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giovedì 10 dicembre 2009

I costi della tangenziale come il panettone: lievitano

Il comune di Casale intanto garantisce sulla fattibilità dell’opera, mentre la Provincia spinge per accelerare i tempi. Nuova tangenziale, “lievitano” i costi. Gli espropri alzano la stima: si passa da 90 a 107 milioni di euro.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Andrea Bagatta, 10 dicembre 2009.

Lievitano i costi della tangenziale di Casale: secondo gli ultimi calcoli di fine novembre eseguiti da Anas per gli espropri e la realizzazione sono 17 i milioni in più necessari per la nuova strada. Se saranno confermati, si dovrà provvedere allo stralcio di qualche opera accessoria. Intanto però il procedimento prosegue, anche se con qualche slittamento. La convocazione della conferenza di servizi, già annunciata una prima volta per novembre, sembra ora possibile per metà gennaio.
«Nel corso di un incontro nella sede dell’Anas ci è stato comunicato che i costi sono lievitati da 90 milioni previsti inizialmente a circa 107 - spiega l’assessore ai lavori pubblici Luca Peviani -. Tuttavia, abbiamo avuto rassicurazioni sul fatto che questo non pregiudica in nessun modo la fattibilità dell’opera». Il costo è lievitato perché sulla stima degli espropri è stato prudenzialmente stabilito il prezzo più alto possibile e perché la valutazione dei costi di realizzazione è stata redatta sulla base del preziario 2007 dell’Anas per le materie prime, allora più alte rispetto alle attuali. I 17 milioni di euro in più, quindi, alla resa dei conti, potrebbero essere un pezzo in meno. In fase di gara, poi, gli eventuali ribassi potrebbero riportare il costo complessivo sui 90 milioni stimati inizialmente. Tuttavia, l’impegno economico dovrà essere preso sulla cifra che sarà messa a base di gara e pertanto in conferenza di servizi si potranno ipotizzare anche alcuni stralci di opere accessorie. «Ci è stata chiesta espressamente la disponibilità a valutare in sede di conferenza di servizi quali stralci attuare - continua l’assessore -. Di certo però l’opera non si ferma». E a conferma di questo, il 3 dicembre scorso è stato avviato il procedimento di intesa Stato-Regione per l’accertamento della conformità urbanistica e l’approvazione del progetto definitivo. Si tratta di un ulteriore passaggio burocratico che precede la conferenza di servizi, che a questo punto non potrà avvenire prima di gennaio. Nel documento, infatti, chiunque abbia diritto a partecipare al procedimento è invitato a farne domanda entro 30 giorni. Fino al 3 gennaio quindi si potranno ricevere le richieste di partecipazione e conseguentemente la conferenza non potrà essere convocata prima di quella data. «Vigileremo perché la convocazione avvenga nei tempi più stretti possibili - afferma l’assessore provinciale Nancy Capezzera -. Anche il problema dei maggiori costi non influenzerà per nulla la conferenza. La parte economica non costituisce un problema, anche perché eventualmente stralceremo qualche opera minore. Abbiamo comunque chiesto di rivedere i conti nel dettaglio per avere una stima più realistica possibile. In questa fase ogni sforzo è concentrato ad avere l’ok finale in conferenza di servizi e mettere in moto il procedimento per l’appalto».

mercoledì 9 dicembre 2009

Università? Senza soldi nisba

L’istituto veronese aveva garantito cospicui fondi a Felissari e Guerini, la giunta di Pietro Foroni adesso vuole vederci chiaro. I 18 milioni per l’università, un mistero. La Provincia: «Dove sono i finanziamenti promessi dal Banco?».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 9 dicembre 2009.

L’università a Lodi nel 2012? Bellissimo: ma servono i soldi del Banco Popolare, altrimenti si rischia seriamente di non farne più nulla. A fare emergere l’allarme sono stati Pietro Foroni e Cristiano Devecchi, presidente e assessore al bilancio della Provincia di Lodi, che nell’ultima seduta di consiglio hanno ricordato come a carico di palazzo San Cristoforo e del comune di Lodi, in ossequio agli impegni sottoscritti a suo tempo da Lino Osvaldo Felissari e dal sindaco Lorenzo Guerini, gravino parecchi degli 80 milioni di euro necessari al completamento del polo universitario e della ricerca di cascina Codazza. Quanti milioni? Circa 18, secondo Foroni, che ha sottolineato come delle fonti di finanziamento promesse prima del terzo accordo di programma «a oggi non si sia visto nulla». Il riferimento è al “memorandum” con il quale, all’epoca della fusione tra Lodi e Verona, il nuovo Banco aveva assicurato come la neonata Fondazione della Banca Popolare di Lodi avrebbe accompagnato economicamente la nascita del polo; senza fare cifre, per inciso, ma promettendo agli enti locali “una frazione significativa” delle risorse disponibili. Subentrata alla guida della provincia a terzo accordo di programma già definito, però, la giunta Foroni, adesso vuole garanzie. Stante le precarie condizioni finanziarie in cui versano tutti gli enti locali, infatti, senza copertura da parte della Fondazione difficilmente palazzo San Cristoforo potrà contribuire al trasferimento completo della facoltà di Medicina veterinaria e dei dipartimenti biotecnologici della facoltà di agraria a Lodi; mentre impegnarsi in un mutuo, come ipotizzato in un recente incontro “esplorativo” con il vice presidente del Banco Popolare, Dino Piero Giarda, rischierebbe di paralizzare qualsiasi altro investimento, costringendo palazzo San Cristoforo a tirarsi fuori a malincuore. Duccio Castellotti, presidente della Fondazione della Banca Popolare di Lodi, tranquillizza però le istituzioni lodigiane: «Gli impegni sottoscritti non sono mai stati messi in discussione - spiega -. Occorre solo definire le modalità tecnico-finanziarie, nonché la sostenibilità dell’impegno da parte della Fondazione. Abbiamo già avuto un incontro con la provincia, il comune e la banca e ci siamo lasciati chiedendo agli enti di illustrarci le loro necessità: per noi è uno sforzo importantissimo, di portata innovativa, ma anche un impegno che per statuto non può che essere pianificato anno per anno, al massimo su base biennale». Anche l’ex presidente della provincia, Lino Osvaldo Felissari, ha espresso al consiglio il proprio auspicio affinché i vertici della nuova banca rispettino gli impegni assunti; un’eventualità che Lorenzo Guerini considera scontata: «Non è in discussione il “se”, ma il “come” - conferma il primo cittadino di Lodi -. Per dare concretezza all’impegno siamo in fase di definizione degli strumenti di finanziamento, analizzati sulla base di approfondimenti sulle nostre esigenze e limiti, per il bilancio, e su quelli della Fondazione per lo statuto. Ma i patti convenuti sono quelli». Al piano di finanziamento, ricorda Guerini, provvederà la costituenda Società di trasformazione urbana; ma l’impressione è che anche a palazzo Broletto, sui soldi, si aspetti una copertura molto vicina al 100 per cento.

martedì 8 dicembre 2009

Le scelte nella riorganizzazione di settori e servizi

Devecchi replica ai sindacati: «Pronti al confronto».
Rassegna stampa - Il Cittadino, 8 dicembre 2009.

Aperti al dialogo e al confronto, senza alcuna reticenza. È quanto garantisce la provincia di Lodi alle Rsu dei suoi dipendenti, lamentatesi per il mancato coinvolgimento e la mancata comunicazione sulle scelte nella riorganizzazione di settori e servizi. «Sarò lieto di affrontare l’incontro con le Rsu non appena esso mi verrà richiesto», afferma stupito dello sfogo l’assessore al personale Cristiano Devecchi, che smentite comunicazioni o “soffiate” alla stampa sul “valzer dei dirigenti” in corso, respinge anche le accuse mosse dalle Rsu sulla gestione di alcune novità, come l’esternalizzazione del servizio di manutenzione strade. «In merito ai possibili sviluppi nella gestione delle case cantoniere, il personale addetto è stato incontrato ben prima che io stesso comunicassi le intenzioni ai giornali - assicura Devecchi -. In ogni caso, non si trattava di “contrattare” una fase già operativa, bensì di condividere per eleganza e buona educazione un’idea politico-programmatica con chi ne sarà interessato». Fatte salve le prerogative della giunta, la Provincia è insomma pronta ad aprire alle Rsu: «Ordire rivoluzioni in poche settimane, solo per marcare la discontinuità politica seguita al voto, sarebbe stato facile - aggiunge Devecchi -, forse, però, la fretta non avrebbe garantito gli interessi dell’ente e di chi ci lavora: al contrario, stiamo cercando di ponderare le scelte che operiamo. Ribadisco dunque che sarò felice di confrontarmi con la rappresentanza sindacale: l’appuntamento servirà anzi per istituzionalizzare e rendere fisso il reciproco dialogo».

sabato 5 dicembre 2009

Guai in casa per la Provincia

Sindacati contro la Provincia dopo la rivoluzione negli uffici.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 5 dicembre 2009.

