FATTI E PAROLE

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lunedì 15 febbraio 2010

Oggi su «Fatti e Parole»

A pagina 2:
Basta battutacce da bar a tarda ora. Una lettera aperta al presidente del consiglio tratta da la Repubblica. (leggi)
Una babele violenta e multietnica. Un articolo sulla rivolta degli immigrati a Milano tratto da l'Unità. (leggi)
Il video della rivolta in viale Padova. (vedi)
A pagina 5:
Vita e dignità, di Savino Pezzotta. La proposta di proprie riflessioni in un articolo scritto un anno fa sul caso di Eluana Englaro. (leggi)

venerdì 12 febbraio 2010

TERREMOTO HAITI:

Ancora irrisolto il problema dell'accoglienza dei bambini
Ad un mese dal terremoto di Haiti, “diventano sempre più definiti i contorni della crisi umanitaria: 217mila morti, 300mila feriti, un milione di senza tetto, quasi 350mila minori alloggiati in centri d’emergenza. Ancora non si sa quanti di loro siano orfani. Rimane irrisolto il problema dell’accoglienza di questi bambini”. A puntare ancora una volta l'attenzione sul dramma dei bambini soli dopo il terremoto è l'Associazione Amici dei bambini. “A Belviù – aggiungono all'Aibi -, una delle tante baraccopoli della capitale, sono stati creati gruppi di assistenza per le donne incinta e per i bambini”. Intanto, gli aiuti, malgrado le difficoltà organizzative delle prime settimane, continuano ad arrivare. In appena due giorni, la Caritas ha distribuito oltre tremila kit per la costruzione di alloggi temporanei a Petionville. Comunque, “il problema principale è la mancanza di tende. Ce ne vorrebbero almeno altre centomila per alloggiare gli sfollati, ma lo Stato non ha i sessanta milioni necessari. In troppi dormono per la strada. E la stagione delle piogge sta per arrivare. Per curare una quarantina di bambini disabili la Croce Rossa Italiana ha organizzato il loro trasferimento in Italia”.

giovedì 11 febbraio 2010

La logica dell’emergenza

Ottima macchina ma non «bacchetta magica»
L’ultima a rivolgersi a lui per un aiuto, due giorni fa, è stata la presidente del XVII municipio di Roma, quartiere Prati. Per chiedergli che la Protezione civile realizzi un asilo nido provvisorio in legno. Quasi uno «stato d’emergenza prima infanzia». Sarebbe l’ennesimo per Guido "Pensaci tu" Bertolaso. L’uomo delle emergenze per eccellenza, quelle drammatiche, molto reali, dal terremoto del Molise a quello dell’Aquila, dalle alluvioni alle frane, dagli incendi estivi alle autostrade bloccate dalla neve.

Chiamato anche a risolvere quelle croniche come il quindicennale scandalo rifiuti in Campania o quelle nuove come gli sbarchi di immigrati sulle coste di Lampedusa. O anche quelle, un po’ meno reali, delle epidemie di Sars, aviaria e influenza suina. E poi ancora crolli, slavine, inquinamenti e quant’altro la natura o l’uomo possono scatenare. Con l’identica filosofia. Una scelta di vita. «Mi sono sempre definito un servitore dello Stato e, come sempre, rimango a disposizione del mio Paese», ha commentato ieri l’arrivo dell’avviso di garanzia dalla procura di Firenze per un’inchiesta che riguarderebbe gli appalti per il G8, i mondiali di nuoto e le manifestazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia. Ma la definizione è riduttiva.

Bertolaso per tanti in Italia ha la bacchetta magica, "è" la bacchetta magica. Per risolvere un mucchio di problemi. Quelli grandi, per i quali nacque tanti anni fa la Protezione civile, battezzata da Giuseppe Zamberletti. Ma poi, via via, anche quelli più piccoli, quasi ordinari. «Guido pensaci tu». Quante volte se lo è sentito ripetere. Da sindaci, governatori e ministri di tutti i colori. Lo abbiamo così visto piangere sulle bare dei piccoli di San Giuliano o subire quasi un linciaggio nella piazza di Ariano Irpino sul fronte della "monnezza" campana. E doversi occupare dell’autodromo di Imola o dei mondiali di ciclismo di Varese.

A molti ha fatto veramente comodo, lo stato d’emergenza invece dell’ordinaria amministrazione. Lui, per la verità, non era troppo convinto. Ben cosciente che quella «bacchetta magica» cominciava a essere richiesta un po’ fuori luogo. «Ma se mi chiedono di intervenire come faccio a non farlo?», continua a ripetere. E così la «bacchetta magica» – in realtà solo un’ottima macchina – ha cominciato a essere strausata, sfruttata, anche a sproposito. Bertolaso è sempre stato orgoglioso, e non si è mai stancato di ripeterlo, del suo esercito multicolore, quello delle mille divise dei Vigili del Fuoco, delle Misericordie, della Croce Rossa, dei tanti gruppi di volontariato che rendono bella questa Italia. Quelli che si sporcano le mani tra fango e macerie. Aiuti rapidi ed efficienti ma anche prevenzione (come dimenticare il piano per mettere in sicurezza la scuole...). Una macchina apparentemente perfetta, fatta di cuore e organizzazione, invidiata all’estero, capace anche di dare il meglio di sé sul fronte dello tsunami d’Asia o per i bambini di Beslan.

