderà oltre 375mila euro per la distribuzione alle famiglie di lampade a basso contenuto energetico, l’installazione di impianti fotovoltaici su abitazioni ed edifici pubblici e premi per progetti e tesi di laurea.Sul capitolo dei contributi previsti dalla legge Marzano, Sorgenia sborserà praticamente il doppio rispetto alla bozza Felissari, da 3,72 a 7,3 milioni di euro. Rispettate le ripartizioni previste, Bertonico e Turano si divideranno il 40 per cento della quota, incassando 1,46 milioni ciascuna contro gli 1,68 complessivi previsti nella precedente convenzione. Analoga somma spetterà alla Provincia di Lodi, mentre le cifre a beneficio degli altri sei comuni (calcolate in rapporto all’estensione delle proprie superfici, della loro popolazione e della distanza dalla centrale) prevedono 1 milione e 156mila euro per Casale (contro i 436mila della prima convenzione), 663mila euro per Castiglione (erano 233mila), 375mila euro per Mairago (contro i 196mila della prima bozza), 252mila euro per Terranova (quasi il triplo in più), 251mila euro per Cavenago (contro i 131mila della prima convenzione) e 223mila per Secugnago, cui il vecchio accordo aveva destinato 116mila e rotti euro. Il pagamento avverrà in tre rate, ridiscutibili, con un terzo alla sottoscrizione della convenzione, un 40 per cento all’entrata in funzione “commerciale” dell’impianto e il restante 30 per cento un anno dopo: oltre a ciò, come ricordato dal presidente della Provincia Foroni, i comuni che decideranno di eseguire opere pubbliche facendosi carico dei costi di progettazione ma fatturando i lavori a Sorgenia potranno risparmiare dal 4 al 20 per cento sull’Iva, che verrà scaricata dall’azienda. Nessuna cifra “spendibile”, ma un impegno sulla carta altrettanto forte verrà destinato al capitolo sviluppo dell’area-aspetti occupazionali. A tale proposito, infatti, Sorgenia non solo incentiverà nuovi insediamenti garantendogli bassi costi energetici grazie alla fornitura di “caldo/freddo”, ma continuerà a privilegiare la “lodigianità” sia nell’affidamento dei lavori di realizzazione della centrale alle imprese locali che nelle assunzioni del proprio personale, che a parità di competenze privilegeranno i lavoratori residenti negli otto comuni legati alla convenzione.

Alla scoperta della struttura con l’ingegnere Decio Zonini. Il direttore dei lavori: «Una centrale così proprio non esiste».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Cristina Vercellone, 21 ottobre 2009.