Guai in casa per la Provincia di Lodi, accusata dalle Rsu dei dipendenti per la gestione dell’annunciata riorganizzazione della “macchina amministrativa”. Le rappresentanze sindacali interne hanno infatti espresso le loro perplessità in un comunicato che sintetizza i malumori raccolti in occasione dell’assemblea dei lavoratori di martedì scorso. In discussione, secondo le Rsu provinciali Cgil-Cisl-Uil-Confsal, non ci sarebbe tanto il merito di alcune tra le recenti scelte operate da palazzo San Cristoforo, quanto il mancato confronto e la mancata comunicazione nei confronti dei lavoratori sui cambiamenti che hanno già interessato o potrebbero interessare numerosi uffici. “A tutt’oggi l’amministrazione provinciale non ha ancora ritenuto necessario confrontarsi ufficialmente con le organizzazioni sindacali territoriali, né fornire adeguate informazioni sulla struttura intesa come “Settori e servizi” ed eventuali nuove “collocazioni” del personale, che tuttavia sembrano essere in corso - recita il comunicato firmato dalle Rsu -. Inoltre, fatto ancora più grave, che mette a rischio una corretta politica di relazioni sindacali, alcune scelte dirette relative agli spazi (alcuni dei quali a tutt’oggi dichiarati “insalubri” e che invece si intenderebbero utilizzare mediante opere in muratura che dovrebbero, in un batter d’occhio, riportarli ad una condizione di presunta salubrità), alle risorse e alle persone sono state discusse direttamente con gli interessati in un clima di generale incertezza e comunicate alla stampa locale: è il caso dell’esternalizzazione del servizio manutenzione delle strade provinciali con la trasformazione delle mansioni degli operatori, nonché delle novità circa la dirigenza. Ciò che si contesta non sono le scelte, che non sono materia di discussione con le Rsu la quale nemmeno entra nel merito, ma il “modo” della comunicazione, che si ritiene scorretto e non rispettoso né delle Rsu né dei lavoratori”. L’invito espresso dalle Rsu verso i vertici della Provincia è quindi quello di ottenere un “apposito tavolo di confronto, in modo tale da conoscere, senza incertezze ed evasività”, gli indirizzi che dovrebbero portare all’assetto definitivo dell’ente.

venerdì 4 dicembre 2009

Il Lodigiano della destra è ufficialmente nato

Votate ieri sera le linee della giunta di centrodestra, il presidente leghista auspica «un territorio con meno cave e cemento». «Non saremo i fratelli poveri di Milano». Sì al programma di Foroni, per il Pd «è un Lodigiano in tono minore».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 4 dicembre 2009.

Il Lodigiano dei prossimi cinque anni è ufficialmente nato ieri. «Generico, senza una visione d’insieme, una programmazione e risposte su come perseguire i suoi principi», secondo il Pd, che in sintonia con le aspre critiche di mercoledì ha votato contro assieme all’Italia dei Valori alle nuove linee di mandato programmatiche della provincia; ma «concreto, senza voli pindarici né progetti faraonici e che valorizzi l’identità lodigiana», come lo ha definito il presidente Pietro Foroni, che dopo averne riassunto in circa un’ora i contenuti ha incassato i 14 “sì” della maggioranza, l’astensione “con fiducia” dell’Udc di Arcaini e 6 voti contrari.
Le linee di mandato - Polemiche della vigilia a parte (comunque richiamate con un’elencazione degli errori e dei problemi irrisolti lasciatigli in eredità), Foroni ha citato a premessa la volontà di dialogare con tutti, ma senza considerarsi «fratelli poveri» di chicchessia e di «non voler subire le decisioni di altri», specialmente nella pianificazione: una filosofia che si tradurrà sopratutto sull’ambiente (dall’autonomia nella gestione dei rifiuti a quella del piano cave, «perché s’è già scavato a sufficienza») fino alle questioni dell’urbanistica e dello sviluppo economico. Citato il «fallimento degli schemi viabilistici condivisi», il presidente ha per esempio espresso la volontà «che non si facciano più capannoni tra un campo e l’altro, senza logica e razionalità», tenendo aperte le porte al dialogo con comuni e privati «ma senza che nessuno pretenda di imporci la pianificazione»; tanto che anche sulla logistica, spiegando come «ogni attività sia benvenuta se porta lavoro», la provincia chiederà chiare garanzie occupazionali, fidejussioni comprese, affinché «chi ci prende in giro» ne paghi le conseguenze. Sullo sviluppo economico la promessa è invece di partire dai tratti peculiari del territorio, ovvero il sostegno alle piccole-medie imprese, «ma senza dimenticare l’industria»; mentre per il Parco Tecnologico padano e l’università, aspettando quelle fonti di finanziamento «delle quali a oggi non si è visto nulla» e che dovrebbero coprire i 18 milioni di euro a carico di provincia e comune, l’impegno è comunque di investire risorse «perché ci crediamo anche in ottica Expo2015». Investimenti e sforzi sono previsti anche per la scuola e l’agricoltura, la banda larga internet e la riforestazione, i trasporti e il coinvolgimento dei giovani, fino alla tutela dei disabili e delle fasce deboli e al progetto pro-sicurezza di coordinare tutte le polizie locali del lodigiano. Per il turismo, sperando che i fondi Fas per il Po arrivino davvero e ribadita l’intenzione di valorizzare comunque il sistema fluviale attraverso gli attracchi e la valorizzazione della via Francigena, molto dipenderà dall’Agenzia di marketing, cui la provincia punterà anche per la promozione degli eventi culturali e per il rilancio anche commerciale del marchio Lodigiano Terra Buona, i cui prodotti potrebbero finire nelle mense delle scuole.
Il dibattito - Fatta eccezione per qualche scintilla tra il leghista Alfredo Ferrari e Felissari (su Eal Compost) e tra il capogruppo Pdl Buonsante e l’ex assessore Soldati (sul Po e la via Francigena), il lungo dibattito sul documento ha annacquato i toni delle “bordate” che opposizione e Foroni si erano scambiati mercoledì. Registrata la provocazione del “Di Pietrista” Romaniello alla giunta sul tema dell’integrazione degli immigrati («in campagna elettorale eravate leoni, ora vi trasformate in agnellini»), tutti i membri del Pd hanno comunque ribadito le proprie perplessità. «Leggo principi che condivido, come sugli eccessi di cementificazione e il contenimento del consumo del suolo, ma cosa intendete fare concretamente?», ha domandato l’ex vicepresidente Fabrizio Santantonio, chiedendo lumi anche sul ruolo del Lodigiano verso Expo; «Non lasceremo passare l’immagine di una realtà che non c’é», gli ha fatto eco Soldati, critico sull’interpretazione data da Foroni ad alcune competenze («su disabili l’avete solo per sordi e ciechi») e a sua volta perplesso sui processi per l’integrazione degli immigrati («d’accordo, ma con quali strumenti?»). Domande in attesa di risposta, insomma, come quella di Fusar Poli sulla riorganizzazione degli uffici o i dubbi di Canova sulla programmazione che non si vede, fino al monito finale con il quale Felissari ricorda che «bisogna sapere da dove si parte e dove si va». Per Foroni parlano le articolate repliche con le quali il vicepresidente Pedrazzini e l’assessore al bilancio Devecchi assicurano come di carne al fuoco, nonostante i problemi, ce ne sia tanta: entro un anno, e non cinque, forse si faranno i primi conti.

Treni e Lodigiano: una Provincia da terzo mondo

Pendolari, torna il bonus per i ritardi Ma nessun investimento sulla linea.
Rassegna stampa - Il Cittadino, G.B., 4 dicembre 2009.