Ma tutto questo cosa c’entra con gli appalti, con gli alberghi di lusso della Maddalena, con le piscine di Roma? E, probabilmente, cosa c’entra con la Spa in discussione, forse troppo in fretta, in questi giorni in Parlamento? Perché caricare di tutto ciò la Protezione civile e il suo capo? Lo chiedevano ieri due persone che lo conoscono bene, per averci collaborato a lungo, come Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore e Ermete Realacci, leader storico di Legambiente. Appalti e grandi eventi, rinfreschi e vip internazionali, sono inoltre una forte tentazione per chi «servitore dello Stato» non ci si sente e, magari, pensa ai propri affari. Più volte, come Bertolaso stesso ha denunciato, a tipi così la Protezione civile ha dovuto far argine. Forse stavolta non abbastanza. Vedremo.

Noi ovviamente speriamo che sia presto chiarito che la presunta «bacchetta magica» è pulita. Che la «macchina perfetta» non ha inglobato pezzi storti e cattivi (e che questi non ne hanno guastati di buoni). Noi al fango degli affaristi continuiamo a preferire quello combattuto e vinto dagli stivaloni dei volontari.
(Avvenire-Antonio Maria Mira)

martedì 9 febbraio 2010

Polemiche di stampa

Comunicato della Santa Sede
La Segreteria di Stato della Santa Sede interviene sulle ricostruzioni apparse sui giornali circa le vicende connesse con le dimissioni dell'ex direttore di Avvenire e la presunta implicazione nella vicenda del direttore de L’Osservatore Romano: «È una campagna diffamatoria che coinvolge lo stesso Pontefice: queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento». Pubblichiamo il testo integrale del comunicato.

«Dal 23 gennaio si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano "Avvenire", con l’evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de "L’Osservatore Romano", arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento.

In particolare, è falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore de "L’Osservatore Romano" abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di "Avvenire"; è falso che il direttore de "L’Osservatore Romano" abbia dato – o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo – informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate.

Appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili – ripetute sui media con una consonanza davvero singolare – che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l’intento di attribuire al direttore de "L’Osservatore Romano", in modo gratuito e calunnioso, un’azione immotivata, irragionevole e malvagia. Ciò sta dando luogo a una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice.

Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato, deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perché chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia.

dal Vaticano, 9 febbraio 2010

“UNA DI NOI”

ELUANA ENGLARO: a un anno dalla morte
Pubblichiamo il commento che Domenico Delle Foglie, portavoce di Scienza&Vita ha rilasciato nel primo anniversario della morte di Eluana Englaro.
Un anno fa, alle 19.35 del 9 febbraio, moriva a Udine una di noi: Eluana Englaro. Sì, Eluana era diventata una di noi. Una ragazza vittima di un gravissimo incidente stradale, rimasta in stato vegetativo persistente in una casa di cura di Lecco dove è stata accudita amorevolmente per tanti anni, con assoluta e disinteressata generosità, dalle suore misericordine. Una giovane donna per la quale il padre, con lucida determinazione, ha chiesto e ottenuto dalla magistratura italiana un decreto per la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione. Per noi, divenuti suoi “amici”, in ogni angolo d’Italia, più semplicemente le venivano tolti l’acqua e il cibo, il poco che le serviva per continuare a vivere. Quando la notizia della morte di Eluana si propagò come un fulmine, a Udine c’era chi sostava in preghiera dinanzi alla casa di cura “La Quiete” dov’era ricoverata per quella che, a tutti gli effetti, si configurava come una forma di eutanasia passiva. La notizia fu un colpo al cuore e cadde nel silenzio sgomento di chi si sentiva sconfitto: una vita era stata spenta per decreto. Era la prima volta che accadeva nella storia repubblicana. Il sapore della sconfitta, dopo mesi e mesi di mobilitazione in favore di Eluana, era tangibile. Eppure, proprio da quelle ore terribili, in cui tutto sembrava perduto, è scaturita una forte azione comunitaria che ha portato l’intero laicato cattolico italiano a riflettere, mediante la campagna “Liberi per vivere”, sul valore della vita, soprattutto nella sua fase finale e in condizione di estrema fragilità. Oggi, a distanza di un anno, il mondo cattolico italiano ha forse maturato una maggiore sensibilità e avvertenza sul tema del fine vita, ma le insidie sono tante. Forte è la tentazione di dimenticare, di illudersi che una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento possa fare chiarezza definitiva sulla fase finale della vita, soprattutto quando una malattia viene ad abbreviare i giorni. Ma ciò che si sta verificando in queste ore è già un presagio di quanto accadrà il 9 febbraio. Le parole di Beppino Englaro, purtroppo, non lasciano scampo. Eluana non può riposare in pace: è destinata a diventare un’icona dell’autodeterminazione assoluta, anzi l’eroina del diritto di morire, presunta nuova frontiera dei diritti civili. Noi, invece, ricordiamo Eluana come una giovane donna che avrebbe potuto continuare a vivere, chissà per quanto tempo ancora, solo che il padre l’avesse lasciata nelle mani misericordiose delle suore di Lecco. Aspettando così che la vita e la morte avessero il loro corso naturale. Quanto basta per concludere, con sofferenza, che l’Italia e gli italiani non possono avere una memoria condivisa di Eluana. Un’altra offesa, purtroppo, per quella povera ragazza. Un’altra occasione bruciata in nome dell’ideologia della dolce morte.

sabato 6 febbraio 2010

PERMESSO A PUNTI:

