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domenica 22 novembre 2009

Il congedo di Berlusconi

No-B-Day. Contro Berlusconi un ribaltone di massa.
Rassegna stampa - il manifesto, Michele Prospero, 21 novembre 2009.

Il berlusconismo è allo sbando e se per liquidarlo occorre un ribaltone, che ribaltone sia purché si congiunga ad una iniziativa di massa. Così fu anche nel 1994 quando, oltre alla manovra parlamentare, un colpo micidiale venne dalla grande manifestazione del Circo Massimo in difesa delle pensioni. Oggi lo sgretolamento del potere del cavaliere avviene nei rami alti e manca una forte mobilitazione di massa. Anche la confindustria ha lasciato solo Berlusconi e ha parlato di "follia" per distanziarsi dalle ipotesi di elezioni anticipate. La sortita di Schifani, invece di creare panico tra gli alleati e ricondurli all'ordine sotto il comando riconquistato del cavaliere, ha fatto un rumoroso fiasco. La solitudine politica del premier cresce e persino Montezemolo lo irride e gli contesta l'incapacità di governo mascherata con la pistola scarica del voto immediato.
Con l'uscita strampalata del presidente del senato, Berlusconi ha agitato inutilmente le acque per colpire al cuore l'asse Fini-Napolitano, che da tempo egli scruta con una netta ostilità giudicandolo come la principale fonte dei suoi recenti mali. Quella complicità istituzionale non è però stata infranta e alla fine il cavaliere ha ottenuto soltanto gli inaspettati sberleffi dei poteri forti e il discredito ulteriore della seconda carica dello Stato. Forse la novità più rilevante di questi mesi è proprio l'incapacità del cavaliere di incrinare il rapporto tra Fini e il Quirinale. Nulla a che fare con le fantasie complottiste che agitano le notti di un premier che si sente tradito. È semmai l'indice di una forse irreversibile evoluzione di Fini che, dalla fase della legittimazione passiva del Msi, è passato a un progetto attivo di costruzione di una nuova (e al momento impopolare) destra liberale.
Lo scenario odierno rivela dunque un sistema politico in forte movimento, aperto a due opposte soluzioni. La prima è che si affermi un berlusconismo integrale, con un fosco iperattivismo legislativo che pieghi alle personali esigenze del premier le residuali regole del gioco. La seconda prospettiva è quella di un mutamento del quadro politico. Il congedo di Berlusconi è stato di fatto inaugurato con la sua sconfitta dopo i pronunciamenti della corte costituzionale e la resistenza del presidente della repubblica, sostenuto da Fini. Il conflitto istituzionale ha rivelato la persistenza di un equilibrio plurale dei poteri che ha mandato in frantumi i disegni neoautoritari del cavaliere. La mancanza di credibili sbocchi politici per impostare una alternativa di sistema rende però incerti gli esiti dello scontro, anche se è difficile che Berlusconi riesca a sanare le sue ferite.
Gli scandali sessuali hanno avuto un effetto a cascata inducendolo ad accantonare per sempre i suoi futuri sogni di gloria orientati al Quirinale. Oltre a non avere sbocchi di carriera, Berlusconi somiglia a quei dittatori parlamentari dell'Ottocento cui la maggioranza sfuggiva di mano e non c'era più nulla da fare dinanzi al nomadismo degli eletti. La minaccia del predellino due, che qualcuno gli suggerisce di cavalcare, è solo una favola. Da quando hanno percepito che Berlusconi non ha un futuro, anche i deputati reclutati come soldati fedeli rompono le righe. Molti lo abbandoneranno ai primi lancinanti dolori di un potere moribondo. Saprà però l'opposizione gestire l'eutanasia del berlusconismo senza troppi pasticci?
Un sostegno al cavaliere abbacchiato viene da chi postula astrattamente il divieto di fare in aula accordi diversi da quelli siglati con il preteso mandato popolare. La credenza che a ogni disfacimento dell'esecutivo si risponda solo con l'automatico ritorno alle urne porta ossigeno vitale per Berlusconi. Prima del voto, occorrerebbe una legge elettorale alla tedesca che sancisca la fine della brutta stagione dei premi di maggioranza. Il timore è che gli alleati migliori del cavaliere siano gli orfani dei miti del bipolarismo e le anime belle che scambiano ogni evocazione della piazza per veteropopulismo. Nelle fasi di caduta di un perfido sistema di potere, oltre alla tessitura in parlamento occorre anche riempire la piazza. Una piazza non consegnata però all'egemonia del triste immaginario giustizialista.
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