L’unica nota positiva è il bonus per i ritardi, tornato finalmente al suo “posto”. La “ricompensa” per aver sprecato troppo tempo lungo i binari è tornata a far parte del contratto di servizio tra Trenitalia e Regione Lombardia, ma non basta per placare l’ira dei pendolari. Il bonus sarà riconosciuto come sconto sull’abbonamento mensile (20 per cento) o annuale (10per cento) per quelle linee che non rispetteranno gli standard di puntualità e di soppressioni fissati.
Il contratto di servizio durerà sei anni e ha un valore di 267 milioni per Trenitalia e 76,9 per Le Nord; la Regione assicurerà 110 milioni di risorse in più.
Il consigliere regionale Gianfranco Concordati (Pd) mette in guardia sugli investimenti del futuro, perché sulla Milano-Piacenza non si vedranno presto grossi cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda il materiale rotabile. «Gli impegni sottoscritti rispetto alla linea S1 si sono tradotti in un potenziamento solo nella fascia morbida - afferma -, mentre il nuovo orario penalizza il numero dei convogli a disposizione: bisogna assolutamente chiedere che le cose vengano modificate. Anche per quanto riguarda il materiale rotabile, la Provincia deve farsi sentire, non è pensabile che per gli utenti che vivono a sud della Lombardia non siano previsti investimenti, mentre quelli già previsti siano in ritardo. Le risorse non arriveranno prima di tre anni». Concordati sottolinea che l’età media dei treni in circolazione sulla tratta - una delle più importanti in tutta la regione - è di 28 anni.
Il Pd, che nei mesi scorsi aveva insistito affinché i pendolari avessero diritto a un abbonamento gratuito per almeno un mese come ricompensa per i disagi subiti, è riuscito a portare a casa qualche compensazione. Nel frattempo, il bonus per i ritardi è tornato in vigore, ma il consigliere regionale sostiene che le rilevazioni sui ritardi non dovrebbero essere effettuate dalle Ferrovie.

giovedì 3 dicembre 2009

Un giro di valzer in Provincia

Il nuovo presidente Foroni ha avviato una rivoluzione che forse non si è ancora conclusa. Valzer di dirigenti in San Cristoforo. Avvicendamenti e abbandoni negli uffici della provincia.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 3 dicembre 2009.

Nuovo presidente, nuova giunta e nuovi dirigenti. Parallelamente alla conquista della Provincia da parte della coalizione di centrodestra guidata da Pietro Foroni, a palazzo San Cristoforo è in corso un intenso valzer nei settori in cui si articola l’amministrazione. Qualche conferma, tante novità e la sensazione che la rivoluzione non sia ancora finita: presto, infatti, alla guida degli uffici-chiave dell’ente potrebbe arrivare qualche altro funzionario, con la prospettiva di completare l’assetto definitivo della macchina provinciale entro gli inizi del prossimo mese di gennaio. Molti i settori che hanno cambiato timoniere. Andato in pensione Orazio Garofalo, alla direzione generale è arrivato Luigi Terrizzi, ex segretario della provincia di Sondrio, lodigiano di residenza e d’esperienza amministrativa, considerate le numerose esperienze accumulate in curriculum negli enti del territorio (Cornegliano, Pieve Fissiraga, Cerro al Lambro, Comazzo e Merlino). Vice segretario resta invece Francesco Rindone, nelle cui mani è confermata anche la guida del settore sviluppo economico travolto e decapitato due anni fa dalla tempesta giudiziaria di Rifiutopoli, i settori ambiente e della polizia provinciale sembrano aver recuperato piena funzionalità: nel primo, perso per l’inchiesta l’ex numero uno Claudio Samarati, il dirigente resta Filippo Bongiovanni, che contestualmente ha lasciato la guida della polizia provinciale (che aveva retto dopo i guai in cui era incappato l’ex comandante Angelo Ugoni) ad Arcangelo Miano, ex funzionario della Digos lodigiana. Novità importanti anche nel settore urbanistica, dove il dirigente non è più Savino Garilli, “retrocesso” come funzionario al settore viabilità: al suo posto è arrivata di recente l’architetto Paola Taglietti, 48enne milanese proveniente dal comune di Castano Primo, dove dirigeva il settore tecnico. Al settore sistemi edilizi resta invece Maurizio Pozzi, cui nei mesi scorsi era stata affidata anche la delega per il settore strade e viabilità; nuovo, ma a tempo determinato, è invece il dirigente del settore programmazione finanziaria, Claudio Lombardelli, subentrato a Marco Vignati e in scadenza di contratto il 31 dicembre. Nessuna novità per il per il momento all’agricoltura, dove il dirigente è ancora Alberto Tenconi, mentre “rumors” né confermati né smentiti indicano possibili cambiamenti anche nel settore sistemi turistici, oggi guidato da Angelo Stroppa. Un’altra “new entry”, infine, potrebbe riguardare a breve il settore servizi educativi, culturali e alla persona, oggi retto da Maria Augusta Zaffignani; il nome nuovo sarebbe quello di Roberto Midali, già direttore generale dell’azienda di servizi alla persona Valsasino di San Colombano.

Le mani avanti

Il numero uno di palazzo San Cristoforo replica seccamente alle dure critiche dell’opposizione. «Hanno fallito, non accettiamo lezioni».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 3 dicembre 2009.

«Il discorso non sono le linee programmatiche, ma il loro adempimento: e la precedente amministrazione in questo senso ha fallito». Non usa mezzi termini Pietro Foroni per replicare ai durissimi giudizi con i quali il suo predecessore, Lino Osvaldo Felissari, e l’ex assessore al turismo e alla cultura Mauro Soldati hanno stroncato le linee programmatiche di mandato della provincia per i prossimi cinque anni. Il documento, 38 pagine divise in 13 capitoli dedicati a tutti gli ambiti amministrativi, sarà presentato nel merito oggi in consiglio. Ma il Pd, letta l’anteprima, non ha lesinato feroci critiche, scatenando l’immediata risposta del presidente. «Cosa volevano, 500 pagine? È vero, non è un documento biblico come il loro, peraltro rimasto sulla carta: ma ha una prospettiva di massima concretezza, senza sparare cifre o sogni, assolutamente pragmatica. Il Partito democratico pontifica, ma in questi mesi non abbiamo potuto fare altro che tappare buchi e risolvere i problemi che ci hanno lasciato, da Senna al piano rifiuti, passando per la convenzione sulla centrale di Sorgenia alla situazione in deficit di Eal Compost. Loro sono bravissimi a parlare: ma se fossero stati così bravi anche a risolvere le cose forse non avrebbero perso le elezioni». Tra le accuse mosse alle linee di mandato presentate dall’amministrazione di centrodestra c’è quella di aver fatto una sorta di “copia e incolla” dello scorso programma elettorale; un rimprovero, secondo Foroni, assolutamente ingiustificato: «Sono linee programmatiche, che corrispondono al nostro programma adeguatamente completato - spiega il presidente -: non c’è da stupirsi che ricalchino quanto premiato in giugno dal 54 per cento degli elettori che ci hanno votato. Abbiamo preferito lavorare, tanto che a metà mese dedicheremo due consigli al bilancio, compreso quello di revisione: e ogni anno, alle linee di mandato, farà comunque seguito una relazione di bilancio». Le reciproche schermaglie degli scorsi mesi, intanto, sembrano avere lasciato spazio a un confronto sempre meno “diplomatico”. Tanto che, citato «un buco da 600mila euro sulla “235” che abbiamo dovuto risolvere con il contributo di Terna», il numero uno di palazzo San Cristoforo archivia il suo contrattacco con una considerazione che non lascia dubbi di interpretazione: «Non devono insegnarci nulla - chiosa Foroni -: le loro responsabilità finiranno quando potremo finalmente iniziare a gestire la provincia noi, che stiamo ereditando una situazione disastrosa».

Un programma imbarazzante, asfittico, generico e banale

Vigilia "calda" per il consiglio nel quale oggi la maggioranza illustrerà le sue linee di mandato. Il Pd stronca il programma di Foroni. Felissari e Soldati: «Documento asfittico e imbarazzante».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 3 dicembre 2009.