MONS. PEREGO (MIGRANTES), “EFFICACE SOLO SE FAVORISCE INTEGRAZIONE”
La proposta “non è nuova ed era stata lanciata nell’autunno del 2008, all’interno della discussione sulla legge sulla sicurezza. Lo strumento del permesso di soggiorno a punti risulta essere uno strumento efficace solo dentro una politica dell’integrazione”. E’ quanto afferma al SIR mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, commentando la proposta del permesso di soggiorno a punti per gli immigrati. Nei Paesi in cui è stato sperimentato (Germania, Canada, Svizzera, Australia…) è stato “efficace” solo perché nato – spiega mons. Perego - “dentro una politica che favoriva il permesso di soggiorno in tempi brevi e certi”, una politica scolastica che “favoriva sia i lavoratori che gli studenti”. Serve allora una nuova legge sulla cittadinanza, che “passi dal jus sanguinis al jus soli”, che “aiuti la partecipazione politica e sociale” e una politica che “favorisca i ricongiungimenti familiari” e “la tutela della sicurezza sul lavoro con risorse certe”. Per il direttore della Migrantes occorre “distinguere tra le persone che iniziano un cammino di stabilizzazione nel nostro Paese e coloro che sono temporaneamente e precariamente presenti sul territorio, oltre che tra i diversi tipi di lavoratori”.

ANNIVERSARIO

L’otto febbraio è il 164° anniversario della morte di un illustre lodigiano, Agostino Bassi, naturalista e botanico pioniere della moderna batteriologia, a cui la città di Lodi ha intitolato il famoso Istituto per geometri e ragionieri.
Ma chi era Agostino Bassi.
Nacque a Mairago, nei pressi di Lodi, il 25 settembre 1773 da Rosa Sommariva e Onorato Bassi, un ricco proprietario terriero. Aveva un fratello gemello, Giovanni Francesco.
Nonostante la sua particolare passione per la biologia il padre non volle fargli seguire studi in tal senso desiderando che si occupasse della proprietà di famiglia, diventando un funzionario dell'impero asburgico. Per questo si laureò in giurisprudenza, tuttavia nel corso della sua vita coltivò la sua reale passione dedicandosi a studi di medicina, biologia e patologia animale e vegetale, dando in ciascun campo importanti contributi. Infatti, già all'Università di Pavia, che frequentò come alunno del Collegio Ghislieri, durante i sui studi in giurisprudenza, seguiva parallelamente anche corsi di fisica, chimica e medicina tenuti da docenti come Volta, Scarpa, Rasori e Spallanzani. Di quest'ultimo seguì le lezioni fino alla sua morte.
Nel 1802 venne chiamato a far parte della delegazione del Dipartimento dell'Adda ai comizi di Lione nei quelli fu approvata la costituzione della Repubblica Italiana
Dopo lunghe ricerche sul calcino o moscardino, malattia del baco da seta, che partirono nel 1807 e lo occuparono per circa 25 anni, nel 1835 dimostrò che tale patologia è causata da un parassita microscopico che si trasmette per contatto e tramite cibo infetto. I risultati delle sue ricerche furono pubblicati nell'opera intitolata Del mal del segno, calcinaccio o moscardino. Questa opera, per la sua importanza nella lotta alla malattia che aveva arrecato notevoli danni alla produzione della seta e il conseguente risvolto economico nell'industria della seta, fu tradotta in francese e distribuita in tutta Europa.
Partendo da questa importante scoperta il Bassi teorizzò che tutte le patologie contagiose animali e vegetali sono causate da parassiti, come spiegò nel suo scritto dal titolo Del contagio in generale (1844), precorrendo la teoria del contagio, in cui dimostrò che l'agente eziologico della malattia è un fungo microscopico (al quale Balsamo-Crivelli diede in suo onore il nome di Botrytis bassiana) la quale, ripresa e sviluppata da Pasteur, rappresenta la base della patologia moderna.
Svolse anche grande opera di prevenzione, prescrivendo i metodi per eliminare la malattia del baco da seta, con notevole successo. Fu anche l'autore di un lavoro sulla coltivazione delle patate, sul formaggio, sulla vinificazione, sulla lebbra e sul colera.
Per l'importanza dei suoi studi la Francia gli riconobbe il titolo di Cavaliere della Legion d'Onore. Morì a Lodi l'8 febbraio del 1856. La sua tomba si trova nella chiesa romanica di San Francesco, in Piazza Ospitale, a Lodi.

