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venerdì 25 settembre 2009

La chiusura della Akzo Nobel di Fombio

Akzo Nobel di Fombio. Non ne abbiamo parlato ancora, ma la vicenza dell'azienda focalizza da qualche giorno l'attenzione dei giornali locali. Ne accenniamo oggi riprendendo da Il Cittadino questa lettera invita al giornale dalla segreteria provinciale del Prc.
Si segua l’esempio della Innse.

Nel Lodigiano 45.000 lavoratori sono stati colpiti dalla crisi, 1.500 i posti di lavoro sono definitivamente spariti, altri sono a rischio cancellazione dopo cig e Mobilità. E ora Akzo Nobel chiude e sbatte fuori 185 lavoratori. I sindacati dicono «la battaglia non è persa, vogliamo salvare il livello occupazionale». Concordiamo e precisiamo che questa battaglia richiede azioni decise in due ambiti: il luogo di lavoro e il territorio.
Nel primo, se la lotta immediata non costringerà l’azienda a recedere dalle sue sciagurate decisioni, riteniamo che i lavoratori debbano occupare la fabbrica seguendo l’esempio della Innse. Nel secondo, la Provincia, i Comuni (a partire da quelli direttamente colpiti dai licenziamenti di loro cittadini), i partiti, le forze sociali e tutti i cittadini dovranno sostenere politicamente e materialmente tanto la lotta immediata, quanto l’occupazione dello stabilimento di Fombio. Non ci sono alternative a questo scenario. Se non agiamo concretamente tutti, specialmente di fronte all’intollerabile sciagurato attacco dell’Akzo Nobel, il lodigiano diventerà definitivamente un deserto occupazionale. I lavoratori lo sanno bene e saranno inevitabilmente costretti a fare la loro parte.
E la Provincia e i Comuni? Dichiarazioni di solidarietà, sostegno formale, pressione sull’azienda anche con il coinvolgimento dei vari livelli istituzionali sono atti scontati. In più servono fatti concreti e, poiché il reddito dei lavoratori in sciopero crollerà (fino ad arrivare a zero in caso di occupazione), sarà necessario sostenere la loro lotta economicamente.
La Provincia dovrà far sì che:
1. Le risorse già disponibili del fondo provinciale di solidarietà “anticrisi”, al momento impiegate solo per i lavoratori disoccupati privi del tutto o in parte di qualche protezione sociale, siano utilizzate anche per permettere ai lavoratori Akzo Nobel di resistere nella lotta finalizzata a tenere sul territorio la fabbrica e i posti di lavoro per loro e per gli occupati futuri.
2. Le finalità del fondo siano aggiornate prevedendo il sostegno di altre eventuali lotte dei lavoratori in difesa delle fabbriche e dei posti di lavoro.
3. il fondo sia stabilizzato:
-- l’attuale dotazione (300.000 euro) è pressoché esaurita (i primi due impieghi ne hanno assorbito più di due terzi) e dunque va rifinanziata;
-- poiché il fondo scade il 31.12.2009, i suoi promotori devono attivarsi subito per rinnovarlo almeno per i prossimi due anni (nei quali tutti prevedono la disoccupazione nazionale sopra il 10%);
-- la sua attuale dotazione è inadeguata rispetto al fabbisogno è dunque necessario chiedere alla Regione Lombardia opportuni interventi di integrazione da finanziare adeguando il pacchetto anticrisi regionale (è ora che Formigoni e la Lega applichino il federalismo a favore dei lavoratori).
Tutti i comuni (per primi quelli interessati dalla crisi Akzo Nobel) dovranno aderire al fondo provinciale e dovranno sostenere il suo aggiornamento, nonché la richiesta di integrazione alla regione. È inaccettabile che, oltre al comune di Lodi promotore del fondo provinciale con un contributo di 100.000 euro, solo tre comuni (Ossago, Cornegliano Laudense, Caselle Lurani) abbiano aderito al fondo provinciale.
Ancora di più, è incredibile che alcune amministrazioni abbiano istituito fondi anticrisi sulla base delle disponibilità immediate e destinati esclusivamente ai cittadini del proprio comune. Possibile che non si rendano conto quanto la difesa dell’occupazione e del lavoro è un dovere sociale generale realizzabile solo se tutti i livelli istituzionali (lo stato, la regione, la provincia e il comune) intervengono organicamente, unitariamente e in modo solidaristico. Ci mancherebbe solo che qualcuno di loro decidesse di limitare l’assegnazione del fondo ai compaesani doc (italiani, bianchi, nati e cresciuti in paese, che conoscono il dialetto locale, ecc., ecc.). Ci sarebbe proprio da vergognarsi.
Segreteria provinciale di Rifondazione comunista
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