Imbarazzante, asfittico, generico e banale. Si può riassumere in questi aggettivi il giudizio dato dal Pd in provincia sulle linee programmatiche di mandato 2009-2014 dell’amministrazione guidata da Pietro Foroni, che in attesa di presentarle oggi davanti al consiglio incassa la prima autentica “dichiarazione di guerra” dalle forze di opposizione. Perché la “tregua” concessa alla nuova giunta per entrare a regime è terminata.«Finisce il giochino che tutte le responsabilità sono di chi c’era prima», conferma l’ex assessore Mauro Soldati, annunciando la volontà di chiedere «risposte puntuali» su un documento che ai vertici della vecchia amministrazione, già in possesso dell’atto, non è piaciuto per niente. Dal federalismo fiscale allo sviluppo economico, passando per il rilancio turistico del territorio alla pianificazione territoriale, Soldati e l’ex presidente Felissari mostrano “pollice verso” su tutto, bollando le linee di mandato come prodotto privo di energia, contenuti e novità. «Hanno preso il programma elettorale tale e quale, senza nemmeno aggiornarlo troppo», critica Felissari, per il quale le linee di mandato rappresentavano il primo autentico banco di prova della nuova amministrazione: «In questi mesi abbiamo atteso, era giusto che la nuova giunta prendesse possesso e visione e che potesse arrivare a questo appuntamento, che per noi è importante, in maniera adeguata - prosegue l’ex presidente -. Francamente, invece, linee così avulse sono imbarazzanti: può essere che per loro non rappresentino un momento di confronto, ma le intenzioni di una nuova amministrazione si misurano da queste. Invece non c’è sforzo intellettuale, né passione o quel senso della sfida che oggi più di ieri c’è bisogno di raccogliere». La delusione, spiega Felissari, si spiega con il mancato recepimento delle maggiori competenze sullo sviluppo economico, «che pure il ministro Calderoli riconosce alla provincia nel codice delle autonomie», ma anche sul federalismo fiscale, sui trasporti pubblici e sul rapporto con la regione, «con la quale c’è solo una fraterna omogeneità politica, ma non una contrattazione e valorizzazione del territorio». Cita i grandi accordi di programma per la Tem, la Brebemi e altre opere, l’ex presidente, biasimandone “l’omissione” e le sensazione di fatalismo sulla loro effettiva realizzazione. E mentre l’ultima stoccata di Felissari infilza la questione comitato Expo («In 5 mesi Foroni non ha mai convocato un incontro») a rincarare la dose provvede il “delfino” Soldati. «Si tracciano molti profili, come per il rilancio dell’occupazione: ma come? - attacca l’ex assessore -. Le relazioni non possono prescindere dai progetti: resto sorpreso da Foroni che dice che delle pigne di carta non se ne fa nulla, ma sulla valorizzazione del Lodigiano vedo molta enfasi e poco conoscenza». Parla di “superficialità”, Soldati, come per l’immagine della “provincia schiacciasassi” che nel Piano territoriale di coordinamento provinciale, per esempio, rischia di infrangersi sulle libertà dei comuni; fino a criticare i propositi sul coordinamento con le aziende ospedaliere, sulla promozione previo sportello delle energie rinnovabili o sulla creazione (difficile) di un consorzio di polizie locali. «Suggestioni senza ricadute pratiche», chiosa secco Soldati, apparecchiando il consiglio per una seduta di consiglio caldissima: tra maggioranza e opposizione, adesso, è vero confronto.

Non si placa la protesta per i nuovi orari dei treni

Il timore è che l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario porti con sé fermate soppresse, disagi e treni stracolmi. Pendolari, faccia a faccia in Provincia. Viaggiatori e politici a confronto con l’assessore e gli esperti.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Matteo Brunello, 3 dicembre 2009.

Non si placa la protesta per i nuovi orari dei treni. I pendolari denunciano che ci saranno fermate soppresse, carenze nel servizio e il rischio di convogli stracolmi di passeggeri. A pochi giorni dall’entrata in vigore della nuova linea veloce S1, per i rappresentanti dei viaggiatori la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. «Questo orario per noi è una tragedia, oltre ai treni che sono stati tolti, ci sono diversi buchi orari in diverse fasce. Mi auguro vengano cambiati», lamenta Francesco Andena del comitato pendolari di Casale. Le varie segnalazioni sono state presentate in un tavolo tecnico con amministratori del territorio e tecnici (sia di Regione Lombardia che di Tln, la società che gestirà il nuovo servizio), che si è tenuto ieri sera in Provincia di Lodi. Alla riunione sono intervenuti i vari esponenti dei gruppi di pendolari del Lodigiano, che hanno illustrato i problemi che i nuovi orari potrebbero arrecare all’utenza. Il confronto è stato introdotto dall’assessore della Provincia di Lodi, Nancy Capezzera, che ha spiegato come l’iniziativa nasca dalla volontà «di condividere insieme le difficoltà, per affrontare anche con Regione Lombardia, le criticità e arrivare a ipotesi di soluzioni condivise». «Si è trattato di un primo incontro e come detto dai responsabili del servizio ce ne saranno degli altri, che saranno periodici», ha detto. Sul tema sono poi intervenuti il funzionario di Regione Lombardia, Massimo Dell’Acqua e Guido Patechi, assistente dell’amministratore delegato di Tln, la società che gestirà il nuovo servizio. Insieme hanno confermato che per ora si tratta di una bozza di orario, che non è ancora del tutto definitiva. L’obiettivo è quello di ridurre al minino le fermate soppresse. E sino ad ora sono già stati fatti dei passi in avanti: dalle 11 iniziali si è arrivati a 8, e il prossimo traguardo è arrivare a 5. Il confronto sul tema è con altre regioni, come Emilia Romagna. «Stiamo portando avanti un’operazione davvero importante e vi chiedo di portare pazienza - ha spiegato Guido Patechi - è uno sforzo imponente e credo sia comprensibile che si siano ritardi a fornire orari definitivi, prima di arrivare all’avvio definitivo del nuovo sistema». E ha annunciato incontri periodici, ogni due mesi, per valutare i problemi. Sul tema non è mancato l’intervento dei vari comitati dei pendolari. «Su Lodi ci sono stati ad esempio diversi piccoli cambiamenti che metteranno in difficoltà l’utenza - osserva Lucia Scacchi del comitato del capoluogo - si rischia di aver ancor di più convogli intesati». E Luigi Anelli del comitato pendolari di Secugnago: «Il 13 dicembre è davvero vicino e qui gli orari sono ancora definitivi». Poi ha indicato una serie di fermate e servizi che verranno soppressi su Secugnago: sono almeno quattro nella tratta Milano-Piacenza e uno nella linea Piacenza-Milano, con tratte frequentate da diversi lavoratori. E ancora Andena del comitato di Casale ha evidenziato che con l’introduzione della linea veloce se ne andrebbero almeno cinque treni (tra soppressioni di fermate e convogli spariti) nella tratta Piacenza Milano e sei nel percorso opposto. Molti dei problemi che sono stati evidenziati anche da esponenti del mondo della scuola, come dal Cesaris di Casale, e rappresentanti di amministrazioni municipali, tra cui sindaci e assessori che erano presenti all’incontro. Tra cui il sindaco di Casale Flavio Parmesani, l’assessore del comune di Lodi Simone Uggetti e una serie di altri amministratori che hanno portato le esigenze delle singole comunità, invitando anche ad alcuni correttivi per gli orari che dovrebbero entrare in vigore tra una decina di giorni.

mercoledì 2 dicembre 2009

Aree dismesse e sviluppo del Lodigiano

Dall’ex Abb Adda alla Madital. Molte sono già nel mirino degli immobiliaristi: al loro posto in arrivo condomini e villette. Tutti i “flop” dell’industria lodigiana. Sono 21 le aree dismesse da recuperare per risollevare l’economia.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Greta Boni, 2 dicembre 2009.