venerdì 5 febbraio 2010

Maroni: permesso a punti per gli immigrati

Il governo sta per varare il permesso di soggiorno a punti. E intanto impugna la legge della regione Puglia che prevede norme per l’accoglienza, la convivenza e l’integrazione degli immigrati nella regione (nella parte in cui estende una serie di interventi agli immigrati presenti a qualunque titolo sul territorio pugliese, «quindi anche gli irregolari e i clandestini»).
Via libera dunque al permesso di soggiorno a punti. Andrà presto in Consiglio dei ministri un decreto in base al quale i nuovi richiedenti di permesso di soggiorno dovranno sottoscrivere un accordo per l’integrazione con una serie di doveri da adempiere, tra i quali la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, la conoscenza della Costituzione, come prevede l’intesa raggiunta ieri dai ministri dell’Interno e del Welfare, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi.
In due anni l’immigrato deve raggiungere 30 punti che gli vengono assegnati attraverso "esami" di lingua, di formazione civica. Se commette reati i punti gli vengono tolti. Se dopo i due anni, non raggiunge i 30 punti, l’immigrato ha un altro anno di tempo per arrivare al punteggio richiesto. Dopo, se sarà rimasto ancora sotto i 30, scatterà l’espulsione.
«È la legge sulla sicurezza – ha spiegato Maroni – che parla di specifici obiettivi da raggiungere (come la conoscenza della lingua italiana) nel giro di due anni con una valutazione da parte degli Sportelli unici per l’immigrazione». Se gli obiettivi sono raggiunti viene concesso il permesso di soggiorno, «altrimenti ci sarà l’espulsione». È un sistema, ha aggiunto il ministro, «per garantire l’integrazione: io ti suggerisco le cose da fare per integrarti nella comunità. Se le fai ti do il permesso di soggiorno, se non le fai significa che non vuoi integrarti». E per gli eventuali corsi di lingua e altro, ha assicurato Maroni, «non chiederemo soldi agli immigrati, faremo tutto noi, anche per garantire standard uniformi in tutte le province e aver tutto sotto controllo».

Commenti molto duri del Pd: «Adesso le follie legislative dei mesi scorsi cominciano a dispiegare i loro incredibili effetti. Essere straniero in Italia vuol dire essere soggetto ad una scandalosa lotteria sociale i cui giudici imbrogliano in partenza. Siamo il paese più xenofobo d’Europa. Bel risultato, complimenti a Maroni e a Sacconi», dice il capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera, Gianclaudio Bressa. E aggiunge Livia Turco, responsabile Immigrazione del Pd: «Il permesso di soggiorno a punti rappresenterà le forche caudine che ostacoleranno l’integrazione e favoriranno l’irregolarità».
(Avvenire)

mercoledì 3 febbraio 2010

Il Consiglio Regionale vota sì al collegato: 50 milioni per i piccoli Comuni

I Comuni lombardi fino a cinque mila abitanti potranno beneficiare, nel 2010, di contributi regionali che vanno da 20 mila a 400 mila euro. In totale le Amministrazioni locali che potranno beneficiare di questi contributi, in tutto 50 milioni di euro, sono 1.093. È quanto ha stabilito ieri il Consiglio regionale con l’approvazione del “ collegato 2010”, una legge definita “ omnibus”, con la quale si modificano alcune normative in vigore. Il provvedimento, che istituisce anche la giornata della memoria regionale per le vittime della strada, ha ottenuto il via libera dall’aula con 42 voti a favore e 10 contrari, tra cui quelli di gran parte dell’opposizione, come Pd e Centro- Sinistra per la Lombardia. Insieme al Collegato 2010, l’aula ha approvato anche due ordini del giorno.
Il primo a firma Marco Cipriano ( Sd) e Fabrizio Cecchetti ( Lega Nord). Chiede alla giunta di valorizzare la figura del donatore di sangue. Il secondo, sottoscritto dai consiglieri regionali della Lega Nord, impegna l’esecutivo a consentire la caccia anche con piccole imbarcazioni a trazione esclusivamente manuale ( caccia dal barchino).
(Avvenire - Davide Re)

giovedì 28 gennaio 2010

I canti della merla lungo l’Adda
Fedeli alla tradizione ritornano nella Bassa sulle sponde dell’Adda, a Crotta d’Adda (Cr), Maccastorna (Lo) e Meleti i «canti della merla» che nella cultura contadina padana servivano a salvaguardare dal gelo gli ultimi giorni di gennaio, propiziando fertilità alla terra e salute alle famiglie. In queste sere, al chiarore dei falò, si alternano i cori da una riva all’altra del fiume con canti e balli con assaggio di leccornie e sventolio di colombe bianche di cartapesta, a ricordo della leggenda di una merla bianca infreddolita ricoveratasi con i piccoli nel camino di un cascinale e uscita nera per la fuliggine.
SEQUESTRI DI BENI E SUPERFATTURATO DEI CLAN
L’intelligenza «civile» contro quella mafiosa
È davvero uno "strano" Paese quello in cui, nello stesso giorno, si scopre che la "mafia spa" è la prima azienda italiana con i suoi 135 miliardi di euro di fatturato e contemporaneamente vengono sequestrati beni per 550 milioni di euro al "cassiere" del boss siciliano Matteo Messina Denaro. Sì, uno "strano" Paese, colmo di contraddizioni e di sorprese, sempre difficile da catalogare, ma che non merita di essere definito "mafioso".

Le due notizie, entrambe importantissime, ci restituiscono la consapevolezza di un Paese vivo che conosce i suoi mali e forse ha trovato la strada giusta per guarirli, senza mai perdere di vista la complessità dell’impresa. Proviamo a leggere i fatti. Innanzitutto la rinnovata capacità di decifrare il fenomeno mafioso e di metterlo a nudo.

Lo sforzo messo in campo dalla Confesercenti con il rapporto Sos Impresa dal titolo "Le mani della criminalità sulle imprese" è la testimonianza tangibile che le intelligenze positive sono all’opera e che la mafia non può pensare di operare nell’ombra. Quando agli inizi degli anni Novanta, Mario Centorrino, Enzo Fantò e altri intellettuali meridionali posero il problema della cosiddetta "mafia imprenditrice", molti analisti furono colti di sorpresa. Poi l’evidenza dei fatti, la manifesta capacità mafiosa di allocare le "sue" risorse, il costante lambire e corteggiare il mondo della finanza, la crescita esponenziale delle inchieste di mafia in tutti i territori (compresi quelli non "canonicamente" sotto ricatto) hanno offerto elementi di certezza.