Il camino, cento metri di altezza, è quasi terminato. Presto sarà rivestito di pannelli, rossi come le cascine dei nostri ricordi. È il camino della maxi centrale a ciclo combinato di Sorgenia che si sta sviluppando, a ritmo sostenuto, nella pancia della pianura lodigiana. Domina la rete dei meccanismi d’acciaio. I tecnici giurano che da lì non usciranno polveri sottili. Il metano non ne produce. Gli altri inquinanti, o meglio, il monossido di carbonio, invece, sarà trattato con un sistema ad alta tecnologia. Decine di operai si arrampicano sulle scale, entrano nei tubi di acciaio, si confondono con il groviglio degli ingranaggi come personaggi di un grande cartone animato. Nulla può sembrare vero in un cantiere così. Soprattutto se rimbombano ancora nelle orecchie gli slogan delle manifestazioni guidate da amministratori e ambientalisti. “La centrale non la vogliamo fare” gridavano centinaia di lodigiani alla manifestazione di protesta di Casale del gennaio 2006. Eppure a poco meno di due anni dall’inizio dei lavori, partiti nell’estate del 2008, l’impianto è quasi terminato. Il 5 febbraio ci sarà la prima prova di accensione, il 23 marzo la seconda, nell’agosto del 2010 la centrale entrerà in funzione. Lo stato di avanzamento lavori è arrivato al 40 per cento. In pochi mesi però si raggiungerà l’80. Il picco della costruzione, infatti, sarà da qui a marzo.
Ed entro la primavera saranno terminate anche le opere di urbanizzazione, il reticolo di vie e strade sterrate che corrono di fianco al bosco e che dividono in lotti la grande area destinata ad ospitare altre attività industriali. L’ingegner Decio Zonini, capo cantiere, accompagna i visitatori nel labirinto dell’area. È soddisfatto. «Non esistono centrali come le nostre», commenta fiero. Lui ha la passione per le centrali nel Dna. Fresco di laurea, si occupava di energia nucleare per Ansaldo, ora è passato a Sorgenia. Si perde con le parole nella descrizione di turbine e cappe, trasformatori e generatori. Si appassiona. Il discorso e lo sguardo passano da un lato all’altro del cantiere, senza soluzione di continuità. Si fa fatica a stargli dietro. Si avvicina ai meccanismi e li tocca, come se fossero dei figli che stanno via via crescendo. «Una centrale - dice - nasce 20 metri sotto di noi. Lì giacciono 4mila colonne di ghiaia». Il terreno non può permettersi cedimenti. Un tubo interrato di 6 chilometri prende il metano dalla rete Snam e lo trasporta nelle due turbine a gas di Sorgenia. Il metano, che raggiunge una temperatura di 600 gradi, viene fatto evaporare nelle caldaie. Il vapore fa girare la turbina a vapore e così produce energia elettrica. Gli 800 megawatt ottenuti entrano direttamente nella rete di Terna, i tralicci a 380mila volt della linea San Rocco-Tavazzano.
Zonini si scandalizza quando i giornalisti chiedono quante polveri sottili saranno prodotte. «Polveri sottili? - ride -, qui si brucia metano. Polveri sottili non ce ne sono». «Gli inquinanti per i quali siamo autorizzati - aggiunge Davide Stroppa, capo progetto - sono gli ossidi di azoto, cioè Nox, per una quantità di 30 mg Nm³, anche se ci aspettiamo di viaggiare sui 25, poi i monossidi di carbonio, per circa 10 microgrammi e l’anidride carbonica. Proprio per quanto riguarda le emissioni, stiamo iniziando a contattare una serie di imprese, per l’installazione di un moderno sistema di reazione chimica, cioè un catalizzatore, che consente la trasformazione del monossido di carbonio, il più pericoloso, in anidride carbonica. Il monossido sarà presente soprattutto in fase di avviamento della centrale. L’Arpa però monitorerà la situazione, così come sta già facendo ora per quanto riguarda gli inquinanti prodotti dal cantiere. La centrale a ciclo combinato, che sfrutta cioè gas e vapore, è la centrale più efficiente, in grado di sfruttare meglio l’energia presente nel metano». Zorini mostra le turbine. «Il metano - spiega - viene bruciato per 1.350 megawatt l’ora, 260 vengono trasformati subito in energia, il resto viene elaborato in due caldaie di recupero a tre differenti livelli di pressione. Guardi questa turbina, è in fase di vestizione - dice -. Dentro ci sono scariche di anidride carbonica che intervengono per fermare eventuali incendi. Il gas entra a 576 gradi e i fumi escono dal camino a 106. In questo edificio, invece, entreranno tutti i cavi dell’alta tensione. Queste altre - spiega indicando due grandi contenitori di cemento - sono le vasche che raccolgono l’acqua piovana e impediscono che finisca a terra. La ciminiera, invece, è piena di colonne di tubi. Le mancano solo le bocche laterali di scarico, poi è terminata. Sarà la parte più evidente della centrale. È la normativa regionale che la vuole alta così».
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1 commento:

  1. Tutto bello, interessante. Però ... Se la centrale produce 800MW e ne entrano 1350 come combustibile, vuol dire che 550MW se ne vanno come perdite sotto forma di calore. Questo vyol dire che l'ambiente circostante è sottoposto ad una alterazione del microclima pari a 550MW: una enormità! Estati ancora più torride ed inverni umidi, in quanto la combustione del gas naturale produce acqua, e non poca!

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