Prima di tutto bisogna pensare a come disegnare il Lodigiano del futuro. Poi, bisognerà procedere al recupero delle 21 aree dismesse, un tempo produttive e ora in parte abbandonate. L’elenco delle zone su cui investire per rilanciare l’economia del territorio è stato presentato nella sera di lunedì, in occasione della quinta edizione del premio “Bruno Lenta”, organizzata dalla Confartigianato per premiare le aziende che si sono distinte per impegno e fantasia. Proprio in quell’occasione è stato lanciato il dibattito sul tema “Aree dismesse e sviluppo del Lodigiano”, a cui hanno partecipato il presidente della Provincia di Lodi, Pietro Foroni, con il suo assessore all’urbanistica, Nancy Capezzera, l’onorevole Andrea Gibelli, presidente della commissione Attività produttive della Camera, il presidente della commissione ambiente a palazzo San Cristoforo, Alfredo Ferrari, il sindaco di Somaglia, Piergiuseppe Medaglia e il segretario provinciale della Cisl, Mario Uccellini. A moderare il dibattito ci ha pensato Francesco Cancellato, ricercatore del consorzio Aaster Milano.
Tutti puntano al rilancio del territorio, ma per molte delle aree citate il destino sembra già delineato: arriveranno altre case, a meno che non ci sia una marcia indietro. Inoltre, la riflessione sulle bonifiche da effettuare e sulle infrastrutture da realizzare non è affatto un aspetto secondario. Ecco l’elenco delle 21 aree dismesse: a Salerano sul Lambro si trova la Cascina Ghione, oggetto di un piano di recupero approvato quest’anno a seguito di un protocollo d’intesa provinciale. La destinazione originaria era agricola-zootecnica, la superficie fondiaria ammonta invece a 18.897 metri quadrati. La Cartiera di Castiraga Vidardo comprende un’area di 72.300 che tra il 2004 e il 2009 è stata coinvolta in un piano residenziale e in un piano di lottizzazione produttivo, finalizzato al riutilizzo della zona. A Massalengo il Piano di governo approvato nel 2008 prevede il recupero residenziale dell’area situata in via Briglia, un “quartiere” industriale da 41.500 metri quadrati (8.900 coperti) che è stato abbandonato nel 2006. In paese, inoltre, anche l’ex Madital cambierà “look”, recentemente si è conclusa l’asta con cui l’imprenditore Angelo Zambelli si è aggiudicato la storica fabbrica di mangimi affacciata sulla provinciale 23. Dopo il fallimento del 2003, infatti, si era aperta più volte la discussione sul recupero della superficie di circa 19mila metri quadrati, di cui 4 coperti.
Nel capoluogo, le tre aree dismesse segnalate nell’elenco hanno il futuro “segnato”. La prima riguarda il piano denominato “ex Marzagalli-Spina verde” e prevede, ai confini del Pratello, un super insediamento di 169 alloggi, per un totale di circa 424 abitanti. La seconda è la tanto discussa area ex Abb di viale Pavia, la società Nadir, proprietaria dell’area e controllata direttamente dalla Banca Popolare di Lodi, ha dato mandato all’architetto Stefano Boeri per progettare la rinascita delle ex Officine Adda. Secondo quanto divulgato, potrebbero sorgere abitazioni, un albergo di altissimo standard e spazi commerciali di vicinato (superficie non superiore a 150 metri quadrati) che si affacceranno sul lato della stazione ferroviaria, a cui si aggiungono eventuali spazi per il terziario, sempre che il comune ne faccia richiesta.
La terza zona, infine, è l’ex Cetem di viale Mazzini, destinata a passare da industriale a residenziale.A Borgo San Giovanni il comune ha approvato quest’anno un piano di recupero residenziale per la zona di via Lodivecchio, edificata nel 1955 e poi dismessa nel 1975, per un totale di 6.700 metri quadrati (2.650 occupati). Marudo ha già deciso che le due aree produttive di via Rubadello e via Vignazze, vedranno sorgere delle case, secondo quanto stabilito dal Piano di governo del territorio del 2007.
La Cascina Piantada di Fombio, con una superficie fondiaria pari a 13.200 metri quadrati, fa parte della lista delle zone da recuperare, così come la Cascina Corte Grande e la Cascina Fighetto di Corte Palasio, entrambe ricadono interamente all’interno del Parco Adda Sud. Sul territorio del paese, inoltre, sono situate la cascina di via Montale, che risiede parzialmente all’interno del Plis del Tormo, e la cascina di via Verdi in località Cadilana, una struttura che costituisce il nucleo di antica formazione di Cadilana ed è riconosciuta come bene architettonico. A Orio Litta è situata la Cascina Villa, in proposito non si hanno molte informazioni: la tabella stilata dalla Regione non segnala né l’anno di edificazione né quello di dismissione, la destinazione originaria è comunque agricola e zootecnica. Sempre a Orio Litta, inoltre, c’è la Cascina Nuova, che però è stata già recuperata attraverso la realizzazione di un maneggio. A Mulazzano l’ex Solmag, in via della Vittoria, manterrà una destinazione produttiva: il Piano di governo del territorio prevede un permesso di costruire convenzionato con procedura Aia. L’uso produttivo è confermato anche a a Crespiatica, in via delle Industrie, dove c’è a disposizione una superficie fondiaria di 38.100 metri quadrati, ma che avrà bisogno di una bonifica. All’ex Tilusa, in via San Rocco a Comazzo, è previsto un piano di recupero residenziale. Il progetto era stato presentato senza che fosse concesso il certificato di dismissione dei terreni agricoli da parte della provincia di Lodi; successivamente è stata presentata una nuova proposta, che prevede comunque la realizzazione di complessi abitativi.Il comune di Corno Giovine sta valutando l’ipotesi di procedere al recupero dell’azienda agricola di via Beltrami, un’area dismessa dal 1998 che occupa 6.700 metri quadrati. il progetto è subordinato alla presentazione di un piano di recupero, in variante al Piano regolatore vigente.

Rispettare il patto sul consumo del suolo

I posti di lavoro prima di tutto. Cisl: «Non sprechiamo i soldi».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Greta Boni, 2 dicembre 2009.

In tempi di crisi, si deve fare di tutto per salvare i posti di lavoro. O per attirare nuove aziende capaci di offrire occupazione. È questa una delle osservazioni ricorrenti nel corso del dibattito organizzato dalla Confartigianato sulle aree dismesse del Lodigiano. «Serve un utilizzo serio e ponderato delle risorse - afferma Mario Uccellini, segretario provinciale della Cisl -, non credo che il recupero delle 21 zone debba avvenire per tutte allo stesso tempo, sarebbe più opportuno stilare una “classifica”, non dobbiamo buttare via i soldi».
Anche il presidente della Provincia di Lodi, Pietro Foroni, sostiene che l’amministrazione non ha alcuna intenzione di chiudere le porte in faccia a nessuno, ma il privato che bussa deve garantire posti di lavoro per potersi insediare, soprattutto quando si tratta di logistiche: «L’interesse privatistico non deve determinare le scelte sulla pianificazione». E a proposito di urbanistica, l’assessore alla partita, Nancy Capezzera, ha sottolineato la necessità di non compiere più gli errori del passato: «Il territorio non deve essere un insieme di tanti piccoli comuni dove ognuno pensa per sè, la Provincia, insieme agli altri soggetti, deve capire come utilizzare il suolo a disposizione e come recuperarlo». Un’osservazione condivisa da Alfredo Ferrari, presidente della commissione ambiente a palazzo San Cristoforo, il quale ha ribadito la necessità di rispettare il patto sul consumo del suolo, anche attraverso la riqualificazione delle aree “depresse”: un’opportunità per contrastare la crisi e rispettare l’ambiente. L’onorevole Andrea Gibelli, presidente della commissione Attività produttive alla Camera ritiene che si possano introdurre una serie di misure per favorire l’insediamento delle piccole e medie imprese, «che hanno tenuto in piedi la nostra economia». Una partita che Gibelli sta seguendo “da vicino” a Montecitorio: «Non c’è una ricetta precostituita - aggiunge il parlamentare -, per esempio ci deve essere la possibilità per chi investe in queste aree di accedere a fondi, oltre a una serie di vantaggi. Non dobbiamo dimenticare che il nostro territorio si trova sulle principali vie di comunicazione, una grande opportunità». Al dibattito hanno partecipato l’assessore all’ambiente del comune di Lodi, Simone Uggetti, il quale ha ricordato che spesso le amministrazioni devono fare i conti con le difficoltà economiche, e l’ex vicepresidente della Provincia, Fabrizio Santantonio, il quale ha ricordato la proposta promossa dalla precedente amministrazione: i comuni lodigiani hanno sottoscritto un patto per frenare la cementificazione del territorio e si sono impegnati a non occupare più dell’uno per cento della superficie nei prossimi cinque anni.

martedì 1 dicembre 2009

Il Lodigiano seconda provincia più accogliente

Il dato emerge dal Rapporto Immigrazione presentato ieri in Provincia: il territorio lodigiano è sempre più multietnico. Boom di stranieri: sforata quota 25mila. In maggioranza romeni e albanesi, nel 2018 raddoppieranno.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Alberto Belloni, 1 dicembre 2009.