Ora, l’intelligenza mafiosa, che è sempre bene non associare semplicisticamente al volto e alle dita nodose del vecchio capomafia, sa di dover fare i conti con un’altra intelligenza. Quella "civile" di chi sa fare i conti in tasca alla criminalità, sino al punto di valutare l’utile della "mafia spa" attorno ai 70 miliardi di euro, al netto di investimenti e accantonamenti. Una cifra sconvolgente: non c’è alcuna attività legale e pulita che possa garantire un margine di quelle dimensioni, pari cioè al 50% del fatturato. Un dato davvero allarmante che testimonia l’efficacia del sistema economico mafioso, nel quale la prima voce è costituita ovviamente dalle droghe, con 60 miliardi di fatturato.

Ma poi ci sono la filiera agroalimentare, gli appalti pubblici, i settori immobiliare e finanziario, con un posto di rilievo per il "pizzo" e l’usura. Questa straordinaria capacità di analisi e di descrizione rafforza il secondo polo del nostro ragionamento: non bisogna fare neanche un mezzo passo indietro nella scelta di colpire i capitali mafiosi. Il colpaccio portato a segno in Sicilia e che ha oggettivamente indebolito il superboss latitante Matteo Messina Denaro è solo l’ultimo dei maxisequestri. La strada è giusta, anche se bisogna essere ben consapevoli che la reazione mafiosa non tarderà e che dunque lo Stato non può permettersi di abbassare la guardia.

Non sappiamo quale sarà la goccia che farà traboccare il vaso per i capimafia, ma questo è il momento di far capire che si è aperta una stagione nuova. E che lo Stato vuole giocarsi la partita senza paura e sino in fondo. Del resto, basta considerare come la mafia stia risalendo inesorabilmente lo Stivale per capire che non le si può cedere il passo. I sequestri di beni mafiosi sono concentrati al 90 per cento al Centro-Sud, ma la Borsa è a Milano. Italia avvisata, mezza salvata.
(Avvenire -Domenico Delle Foglie)
Bettino, Nichi, Emma e un illogico legame
Coalizioni e legittimità democratica
C’ è qualcosa in comune fra Bettino Craxi, Nichi Vendola ed Emma Bonino, a parte l’appartenenza al genere umano e lo svolgimento per professione dell’attività politica? La domanda può apparire paradossale, incrociando l’attualità delle faide interne al centrosinistra con un noto personaggio del recente passato italiano, oggi in via di dibattuta riabilitazione. Ma a essa vi è una risposta positiva che sottolinea una anomalia italiana che ha le sue radici negli anni Ottanta e che si è sorprendentemente trasmessa alla cosiddetta Seconda Repubblica.
Contrariamente a quanto molti credono, il bipartitismo non è la regola dei sistemi politici contemporanei. Esso è, anzi, in crisi proprio in quei
sistemi Westminster
(Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda) di cui è stato un tratto caratterizzante per buona parte del Novecento. È invece un dato comune la formazione di coalizioni fra partiti che aspirano a governare assieme, sia che tali coalizioni si formino prima sia che nascano dopo le elezioni. E in una coalizione, si pone, fra gli altri, il problema di individuare chi dovrà guidarla. Al riguardo vi è una regola che trova applicazione quasi universale: quella secondo cui il leader della coalizione di governo è espresso dal partito principale di essa. Cosí, in Germania, Angela Merkel guida una coalizione con i liberali perché il suo partito ha ottenuto il 33% contro il 15 della Fdp, così come guidava la precedente 'Grande coalizione' perché nel 2005 i due partiti democristiani avevano preceduto di mezzo punto la Spd di Schröder.
Esempi simili si possono trovare nei Paesi scandinavi, in Ungheria, in Scozia e in Catalogna, per citare esempi tanto di Stati sovrani che di enti simili alle nostre Regioni.
A lungo questa è stata la regola anche in Italia: dal 1945 al 1981 i presidenti del Consiglio furono democristiani nonostante che la Dc non avesse (salvo che nella I legislatura) i numeri per governare da sola. Ma era il 'partito di maggioranza relativa' e gli alleati – che pure utilizzavano il potere di veto su questo o quel leader democristiano – non contestavano che la presidenza andasse alla Dc. La regola saltò negli anni Ottanta, dapprima con Spadolini (1981-82), poi con Craxi (1983-87) e con Giuliano Amato (1992-93). Fu il leader socialista a teorizzare l’«alternanza» alla guida del governo fra dc e socialisti, in base all’idea che essa avrebbe dovuto surrogare l’alternativa fra moderati e sinistre, ritenuta impraticabile per il ruolo del Pci.
Ma con l’alternanza craxiana si incrinava il nesso fra consenso, potere e responsabilità che caratterizza le democrazie rappresentative: i socialisti acquisivano un potere politico sproporzionato al consenso e forse sta qui una delle ragioni dell’impopolaritá che li travolse all’inizio dello scorso decennio. Il loro potere non era percepito come democraticamente fondato e quindi come revocabile in forme democratiche.
Dalla Prima Repubblica il costume di attribuire la guida del governo a un esponente di un partito minore si è trasferito alla seconda. Il caso di Romano Prodi, leader vittorioso nel 1996 e nel 2006, nonostante non fosse espressione del principale partito della coalizione (Pds poi Ds), può in fondo essere inquadrato in questa logica, così come le ragioni di questo fenomeno vanno individuate nei residui problemi di legittimazione del partito erede della tradizione comunista. Al tempo stesso, però, vi era una differenza con gli anni Ottanta: la coalizione da mero «accordo» era divenuta un «soggetto», con un proprio leader e un programma, distinto dai partiti, anche se debole.
Oggi Bonino e Vendola impongono – in modi diversi – dall’esterno al Pd le loro ambizioni di leadership in due grandi regioni italiane, in una fase in cui non esistono piú le coalizioni-soggetto degli anni 1994¬2008. La legittimità democratica – e la plausibilità logica – di questo tipo di operazioni si prestano a forti dubbi. Al tempo stesso tutto ciò è la punta dell’iceberg di una crisi. Quella del Pd, che appare ormai un personaggio in cerca d’autore.
(Avvenire - Marco Olivetti)
Consiglio regionale
Problema dislessia, arriva norma ad hoc
Dislessia, nuova ricetta dal Consiglio regionale, che ieri ha votato un provvedimento che con¬tiene disposizioni in favore dei soggetti affetti da disturbi di apprendimento. Il testo, sintesi di tre di¬stinte proposte formulate sia da maggioranza sia dal¬l’opposizione, è stato approvato all’unanimità. Obietti¬vo del provvedimento è garantire la presenza di sogget¬ti affetti da dislessia, disortografia e discalculia nella scuola, nel lavoro, nella forma¬zione professionale «e in ogni altro contesto nel quale si svi¬luppi e si realizzi la persona». Insomma l’idea è di dare un’oc¬casione in più. Il testo prevede infatti che per i soggetti affetti da disturbi specifici di appren¬dimento la Regione garantisca pari opportunità sia nei bandi di concorso che durante le pro¬ve, anche attraverso appositi strumenti tecnologici. «Nelle classi elementari – ha sottoli¬neato il consigliere del Pd, Francesco Prina, tra i pro-motori dell’iniziativa – si registrano almeno un caso o due ogni anno di soggetti affetti da dislessia. È quindi importante diagnosticare in modo precoce e tempesti¬vo questa patologia, permettendo a chi ne è affetto di fare passi avanti verso il miglioramento o la guarigione totale». Soddisfatti anche il presidente della commis¬sione Sanità Pietro Macconi (Pdl) e Maria Grazia Fabri¬zio (Centro-sinistra per la Lombardia). «Con questa leg¬ge – ha detto Fabrizio –, da una parte, non si derubrica la dislessia come handicap e dall’altra si persegue la stra¬da delle pari opportunità permettendo ai bambini e ra¬gazzi che ne sono affetti di avere le stesse possibilità di tutti gli altri». Anche il consigliere Alessandro Cè (Cri¬stiani e Federalisti), ex assessore leghista alla Sanità, ha giudicato «positiva» la legge, anche se ha considerato troppo scarse le risorse contenute nella norma finan¬ziaria del provvedimento.
Interventi per l’inserimento Voto bipartisan dell’Aula, ma l’ex assessore alla Sanità Cè avvisa: Poche le risorse»
(Avvenire- Davide Re)
Cani pericolosi, ora ci vuole il patentino