Sono saliti oltre quota 25mila, ma in meno di dieci anni potrebbero addirittura raddoppiare. Sono gli stranieri presenti nel Lodigiano, la provincia dove gli immigrati si integrano meglio ma sono i più poveri della regione, e dove da qui al 2031 la crescita dei cittadini provenienti da oltrefrontiera sarà tra le più alte della Lombardia. Sono questi alcuni dei dati emersi dal “Nono rapporto sull’immigrazione straniera nella provincia di Lodi”, presentato ieri nella sede della provincia di Lodi alla presenza dell’assessore Mariano Peviani e di numerose istituzioni civili e religiose. Il censimento, aggiornato al 2008, ha permesso di verificare come la presenza degli stranieri sul territorio provinciale sia in costante aumento: tra 2007 e 2008 i residenti sono passati da 16mila e 800 a 20mila e 900 e gli irregolari da 2100 a 2800, tanto che a dispetto della lieve flessione dei regolari non residenti (500 in meno) la popolazione immigrata ha raggiunto quota 25mila e 100 persone, praticamente uno straniero ogni dieci cittadini. Ma il “boom”, secondo il rapporto, raggiungerà il picco nei prossimi anni: nel 2018, infatti, Lodi e Pavia saranno le prime province lombarde a vedere raddoppiata la loro presenza straniera, mentre l’aumento stimato per il 2031 sarà pari al 214 per cento, il secondo più elevato di tutta la regione dopo la sola Pavia. In attesa di verificare l’attendibilità degli scenari futuri, sotto il profilo demografico la popolazione più nutrita è quella romena, cresciuta di quasi 3mila unità tra il luglio del 2007 e quello successivo e arrivata a sfiorare le 6mila e 400 unità ovvero oltre uno straniero su quattro.
Ci sono poi gli albanesi (3220), seguiti da marocchini ed egiziani (entrambi oltre i 2200), dagli ecuadoregni, dai tunisini e dagli indiani (tutti oltre il migliaio) e via a scendere fino ai 210 abitanti dal Bangladesh e dal Camerun, fanalini di coda nella classifica dei primi 20 Paesi di provenienza. Nel complesso, quasi un immigrato su due arriva dall’Est Europa, seguita dal Nord Africa (uno su quattro), dall’America Latina (11 su cento), dall’Asia (uno su dieci) e da altri Paesi africani (l’8 per cento). Le proporzioni si modificano al capitolo “irregolari”, al 2008 oscillanti attorno all’11 per cento sul totale, dove la quota più alta spetta al Nord Africa (il 31 per cento), seguita dall’Europa dell’Est (quasi il 26 per cento), dall’America Latina (il 16,8 per cento) e dall’Asia (il 14,6 per cento). Secondo la dirigente dell’area immigrazione della prefettura, Lucrezia Loizzo, le espulsioni sono comunque scese dalle 268 del 2007 alle 189 del 2008. Quanto al tenore di vita degli immigrati, invece, i dati forniscono interpretazioni di ogni tipo. Gli stranieri “lodigiani” (33 anni di età media, più “giovane” di quella lombarda, con prevalenza di coppie con figli) hanno la seconda miglior percentuale regionale per le case di proprietà (il 29,6 per cento), la più bassa percentuale di disoccupati di tutta la Lombardia (il 4,6 per cento) e un quota di assunti a tempo indeterminato in netto calo (dal 48 al 40 per cento in un anno) ma di quasi tre punti superiore alla media regionale. Eppure, economicamente, la situazione non è affatto rosea: Lodi è infatti seconda alla sola Cremona per la più alta percentuale di famiglie “sicuramente povere” (quasi il 30 per cento), è sopra la media anche tra le “appena povere” (il 20 per cento) e appena terz’ultima tra le “sicuramente non povere” (il 35,7 per cento). Nonostante questo, però, gli indicatori sul livello di integrazione (regolarità del soggiorno, stabilità residenziale, garanzia di un lavoro, abitazione adeguata, conoscenza e uso della lingua italiana, conoscenza degli avvenimenti italiani e relazioni con gli italiani) collocano il Lodigiano al secondo posto come provincia più “accogliente” per gli immigrati, dietro la sola Lecco.
Tra le curiosità, spicca la propensione al voto: due stranieri su tre esprimerebbero volentieri la propria opinione alle urne, e la maggior parte lo farebbe votando per il centrodestra. Il 37 per cento professa la religione musulmana, ma con percentuale più bassa rispetto alla media lombarda (il 41 per cento), mentre gli immigrati cattolici (il 31,1 per cento) sono i secondi per rappresentatività dietro alla sola Milano e hinterland. Tra i lavori più diffusi oscillano tra il 10 e l’11 per cento gli operatori del terziario, quelli dell’industria e quelli edili, seguiti dagli addetti alla ristorazione e dagli assistenti domiciliari; il 58 per cento dei lavoratori dichiara un reddito netto tra i 751 e i 1250 euro, mentre il 16,5 per cento guadagna tra i 1500 e i 2500 euro. Il distretto socio-sanitario più frequentato è quello di Casale (quasi 19mila e 700, con un tasso di irregolarità del 10,6), mentre le presenze in quello di Sant’Angelo sono 5400, il 12,5 per cento delle quali irregolari.

Quando il peso politico è zero

Treni, nuovi orari: da San Cristoforo si dicono «sorpresi».
Rassegna stampa - Il Cittadino, 1 dicembre 2009.

A palazzo San Cristoforo, negli uffici del settore viabilità e trasporti, sono tutti un po’ sorpresi. La bozza dei nuovi orari dei treni ha scatenato l’insurrezione dei pendolari: sono troppi infatti i convogli scomparsi dai tabelloni ed è troppo il malcontento che aleggia tra le carrozze della linea Milano-Piacenza. «Mi limito alla “sorpresa” perché i nostri uffici hanno in corso verifiche certosine su tutti gli orari che ci sono stati comunicati e aspetto gli esiti di tali verifiche per esprimermi in modo ancor più netto - afferma l’assessore provinciale alla partita, Nancy Capezzera -. Di certo, l’impressione è che il Lodigiano non abbia ottenuto quanto i suoi pendolari e noi amministratori ci aspettavamo. E questo non va bene». La Provincia sostiene che gli accordi presi nelle scorse settimane non sono stati rispettati. «Durante le riunioni di questi mesi ci era stato garantito tutt’altro - attacca la Capezzera - e se queste prime sensazioni troveranno conferma, regione Lombardia dovrà aspettarsi un diffuso malcontento nel Lodigiano». L’argomento sarà affrontato nel corso dell’incontro che si terrà con i comitati dei pendolari e con i comuni del territorio. «Il nostro metodo - aggiunge la Capezzera - prevede buone relazioni con la Regione, che crediamo paghino più dello scontro, come il presidente Foroni ha dimostrato per altre partite. La politica della Regione dovrà però farsi carico di questo problema: tutti sanno che i nostri pendolari se la passano piuttosto male e togliere loro treni o fermate “storiche” non può che lasciare estremamente perplessi». I nuovi orari stanno facendo discutere moltissimi viaggiatori, non solo sulla tratta Milano-Piacenza. Alcuni viaggiatori stanno pensando di organizzare una manifestazione per protestare. Il consigliere regionale Gianfranco Concordati sta seguendo la vicenda dal Pirellone: «Il malcontento è evidente - dice -, bisogna lavorare immediatamente per cercare di portare dei miglioramenti, anche se i tempi sono molto stretti».

sabato 28 novembre 2009

Felissari un'ultima passerella


Maggio 2009, inaugurazione del nuovo Comando di Polizia Locale e Provinciale a Lodi, uno degli ultimi nastri tagliati dall'ex presidente provinciale Felissari.




Quando i treni magicamente scompaiono

Cresce l’insoddisfazione dei viaggiatori della Milano-Piacenza; a breve si terrà un summit a palazzo San Cristoforo. «I nuovi orari dei treni sono una follia». I pendolari lamentano la “scomparsa” di convogli nelle ore di punta.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Greta Boni, Andrea Bagatta, 28 novembre 2009.