A spasso con il proprio cane con patentino contro le aggressioni e le morsicature, a volte leta¬li. È infatti entrato in vigore, con la pubblicazione in Gaz¬zetta Ufficiale, il decreto che istituisce i corsi di formazio¬ne obbligatori per chi possie¬de un cane “problematico” o a “rischio elevato”, e facolta¬tivi, ma consigliati, per tutti gli altri proprietari. « Una straordinaria occasione - ha detto il sottosegretario alla Sa¬lute, Francesca Martini, arte¬fice del provvedimento - di acquisire informazioni sul proprio animale e giungere ad un effettivo possesso respon¬sabile » . Il decreto sul patentino per i possessori di cani, stabilisce in particolare i criteri e le linee guida per la programmazione dei percorsi formativi volti a fornire nozioni sulla normati¬va vigente e sulle caratteristiche fi¬siologiche ed eto¬logiche del cane in modo da indi¬rizzare il proprie¬tario verso il pos¬sesso responsabi-le. I corsi saranno organizzati dai comuni a li¬vello locale. Il provvedimento dispone che i Comuni, con¬giuntamente con le aziende sanitarie locali, per l’organiz¬zazione di questi corsi possa¬no avvalersi, oltre che della collaborazione degli ordini professionali dei medici vete¬rinari, delle facoltà di medici¬na veterinaria, delle associa¬zioni veterinarie e di prote¬zione degli animali, anche della collabora¬zione di educato¬ri cinofili di com¬provata espe¬rienza.
«Considero fon¬damentale il fat¬to che finalmente i percorsi forma¬tivi per i proprietari di cani ¬ha sottolineato ancora Marti¬ni - possano entrare a regime. Costituiscono una straordi¬naria occasione per acquisire informazioni sul proprio ani¬male e giungere ad un pos¬sesso cosciente. La cono¬scenza delle leggi in vigore e il principio della responsabi¬lità rappresentano un pilastro fondamentale per migliorare la civile convivenza nel nostro Paese » .
Per la presidente dell’Ente na¬zionale protezione animali ( Enpa), Carla Rocchi, « i pro-prietari di cani avranno un aiuto fondamentale per im¬postare nel migliore dei modi il rapporto con i loro animali evitando allo stesso modo la demonizzazione di alcune razze » .
Negativo il giudizio del Coda¬cons: « Patentino obbligatorio solo dopo che il cane ha già sbranato » .
Per i padroni di alcune razze, resi obbligatori percorsi formativi
«Sei stato candidato» Racconti e consigli per chi cerca lavoro
InfoJobs.it, società di recruitment online , lancia una nuova iniziativa tramite il sito Sei Stato Candidato, un progetto rivolto agli utenti che hanno sostenuto un colloquio di lavoro. All’indirizzo www.seistatocandidato.it si potranno descrivere le proprie esperienze vissute durante la ricerca di un lavoro, raccontando le domande più strane o le situazioni più insolite affrontate durante il colloquio di selezione. Obiettivo del progetto lanciato da InfoJobs.it è quello di aprire un dialogo con i candidati. Sul sito gli utenti potranno pubblicare anche le 'domande più strane' a cui hanno dovuto rispondere e consigli utili basati sulla propria esperienza personale. I contenuti migliori verranno selezionati e pubblicati in un libro-guida, che sarà poi disponibile gratuitamente sul sito.
Milano si ferma causa smog.
Formigoni: “Non siamo baluba”
Domenica prossima circolano solo auto a impatto zero (gpl, metano elettriche)
Milano “ferma” causa inquinamento. Dalle 10.00 alle 18.00 di domenica prossima sarà vietata infatti la circolazione delle auto private, salvo quelle a impatto zero (gpl, metano, elettriche). Questa la decisione emersa dal vertice contro l'emergenza inquinamento a cui hanno partecipato il presidente di Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il sindaco Letizia Moratti e l'assessore provinciale ai Trasporti, Giovanni De Nicola.

Ci si augura che l’iniziativa sia sufficiente. Se però l'emergenza smog dovesse continuare, il piano messo a punto da Regione, Provincia e Comune, prevede altre iniziative tra le quali un ampliamento dell'Ecopass nel centro cittadino per i veicoli diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato (oggi esentati dal pagamento). Il provvedimento scatterà nel caso in cui i limiti di Pm10 dovessero essere sforati per 20 giorni consecutivi e verrà ritirato dopo tre giorni di rientro dei valori inquinanti.

“Milano e la Lombardia non sono la maglia nera dell'inquinamento, né in Italia né in Europa", ha commentato il governatore Roberto Formigoni, il quale ha voluto ricordare le "azioni strutturali" adottate in questi anni, che hanno favorito il miglioramento della qualità dell'aria e il ricambio del parco auto. "Non siamo i baluba (cioè sprovveduti) - ha detto con una espressione molto colorita - che non hanno incentivato il cambio delle auto". E al riguardo ha ricordato i 104 milioni di euro stanziati per la sostituzione delle auto private, a cui si aggiungono i 30 per il rinnovo delle caldaie.
(QE)

sabato 23 gennaio 2010

Inconveniente sul link diretto

Oggi abbiamo riscontrato degli inconvenienti a raggiungere il foglio Fatti e Parole attraverso il link diretto www.fattieparole.co.cc
Se il problema persisterà provvederemo a sostituirlo con altro dominio.
L'ultimo numero di Fatti e Parole è comunque sempre raggiungibile con questo link:
http://www.kerauniaware.com/zweb/ipb/fatti-e-parole.php

venerdì 15 gennaio 2010

Migliorata la homepage - archivio di Fatti e Parole

Da oggi è possibile accedere in maniera più semplice a tutti i numeri di Fatti e Parole finora pubblicati. Inoltre dai prossimi giorni la homepage sarà arricchita con apposite finestre che evidenziano gli argomenti più importanti trattati nel foglio e gli argomenti riguardanti Brembio. Inoltre vi sarà uno spazio che raccoglierà i commenti sugli articoli pubblicati o segnalazioni, osservazioni o quant'altro riguardanti il nostro paese.