I pendolari incassano l’ennesimo “colpo basso”: gli orari che con tutta probabilità entreranno in vigore il 13 dicembre sono “bollati” dai passeggeri della Milano-Piacenza come «una follia». Alcuni treni sono “magicamente” scomparsi dal tabellone, mentre altri non faranno altro che prolungare l’agonia del viaggio, allungando i tempi di percorrenza. È vero, al momento si tratta solo di una bozza, ma se il documento finale non dovesse mettere nero su bianco le modifiche sperate, questa volta sarà una battaglia senza esclusione di colpi. A Casale è sparito il convoglio delle 7.49, utilizzato ogni mattina da almeno 200 lodigiani, insieme a quello delle 17.12 che da Milano riporta i viaggiatori a casa. Inoltre, nella fascia che va dalle 10.58 alle 12.58 mancano all’appello due treni. Come se non bastasse, dalle 10.58 alle 12.58 non ci sono treni “veloci” che possano portare al lavoro i pendolari, quelli a disposizione impiegano come minimo 50 minuti, lo stesso accade alla sera per il rientro, dalle 17.30 alle 19.22. Non si hanno più notizie dei convogli delle 19.04 e delle 19.11 che dalla metropoli si spostano verso il Lodigiano. Il sindaco di Casale, Flavio Parmesani, si è messo in moto per cercare di inserire alcune novità, sembra infatti che nelle ultime ore il convoglio delle 7.49 sia tornato al suo posto.
Il Comitato di Secugnago scuote la testa, lamentando la «mancanza totale di treni fra le 8.05 e le 13.30, tempi di percorrenza oramai biblici, anche a causa di fermata in tutte le stazioni, soppressione di fermate a Secugnago di alcuni treni molto frequentati, nessuna notizia sul servizio di autobus sostitutivo ai treni, posticipo dell’orario di partenza di treni che causeranno problemi alle persone in part-time e agli studenti». Lodi non sarà un’eccezione, i passeggeri del capoluogo resteranno senza il treno delle 8.01, uno dei più affollati. Si dovrà scegliere tra il convoglio delle 7.48 e delle 8.28, per arrivare a Milano senza perdere troppo tempo.
I pendolari stilano un bilancio deludente degli ultimi anni: all’inizio speravano che l’alta velocità avrebbe portato dei miglioramenti, ma poi tutti si sono dovuti ricredere. Hanno incrociato le dita per l’arrivo della linea veloce, la S1 (Lodi-Saronno), ma il 13 dicembre partirà solamente nella fascia di “morbida”. I viaggiatori incontreranno l’assessore ai trasporti della Provincia di Lodi, Nancy Capezzera, la prossima settimana, il primo appuntamento ufficiale con la nuova amministrazione; in quell’occasione avranno modo di sollevare perplessità e problemi. Sulla questione è intervenuto anche il consigliere regionale Gianfranco Concordati, il quale ha seguito da vicino la nascita del contratto di servizio fra il Pirellone e Trenitalia: «La bozza di orario, quasi definitiva, è stata stilata senza aver avviato una consultazione con le Province e i Comitati pendolari, probabilmente anche l’incontro tra i passeggeri e palazzo San Cristoforo doveva essere fissato prima. In base alla proposta, si sarebbe dovuto impostare con la linea S1 un cadenzamento in grado di garantire il potenziamento del servizio, cosa che non si verificherà, non di certo nelle fasce di punta. In passato il territorio è sempre riuscito a portare a casa qualche risultato, se ci sarà la pressione necessaria è possibile che si possa introdurre qualche miglioramento all’orario».
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Cassintegrati o personale in mobilità in cancelleria

Una quindicina di operatori “a termine” in arrivo per decongestionare la cancellerie: su dieci posti, quattro sono scoperti. I cassintegrati lavoreranno in tribunale. La Provincia stanzierà oltre 100mila euro per reclutare ausiliari.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Carlo Catena, 28 novembre 2009.

C’è una carenza di personale amministrativo del 40 per cento nel tribunale di Lodi: un dato su tutti, quello reso noto ieri dal presidente del tribunale Adriana Garrammone, che serve a spiegare l’emergenza-giustizia in cui, a dispetto delle cifre, l'amministrazione lodigiana viene ancora ritenuta un’isola abbastanza felice, riguardo alla durata media dei processi.
Per far fronte a problemi di ogni giorno quali i fascicoli da recuperare all’ultimo momento per avviare le udienze o agli orari di cancelleria che la presidente è stata costretta a ridurre da alcune settimane a questa parte, è stato presentato ufficialmente l'accordo che dovrebbe essere presto firmato con la Provincia di Lodi per poter impiegare cassintegrati o personale in mobilità nei servizi di cancelleria, per la durata di un anno. Se n’è parlato ieri in occasione dell’incontro tra presidenza del tribunale, avvocati e personale, tenutosi anche per celebrare la Giornata europea della giustizia civile, in cui sono emerse critiche e autocritiche allo scopo di far funzionare meglio una “macchina“ che, hanno tutti concordato, soffre comunque per burocrazia e mancanza di fondi.
Dai vertici del tribunale era partita oltre un mese fa la richiesta di 35 lavoratori “in prestito”, la Provincia di Lodi, alla luce del bilancio, è pronta a fornirne un numero compreso fra i 13 e i 18: «Sarà offerta un’opportunità a persone che sono temporaneamente senza lavoro - spiega il presidente della Provincia Pietro Foroni, avvocato -. Chi sarà inserito nel progetto, sulla base di una selezione che competerà al tribunale, avrà dalla Provincia di Lodi un’integrazione dell’indennità che già percepisce. Ritengo si tratti di un’iniziativa molto positiva, già sperimentata finora solo a Milano e in altre pochissime realtà italiane. La carenza di personale ausiliario è uno dei problemi della giustizia, e per i lavoratori sarà anche un’occasione professionale». L'impegno finanziario sarà inserito da San Cristoforo nel bilancio di previsione 2010, poi sarà siglata una convenzione e i primi ausiliari di cancelleria potrebbero arrivare in viale Milano entro il mese di marzo.
Niente di nuovo, invece, per il prospettato trasferimento al tribunale di lavoratori in futuro esubero dalla sede di Lodi del ministero del Tesoro. «Dopo le nuove assunzioni, terremo un altro incontro - ha annunciato la presidente Garrammone - ma l’invito che rivolgo a tutti è di segnalarmi puntualmente le difficoltà, se necessario facendo anche i nomi». L’iniziativa ha richiamato l'attenzione degli operatori della giustizia civile più che di quella penale, presenti le massime autorità provinciali a partire dal prefetto Peg Strano Materia e dai vertici delle forze dell’ordine.
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mercoledì 25 novembre 2009

Le strade provinciali in mano ai privati

L’ente locale alle prese con la necessità di risparmiare: per migliorare il settore verranno vendute le case cantoniere. Strade, la manutenzione va ai privati. La Provincia assegnerà il servizio all’esterno, salvi i 22 dipendenti.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Greta Boni, 25 novembre 2009.

Una piccola rivoluzione sulle strade della Provincia di Lodi: tutti gli interventi di manutenzione saranno esternalizzati, a gennaio sarà indetta una gara d’appalto per l’affidamento dei servizi a una o più società. I 20 cantonieri in servizio non dovranno temere per il posto di lavoro, tutti resteranno infatti alle dipendenze di palazzo San Cristoforo. La decisione è stata comunicata nella giornata di ieri dall’assessore al bilancio, Cristiano Devecchi, il quale ha sottolineato come l’operazione possa garantire risparmi e maggiore efficienza: «Prima di dare il via all’operazione - spiega -, abbiamo incontrato i cantonieri, per capire quali fossero i problemi del settore. Il servizio sarà esternalizzato, ad eccezione di una squadra d’emergenza composta da 4 o 6 operai, che però interverranno solamente in casi eccezionali. I dati a nostra disposizione mostrano che mentre nel 1998 la rete stradale si estendeva per 385 chilometri, a cui si aggiungono i 40 delle piste ciclabili, e aveva 39 addetti, oggi ci sono 840 chilometri per un totale di 22 operatori, 20 sul campo e 2 in ufficio». L’assessore assicura che i posti di lavoro non saranno in pericolo: «I cantonieri svolgeranno un’attività di controllo, in questo modo sarà possibile tenere maggiormente sotto controllo le strade del Lodigiano. Inoltre, il servizio esternalizzato ci costerà più o meno come in passato, ma avremo a disposizione i cantonieri, la cifra si aggira attorno a un milione e 500mila euro, una somma che potrebbe essere suddivisa in due parti: una per la manutenzione delle strade e l’altra per la manutenzione delle ciclabili». È possibile che per gestire il servizio entrino in gioco più società, la manutenzione potrebbe infatti essere suddivisa in tre diversi lotti, i dettagli saranno definiti nei prossimi giorni.La provincia di Lodi, inoltre, sta predisponendo un piano di alienazione per le case cantoniere, la prima ad essere venduta sarà quella di Sant’Angelo Lodigiano. «Al momento si contano sei case cantoniere - sottolinea Devecchi -, situate a Galgagnano, Ossago, Castiglione, Lodi, Mairano, Castelnuovo, a cui si aggiungono i magazzini di Brembio e Borghetto. La prima ad andare all’asta sarà quella di Sant’Angelo, per cui esiste già l’autorizzazione, il nostro obiettivo è quello di rimanere solo con un grande magazzino e tre case cantoniere, che potrebbero essere quelle di Galgagnano, Ossago e Castiglione. In ogni caso, la decisione definitiva sarà presa insieme agli uffici». Secondo una prima stima, la vendita della casa cantoniera santangiolina permetterà a palazzo San Cristoforo di incassare circa 300mila euro: «I soldi - conclude Devecchi - saranno utilizzati per sistemare il settore, dall’attrezzatura al decoro delle case cantoniere sul territorio».
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sabato 21 novembre 2009

Due euro troppo uno si può fare

I primi cittadini, capeggiati da Cordoni, dicono no alla richiesta di 2 euro per abitante: «La Provincia mette solo 40 centesimi». Fondo anticrisi, i sindaci alzano la voce. «Non siamo insensibili al problema, ma ci chiedono troppi soldi».
Rassegna stampa - Il Cittadino, Lorenzo Rinaldi, 21 novembre 2009.

«Ma quale egoismo? Ma quale insensibilità verso i lavoratori? Chi ci critica sa che sono proprio i comuni il primo argine contro la crisi economica?». È durissima la presa di posizione di Giancarlo Cordoni, sindaco di Lodi Vecchio e fresco di nomina alla presidenza dell’Associazione dei comuni lodigiani (Acl). Cordoni replica con forza a quanti, da più parti, in questi giorni hanno accusato la maggior parte dei comuni lodigiani di non aver sostenuto il fondo di solidarietà per i lavoratori colpiti dalla crisi. Tra i principali accusatori dei comuni c’è Rifondazione comunista, che chiede a gran voce ai sindaci di versare un contributo al fondo di solidarietà. Fondo che, finora, è stato costituito con i soldi della provincia di Lodi, del comune di Lodi, di pochissimi altri centri lodigiani e della Fondazione della Banca Popolare di Lodi. I 350mila euro raccolti, tuttavia, sono già stati spesi (aiutando circa 160 lavoratori di tutto il Lodigiano) e ora il fondo deve essere nuovamente “riempito”: per questo Rifondazione, ma anche altre realtà come la Provincia, invocano un contributo dei comuni pari a 2 euro per ogni abitante. Una cifra che, secondo Cordoni, moltissimi municipi lodigiani non sono in grado oggi di versare, stante gli impegni pressanti a cui sono chiamati per far fronte all’aumento delle richieste dei servizi sociali e i tagli ai trasferimenti attuati dal Governo. Ma c’è di più, perché Cordoni a nome dei sindaci lodigiani denuncia che mentre i comuni dovrebbero versare al fondo 2 euro per ogni abitante, la provincia di Lodi stanzia solo 40 centesimi per abitante. «E consideriamo - aggiunge il presidente dell’Acl - che i comuni devono già affrontare spese molto elevate sul fronte sociale perché offrono il primo aiuto a chi resta senza lavoro». Cordoni non si limita però ad attaccare, ma apre alla possibilità che in futuro i comuni contribuiscano al fondo di solidarietà, certamente con premesse diverse dalle attuali. «Per il 2010 i comuni lodigiani sono disponibili ad aderire al fondo - dice il presidente dell’Acl - ma vogliono essere coinvolti nelle decisioni. Il contributo richiesto ai singoli comuni, inoltre, deve essere sostenibile, non può essere definito in 2 euro per abitante. Un euro, al contrario, potrebbe andare bene. Oggi infatti tantissimi comuni lodigiani non hanno forze: i piccoli hanno pochissime risorse, i grandi sono imbrigliati dalle regole del Patto di stabilità. Con bilanci risicati, risorse sempre più scarse e la mazzata del taglio dell’Ici, i comuni del nostro territorio sono in vera difficoltà e accusarli di non dare soldi al fondo di solidarietà è ingiusto. I sindaci, lo ribadisco, non si devono occupare solo di questo fondo, ma di mille altre esigenze sociali, dai pasti a domicilio alla gestione degli asili nido, dalle scuole ai servizi per gli anziani». Lo sfogo del rappresentate dei comuni lodigiani si chiude con una riflessione ai tanti politici del territorio: «I partiti, se volessero dare un vero segnale in questo momento di crisi, potrebbero versare una quota per il fondo di solidarietà. Vediamo chi accetta la sfida».
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venerdì 20 novembre 2009

Recuperare le aree dismesse

La Provincia sta lavorando alla “mappatura”. l’assessore Capezzera: «Stop a consumo di suolo e sviluppo a macchia di leopardo». Aree dismesse, un futuro da disegnare. Nel Lodigiano sono 21 le zone industriali in stato di abbandono.
Rassegna stampa - Il Cittadino, Greta Boni, 20 novembre 2009.

Sul territorio se ne contano ventuno: sono le zone ormai da tempo completamente abbandonate a se stesse, dove in passato sorgevano aziende che poi hanno smesso di produrre e se ne sono andate lasciando uno spazio vuoto. Una porzione di territorio che ammonta a quasi mezzo milione di metri quadrati sulla quale adesso bisogna iniziare a ragionare, ma anche un “tappeto” sul quale disegnare il futuro del Lodigiano che vuole superare la crisi. Un’operazione che non sarà affatto semplice, perché la superficie occupata dalle zone abbandonate è pari a 43 ettari, ovvero 430mila metri quadrati su cui si estendono per esempio zone deindustrializzate come parte della Polenghi di Lodi e l’ex Gulf nella Bassa. Il rischio è che le aree dismesse , invece di recuperare la loro destinazione originale, siano trasformate in quartieri residenziali, pronte a far gonfiare le casse dei comuni svuotate dal taglio dei trasferimenti statali.
Regione Lombardia, con l’aiuto delle Province, ha inaugurato un censimento delle zone che possono essere recuperate, un monitoraggio che non si è ancora concluso e che per il momento si ferma a quota 266. L’8 per cento dei poli produttivi abbandonati si trova in provincia di Lodi, il 48 in quella di Milano, il 32 a in quella di Varese e l’11 a Monza Brianza. La destinazione prevalente delle aree dismesse (76 per cento) era industriale o artigianale, seguita da quella agricola zootecnica (9 per cento). «Lo studio è ancora in fase di completamento - spiega l’assessore all’urbanistica di palazzo San Cristoforo, Nancy Capezzera -, poi tutti i dati saranno messi a sistema. L’obiettivo è quello di evitare il consumo di suolo, mettendo in campo incentivi e sgravi fiscali per coloro che vogliono investire. La politica della Provincia sarà quella di evitare che gli stessi interventi si moltiplichino a macchia di leopardo, piuttosto si cercherà di intervenire per settore. Per esempio, non ha senso che la logistica si sviluppi a caso, gli insediamenti devono essere valutati in base alla posizione, che deve essere vicino a determinati svincoli stradali. Inoltre - conclude l’assessore -, la logistica non è l’unico investimento che il nostro territorio deve attirare, ci sono l’industria e l’artigianato. Queste 21 aree dovranno essere bonificate, riconvertite e recuperate».
Il problema delle infrastrutture non sarà affatto secondario, le aziende che si insedieranno sul territorio avranno bisogno di servizi efficienti e a portata di mano. L’argomento è già stata affrontato in pubblico dal segretario della Confartigianato, Vittorio Boselli, il quale sia augura che le istituzioni non diventino un freno allo sviluppo. «Siamo convinti che il riutilizzo delle aree dismesse presenti nel Lodigiano sia cruciale per lo sviluppo economico e per il recupero dei livelli di occupazione che, soprattutto nell’industria, la crisi ha gravemente ridotto - afferma Boselli -. La valorizzazione di queste aree da un lato permette di non consumare altro territorio verde, dall’altro lato deve costituire un elemento di forte richiamo per investitori interni ed esterni al Lodigiano. La condizione è di trovare anzitutto una forte coesione tra tutti gli attori in gioco: istituzioni, associazioni di categoria, forze sindacali. Inoltre, si tratta di riuscire a collocare competitivamente queste aree nel più ampio mercato regionale e nazionale: da questo punto di vista sarà determinante la capacità della pubblica amministrazione, responsabile dei procedimenti autorizzativi, di essere un soggetto facilitatore e non di freno». A questo proposito, l’associazione di categoria ha organizzato una tavola rotonda per approfondire il tema della aree dismesse. L’appuntamento si terrà lunedì 30 novembre, in occasione della quinta edizione del premio Bruno Lenta. Nel corso della serata interverranno, oltre all’assessore Capezzera, il presidente della Commissione attività produttive, Andrea Gibelli, il presidente della commissione ambiente in Provincia, Alfredo Ferrari, il sindaco di Somaglia, Piergiuseppe Medaglia, e Mario Uccellini, segretario provinciale della Cisl.
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