giovedì 14 gennaio 2010

INFORMAZIONE ALTERNATIVA E OPPOSIZIONE SUL WEB

L’ultimatum di Google a Pechino dà ossigeno ai cyber-dissidenti
(Avvenire - Gerolamo Fazzini)
Che in Cina Internet sia sottoposto a un ferreo controllo non è una novità. Il punto è che, sino a ieri, i provider internazionali si erano arresi, in nome del business e del ' così fan tutti', al diktat del governo cinese che impone filtri sofisticatissimi per monitorare ( e nel caso, togliere di mezzo) i contenuti ritenuti inopportuni che viaggiano in Rete.
Ora la musica potrebbe cambiare.
Dopo aver denunciato attacchi di pirati informatici alle caselle e- mail di attivisti e dissidenti cinesi, Google infatti ha dichiarato che potrebbe chiudere il proprio sito in cinese e lasciare il Paese. L’annuncio segna un punto di svolta. Sempre che, ovviamente, alle parole seguano i fatti. Sarebbe la prima volta che una società straniera si oppone in modo così coraggioso alle autorità cinesi, che non tollerano intrusioni quando c’è di mezzo la ' sicurezza nazionale'.
I primi ad augurarselo sono gli attivisti per i diritti umani e i dissidenti cinesi e, insieme con loro, la parte più consapevole dell’opinione pubblica cinese. La Cina è oggi il Paese con il più alto numero di utenti di Internet; sempre di più il web viene usato come veicolo di ' informazione alternativa', se non di aperta opposizione. Ma tutto ciò non piace affatto ai mandarini di Pechino, spaventati dalla prospettiva di un flusso ingovernabile di e- mail, testi, immagini e filmati. Specie quando ci sono di mezzo argomenti tabù come Tienanmen, democrazia, libertà e via dicendo.
Ma proprio sul fronte del web si gioca la nuova battaglia per il cambiamento. È grazie a Internet che i 303 firmatari iniziali del manifesto del dissenso cinese, ' Carta 08', sono diventati quasi 10mila in poco tempo. È grazie al web che dal Tibet e dallo Xinjiang sono arrivate in Occidente informazioni e immagini, poco gradite al regime, delle proteste e delle repressioni dei mesi scorsi.
Presidiare uno spazio di libertà su Internet è, dunque, cruciale: il duro giro di vite imposto nei mesi precedenti e durante i Giochi olimpici lo ha confermato una volta di più. Questo spiega come mai lo scorso luglio un migliaio di persone si siano radunate a Pechino, per un’innovativa forma di protesta, promossa dall’artista ' controcorrente' Ai Weiwei. Noto per aver progettato il Nido d’uccello, lo stadio delle Olimpiadi di Pechino, Ai Weiwei è uno dei più attivi nella battaglia per la verità sul crollo delle scuole nel terremoto del Sichuan.
Ebbene, in risposta all’intento del governo cinese di installare su ogni computer un nuovo filtro di controllo, ha lanciato un boicottaggio simbolico di Internet.
Non è l’unico caso del genere. Nel 2007 fece rumore la decisione di una donna, Yu Ling, di denunciare Yahoo davanti a un tribunale americano, chiedendo i danni per la detenzione del marito, Wang Xiaoning, noto dissidente, arrestato grazie proprio alla collaborazione fra la multinazionale statunitense e il formidabile apparato della censura cinese.
È un fatto che il popolo dei cyber¬dissidenti cresce a vista d’occhio, pur pagando un prezzo alto per la sua voglia di libertà: Amnesty calcola che siano una sessantina i prigionieri di questa categoria ( più dei ' giornalisti scomodi' della carta stampata).
Qualche nome? Li Zhi, condannato a 8 anni di reclusione per aver criticato la corruzione di funzionari locali in gruppi di discussione su Internet; Xie Wanjun, che aveva tentato di fondare in Cina il partito democratico ( decisivo anche in questo caso il contributo di Yahoo). Il volto più noto è quello di Shi Tao, che sta scontando una condanna a ben 10 anni di carcere inflittagli nel 2005.
Amnesty lo ha adottato come ' prigioniero di coscienza'.
Se la scelta di Google farà scuola, il sacrificio di tutti costoro non sarà stato vano. E il popolo cinese potrà sperare in qualche spiraglio di libertà maggiore.

mercoledì 13 gennaio 2010

Eluana: per il gip di Udine è morta «improvvisamente»

(da Avvenire)
Archiviata l'indagine di omicidio volontario su Beppino Englaro e l'équipe sanitaria guidata da De Monte. Secondo il giudice il decesso di Eluana sarebbe seguito a pratiche «prudenti, scrupolose e trasparenti» e comunque sarebbe stato «improvvisa», e non legato alla sospensione di idratazione e nutrizione.
SECONDO NOI
Ma era vita. E «legittima»
Lo chiama «trattamento», il gip, ma si riferisce al cibo e all’acqua che Eluana riceveva ogni giorno per vivere. E sostiene che proseguire a darglielo – questo «sostegno vitale» – «non era legittimo». Perché? «Contrastava con la volontà espressa dai legali rappresentanti della paziente». Eluana non era una malata terminale, era una disabile, grave, gravissima, come migliaia e migliaia d’altri. Nati così o così diventati. Basterà la volontà di un «legale» rappresentante per deciderne la sorte come se la loro vita fosse una cosa o una casa? Nessuna legge lo afferma. Ma tutto è avvenuto «regolarmente», dice un altro giudice, impugnando un protocollo. E questo dovrebbe bastare. Eppure no, non basta: Eluana era vita, non attaccata a macchine né a farmaci. Spenta in quanto imperfetta.

DOPO L'INTERVENTO DI AUGIAS IL GIORNO DOPO SU RAI3 AVVENIRE SCRIVE


Augias chieda scusa
«Sarò molto brutale», ha scandito Corrado Augias durante la trasmissione che conduce all’ora di pranzo su Rai3 e che, ieri, aveva l’ambizione di spiegare «che cos’è la legge». E subito dopo s’è lanciato in questa tirata: «Un medico mi ha detto che se il signor Englaro invece di fare tutto questo putiferio, avesse mollato 100 euro alla monaca, la cosa si risolveva in pochi minuti...». La «cosa» è la vita di Eluana Englaro. I «100 euro» il prezzo della morte procurata della giovane donna.

La «monaca» una delle religiose Misericordine che – come madri e sorelle – hanno accudito la giovane disabile negli anni del suo stato vegetativo. Non è solo stato «molto brutale», Augias. È stato sprezzante e volgare. E per amor di polemica ha osato insultare – dalla tv di Stato – la dedizione delle suore di Lecco e di qualunque altra religiosa che si china sugli ammalati negli ospedali del nostro Paese. È intollerabile. Se non era questa la sua intenzione, lo dica chiaro. E, comunque, a ogni «monaca» chieda scusa.
(mt)